Islamabad annuncia l’intesa finale tra Washington e Teheran, ma la sfiducia resta
Il premier pakistano Sharif conferma il testo concordato per un accordo di pace. Trump accusa l’Iran di malafede, mentre Araghchi parla di intesa mai così vicina. La mediazione si scontra con una campagna di disinformazione.

Venerdì sera il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha rotto gli indugi: «Possiamo confermare che è stato raggiunto un testo finale e consensuato per l’accordo di pace» tra Stati Uniti e Iran. In un messaggio sulla piattaforma X, Sharif ha precisato che Islamabad sta lavorando «a stretto contatto con entrambe le parti per definire i prossimi passi», aggiungendo che «la pace non è mai stata così vicina». L’annuncio corona mesi di mediazione silenziosa condotta dal Pakistan, che si è ritagliato un ruolo di ponte diplomatico in una delle crisi più esplosive dello scacchiere mediorientale.
Eppure, a poche ore dalle parole di Sharif, il quadro è apparso tutt’altro che lineare. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva scritto su X che l’intesa «è più vicina che mai», invitando i media a non speculare sui contenuti di un memorandum ancora in via di definizione. Il presidente americano Donald Trump, però, aveva già accusato Teheran di negoziare in malafede, sostenendo che alcune indiscrezioni diffuse dalla stampa iraniana «non rappresentano quanto concordato». In un gesto ambiguo, Trump ha comunque ripubblicato il post di Araghchi, segnalando una trattativa in bilico tra pressioni interne e necessità di mostrare progressi.
Sharif ha denunciato con forza una «incessante campagna di disinformazione portata avanti da chi vuole sabotare l’accordo di pace». La formula, rilanciata da fonti arabe e latinoamericane, allude a tentativi di avvelenare il negoziato attraverso fughe di notizie e narrazioni contrapposte. Secondo la stampa tedesca, il testo raggiunto sarebbe un accordo quadro – un “Rahmenabkommen” – che fissa le modalità per i successivi colloqui, e non ancora un trattato definitivo. Ciò spiegherebbe la cautela di Washington e la fretta di Teheran nel presentare l’intesa come un successo.
Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, la prospettiva di una stabilizzazione delle relazioni tra Washington e Teheran avrebbe ricadute immediate: dalla sicurezza energetica – con possibili effetti sui flussi di gas e petrolio attraverso il Mediterraneo – alla riduzione delle tensioni che alimentano i conflitti in Siria, Libano e Yemen. Tuttavia, gli analisti di Bruxelles avvertono che la strada resta irta di ostacoli. L’ombra della guerra a Gaza, il dossier nucleare iraniano e la sfiducia reciproca accumulata dopo il ritiro unilaterale dall’accordo del 2015 rendono ogni passo avanti fragile e reversibile. I prossimi giorni diranno se il testo annunciato da Islamabad è l’inizio di una tregua duratura o l’ennesimo capitolo di un dialogo interrotto.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
I media iraniani allineati al regime celebrano l'annuncio come una svolta storica, sottolineando che il testo finale è stato concordato e la pace è più vicina che mai. Denunciano anche una campagna di disinformazione da parte degli oppositori che cercano di sabotare l'accordo, presentando l'Iran come vittima di attacchi ingiusti.
Le agenzie di stampa anglofone riportano la notizia in modo secco e fattuale, notando che il primo ministro pakistano ha dichiarato che è stato raggiunto un testo finale e che si stanno lavorando ai prossimi passi. Il resoconto è un riassunto strettamente dell'annuncio, senza approvazione o scetticismo.
La copertura europea continentale evidenzia la conferma del primo ministro pakistano su un accordo, ma la contrappone immediatamente alle accuse di una campagna di disinformazione da parte di chi cerca di sabotare l'intesa. Il tono è cauto, sottolineando la fragilità del processo e i potenziali oppositori.
I media del Golfo arabo riportano la notizia con un'impronta positiva, sottolineando che è stato concordato un testo finale e che il Pakistan sta mediando i prossimi passi. Notano anche la campagna di disinformazione, ma la inquadrano come un ostacolo minore, sottolineando che la pace non è mai stata così vicina.
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