Ritorno sull’«autostrada per l’inferno»: la linea 666 per Hel sfida i conservatori polacchi
La compagnia tedesca FlixBus ripristina la tratta 666 per la località balneare di Hel, riaccendendo il conflitto tra ironia turistica e sensibilità religiose nella cattolica Polonia.

Un autobus con il numero del diavolo e una destinazione che suona come l’inferno in inglese: la linea 666 per Hel, cittadina balneare sul Baltico polacco, è tornata a dividere l’opinione pubblica. L’annuncio della compagnia tedesca FlixBus, che ha riattivato il percorso, ha riportato alla ribalta un’attrazione turistica tanto popolare quanto controversa, in un paese dove il cattolicesimo conservatore rimane una forza sociale e politica.
Già in passato la tratta era gestita dall’operatore locale PKS Gdynia, ma nel 2023 il numero fu cambiato in 669 a seguito delle critiche di gruppi religiosi, che vedevano nel 666 un’inappropriata glorificazione del male. Oggi FlixBus rilancia la sfida con un nuovo collegamento di tredici ore da Cracovia a Hel, passando per Varsavia e altre città. «Il numero 666 è stato scelto deliberatamente come elemento di marketing per aumentare la visibilità della linea», ha dichiarato un portavoce dell’azienda, consapevole dell’impatto virale del cosiddetto “Highway to Hel”, gioco di parole che evoca l’album degli AC/DC.
La vicenda è stata interpretata in modo diverso a seconda delle latitudini. La stampa russa ha enfatizzato l’aspetto ironico del percorso, descritto come un viaggio «ad Infernum», mentre i media americani hanno sottolineato il conflitto tra la cultura pop e le radicate tradizioni cristiane. In Italia, l’attenzione si è concentrata sull’influenza della Chiesa in una Polonia che resta uno dei bastioni del cattolicesimo europeo, in contrasto con la crescente secolarizzazione occidentale.
Al di là dell’aneddoto, il ritorno del bus 666 mette in luce le tensioni culturali che attraversano l’Europa centro-orientale. Da un lato, una strategia di marketing smaliziata che scommette sull’umorismo nero per attrarre un turismo giovane e globale; dall’altro, la resistenza di una parte della società che non intende cedere su quelli che considera simboli di un attacco ai valori religiosi. Secondo analisti vicini alle istituzioni europee, questo scontro è sintomatico di un più ampio dibattito sull’identità culturale della regione, dove la modernità avanza a strappi e con contraddizioni.
Resta incerto se la nuova iniziativa scatenerà proteste paragonabili a quelle del 2023, o se prevarrà un’accettazione rassegnata. In un paese dove la religione informa ancora la politica, il confine tra satira e offesa è labile. Il “bus per l’inferno” potrebbe diventare un emblema di resistenza laica o un mero capriccio turistico destinato a spegnersi, ma intanto serve a ricordare come anche un semplice numero di autobus possa innescare riflessioni sul senso del sacro nell’Europa contemporanea.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
La linea 666 per Hel, una stravagante attrazione turistica polacca che gioca con il numero della Bestia, è stata riattivata da FlixBus dopo che le proteste religiose avevano imposto di cambiarla in 669. Il viaggio di 13 ore da Cracovia viene accolto come una stranezza amata, con i passeggeri che si divertono con l'allusione all'«Highway to Hell». La notizia è trattata con ironico distacco, senza alcuna enfasi di condanna o allarme.
La compagnia tedesca FlixBus ripristina la linea 666 verso la località balneare di Hel, nonostante in passato associazioni religiose l'avessero accusata di satanismo e ottenuto la modifica del numero in 669. L'autobus, ribattezzato 'Highway to Hel', era già diventato un'attrazione curiosa in un paese a maggioranza cattolica. La notizia viene raccontata con un pizzico di ironia, sottolineando la tensione tra sensibilità confessionale e marketing turistico.
In Polonia risorge la linea 'infernale' 666 per la località balneare di Hel: dopo che attivisti cattolici avevano ottenuto la sostituzione con il 669, il vettore tedesco FlixBus ripristina il numero diabolico. La mossa suscita un sorriso beffardo, interpretata come l'ennesima prova di come le superstizioni occidentali generino assurde retromarce. La vicenda viene raccontata con malcelato schadenfreude per il clamore intorno al 'numero della Bestia'.
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