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Stadi vuoti e biglietti d’oro: il Mondiale 2026 già in crisi di credibilità

La seconda partita del torneo, Corea del Sud-Repubblica Ceca a Guadalajara, ha esibito migliaia di seggiolini vuoti nonostante il sold out annunciato, riaccendendo le polemiche sui prezzi proibitivi e sulla trasparenza della Fifa.

Sport12 testate8 lingue3 min letturaAgg. 21:00

L’esordio del Mondiale 2026 aveva illuso: ottantamila spettatori all’Azteca per la vittoria del Messico, un’ovazione da cartolina. Poche ore dopo, allo stadio Akron di Guadalajara, la seconda partita del torneo ha raccontato una storia opposta. Corea del Sud e Repubblica Ceca si sono affrontate davanti a migliaia di poltroncine rosse desolatamente vuote, concentrate soprattutto nei settori hospitality e nelle zone centrali, quelle dal prezzo più elevato. La Fifa ha comunicato un dato ufficiale di 44.985 spettatori su una capienza di circa 46.000 posti, una percentuale che sfiora il tutto esaurito. Eppure le immagini televisive mostravano intere tribune sguarnite. La spiegazione fornita dal portavoce dell’organizzazione — secondo cui alcuni tifosi muniti di biglietto avrebbero preferito sostare nei concourses piuttosto che raggiungere i seggiolini assegnati — non ha convinto gli osservatori, apparsa più un espediente contabile che una giustificazione credibile.

La polemica si innesta su una strategia commerciale che già prima del fischio d’inizio aveva sollevato critiche aspre. Il presidente Fifa Gianni Infantino, nel difendere il dynamic pricing, aveva paragonato la Coppa del Mondo alle finali Nba e dichiarato che la domanda aveva superato l’offerta «di almeno dieci volte». Ma 180.000 biglietti erano rimasti invenduti alla vigilia del torneo, e i prezzi per la finale raggiungono cifre che, secondo la stampa anglosassone, toccano i 5.785 dollari e in alcuni casi superano le cinque cifre. L’indignazione ha varcato i confini sportivi: politici dello Stato di New York e del New Jersey hanno avviato un’indagine formale sulla gestione delle vendite, denunciando mancanza di trasparenza e possibili pratiche speculative. La sensazione, diffusa tra i commentatori europei, è che la Fifa stia trasformando l’evento più popolare del pianeta in un prodotto di lusso, escludendo il tifoso comune.

Le letture del fenomeno variano a seconda della latitudine. In America Latina, dove il Messico è uno dei tre paesi ospitanti, gli analisti mettono in guardia sulla sostenibilità del formato a 48 squadre e tre nazioni: partite come quella di Guadalajara, che coinvolgono nazionali senza una vasta diaspora locale, rischiano di ripetere il deserto visivo. I media asiatici, dall’Indonesia alla Corea, aggiungono un tassello spesso trascurato in Occidente: oltre al costo dei biglietti, pesano le difficoltà nell’ottenere visti per il Nord America e le spese di viaggio proibitive, che scoraggiano anche i sostenitori più fedeli. La stampa mediorientale accusa apertamente la Fifa di «abbellire» i numeri, mentre in Europa ci si interroga sull’affidabilità dei dati ufficiali e sull’impatto che questa edizione avrà sulla credibilità a lungo termine dell’istituzione. È un coro di scetticismo che travalica i continenti.

A gettare ulteriore ombra sull’avvio del torneo hanno contribuito anche le soste obbligatorie per idratazione, imposte dal caldo e percepite da molti come un’interruzione artificiosa del ritmo, sintomo di un calendario dilatato che fatica a trovare una propria misura. Il rischio, avvertono gli osservatori, è che il Mondiale più grande della storia si riveli anche il più fragile, con stadi semivuoti a punteggiare una fase a gironi già priva di vere partite di cartello. L’inchiesta avviata negli Stati Uniti potrebbe costringere la Fifa a rivedere, se non i prezzi, almeno la comunicazione. Ma la ferita aperta a Guadalajara, a sole ventiquattr’ore dalla festa inaugurale, resterà difficile da rimarginare.

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