Strage sulle strade del mondo: il fine settimana nero in Asia e America Latina
Una serie di incidenti stradali in Bangladesh, India e Brasile riaccende l’allarme sulla sicurezza delle infrastrutture e l’urgenza di politiche globali per la mobilità sostenibile.

Un fine settimana di sangue ha segnato le strade di tre continenti, riaccendendo l’attenzione sulla crisi globale della sicurezza stradale. L’incidente più grave si è verificato in Brasile, sulla BR-116 nel municipio di Santa Terezinha, dove una collisione frontale tra un camion e un furgone ha causato almeno otto morti nel tardo pomeriggio di domenica. Non sono ancora chiare le cause dell’impatto, ma il tratto a carreggiata unica è noto per l’elevata incidentalità. Sempre in Brasile, nella regione di São Sebastião, una motocicletta si è scontrata con un’automobile sulla BR-251 provocando la morte dei due occupanti della due ruote e il ferimento di altri due. Il bilancio complessivo nel Paese sudamericano è di almeno dieci vittime in poche ore.\n\nIn Bangladesh, il fine settimana è stato altrettanto tragico. A Netrokona, un autobus della compagnia Mohua ha travolto un easybike — un risciò motorizzato a tre ruote — uccidendo una madre e le sue due figlie; il conducente del veicolo, Rohan Mia, è deceduto successivamente in ospedale, portando il totale a quattro. A Jessore, due amici in motocicletta, Rakib Hossain e Mehedi Hasan, sono morti contro un albero dopo aver perso il controllo del mezzo. A Natore, un camion ha schiacciato una moto con a bordo due giovani di diciotto anni, entrambi deceduti sul colpo. Infine, a Banskhali, un furgone carico di pesce si è scontrato con un’auto-risciò a CNG, uccidendo un uomo che rientrava al lavoro dopo le festività dell’Eid e ferendone altri tre.\n\nAnche in India il bilancio è pesante. Nel distretto di Chickballapur, sull’autostrada nazionale 44, un SUV lanciato ad alta velocità ha tamponato un autorisciò che trasportava braccianti agricoli di ritorno dal lavoro; l’impatto ha proiettato il tre ruote contro un autocarro che lo precedeva, schiacciandolo completamente. Cinque persone, tra cui quattro donne, hanno perso la vita e oltre dieci sono rimaste ferite, un episodio che riflette le condizioni precarie dei trasporti informali in molte aree rurali.\n\nLa sequenza di tragedie ripropone un dramma ben noto agli esperti di salute pubblica: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, gli incidenti stradali causano circa 1,19 milioni di morti all’anno, di cui oltre il 90% nei Paesi a basso e medio reddito. In Europa, e in particolare in Italia, le politiche di sicurezza — dai limiti di velocità all’obbligo delle cinture, fino alla progettazione di strade più indulgenti — hanno ridotto drasticamente il tasso di mortalità. L’Italia, con 5,2 morti ogni 100.000 abitanti, resta al di sopra della media nord-europea ma in costante miglioramento, mentre nazioni come il Bangladesh o l’India registrano tassi cinque volte superiori. Il divario è acuito dalla motorizzazione rapida e disordinata, dall’assenza di controlli efficaci e dalla promiscuità tra mezzi lenti e veloci sulle stesse carreggiate.\n\nDi fronte a questa strage silenziosa, la comunità internazionale ha rilanciato il Decennio d’azione per la sicurezza stradale 2021-2030, con l’obiettivo di dimezzare le vittime. Le strategie passano per la condivisione di competenze tecniche — l’Italia, con il suo patrimonio di ingegneria civile e gestione della mobilità, può giocare un ruolo di primo piano — ma anche per investimenti in infrastrutture e trasporto pubblico che solo un impegno coordinato tra governi, Banca mondiale e agenzie Onu può realizzare. I fatti di cronaca da Santa Terezinha e da Chickballapur non sono episodi isolati, ma sintomi di un’emergenza che interpella la coscienza globale.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
La stampa riporta numerosi incidenti stradali mortali avvenuti in Bangladesh e in India, descrivendo dettagliatamente le vittime, i loro legami familiari e le circostanze, come amici in gita, lavoratori di ritorno dalle vacanze, o una madre con figlie. La cronaca è pacata e fattuale, senza analisi delle cause sistemiche.
I media brasiliani riferiscono di gravi collisioni su strade federali, sottolineando la mancanza di duplicazione delle carreggiate e le conseguenti chiusure totali. Emerge un velato scetticismo verso le condizioni di sicurezza delle infrastrutture, pur restando la cronaca per lo più descrittiva.
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