Ronaldo al sesto Mondiale: ottimismo, dubbi e il privilegio della fama
A 41 anni, Cristiano Ronaldo si appresta al sesto Mondiale con ottimismo, ma il ct Martinez non gli garantisce un posto da titolare. I bookmaker russi scommettono sulle sue lacrime.

Alla vigilia della partenza per gli Stati Uniti, Cristiano Ronaldo ha scelto la via dell’ottimismo. «Entriamo in questo torneo con grande speranza e ambizione», ha dichiarato il capitano portoghese durante la sua prima apparizione mediatica dal ritiro di preparazione, secondo quanto riportato dalla stampa araba e latinoamericana. A 41 anni, il cinque volte Pallone d’Oro si appresta a disputare il suo sesto Mondiale, un primato assoluto, e assicura di sentirsi «fisicamente bene», invitando i giornalisti a riguardare le ultime partite. Eppure, l’aura del fuoriclasse non basta a mascherare le incertezze: nell’amichevole contro la Nigeria, vinta 2-1, Ronaldo è rimasto a secco di gol, mentre i giocatori avversari facevano la fila per una foto con lui – un’istantanea che, secondo la stampa anglosassone, rivela più il mito che la sostanza.
L’ottimismo del capitano si scontra con la prudenza del commissario tecnico Roberto Martinez. I media indonesiani hanno rivelato che il selezionatore non ha ancora garantito a Ronaldo un posto da titolare per l’esordio contro la Repubblica Democratica del Congo, previsto il 17 giugno. Nonostante il capitano resti un punto di riferimento per i giovani – «dimostra che il talento deve accompagnarsi al lavoro duro», ha osservato un analista locale –, i due ultimi test contro Cile e Nigeria non hanno prodotto reti. La concorrenza interna è reale, e il Portogallo sembra voler gestire la transizione generazionale senza rinunciare al suo simbolo più ingombrante.
Nel frattempo, la fama planetaria di Ronaldo regala alla selezione lusitana un privilegio logistico non trascurabile. Secondo fonti indonesiane, la federcalcio portoghese ha ottenuto il centro di allenamento più attrezzato degli Stati Uniti, il Gardens North County District Park di Palm Beach, in Florida, proprio grazie alla popolarità del suo capitano. Un trattamento di favore che conferma come, al di là delle prestazioni sul campo, CR7 resti un magnete globale capace di attrarre attenzioni e risorse.
Sullo sfondo, i bookmaker russi hanno cominciato a quotare un evento singolare: la probabilità che Ronaldo pianga durante il torneo è salita in una settimana dal 50 al 73 per cento. Un dato che mescola ironia e realismo, e che riflette la tensione emotiva di un campione all’ultima grande occasione per conquistare l’unico trofeo che manca al suo palmarès. «È possibile vincere il Mondiale», ha dichiarato Ronaldo alla stampa colombiana, elogiando una generazione di talento che, a suo dire, «porterà molta gioia ai portoghesi».
La scommessa portoghese è tutta qui: trasformare il mito in un ingranaggio funzionale di una squadra che, senza di lui, ha già mostrato di poter competere. Il girone con RD Congo, Uzbekistan e Colombia offre un percorso abbordabile, ma la chiave, come ha sottolineato lo stesso Ronaldo, sarà «iniziare bene, finire primi nel gruppo e poi avanzare partita dopo partita». Il Mondiale 2026 sarà, per il fuoriclasse di Madeira, la prova definitiva della sua capacità di adattarsi a un ruolo diverso da quello di protagonista assoluto. E forse, anche della sua capacità di trattenere le lacrime.
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