Handala rivendica l’hacking dei droni FBI: minaccia al Mondiale 2026
Il gruppo filo-iraniano sostiene di aver spiato per mesi i sistemi di sorveglianza statunitensi e lancia un avvertimento alle autorità della Coppa del Mondo.

Un gruppo hacker vicino all’Iran ha scosso la vigilia della Coppa del Mondo 2026 rivendicando l’accesso prolungato ai droni di sorveglianza dell’FBI e minacciando di colpire il torneo in corso tra Stati Uniti, Canada e Messico. La rivendicazione, diffusa attraverso canali jihadisti monitorati dal SITE Intelligence Group, porta la firma di Handala, formazione già nota per operazioni cibernetiche contro obiettivi occidentali. Secondo fonti iraniane, il gruppo avrebbe avuto per mesi visibilità su «ogni immagine e ogni sospetto» ripreso dai velivoli FPV (First-Person View) impiegati dall’FBI in missioni antiterrorismo, compresi dati sul personale dell’agenzia federale.
La minaccia assume contorni più precisi nei messaggi rilanciati dalla stampa araba e asiatica: Handala sostiene che i droni violati fossero dotati di riconoscimento facciale e lettura targhe, e avverte le autorità di «rafforzare la sicurezza al Mondiale, perché non sopportiamo alcune di queste squadre». L’allusione, per quanto vaga, ha innescato reazioni a catena. In Germania, dove il dibattito sulla sicurezza dei grandi eventi è già alto dopo gli attentati di Nizza e Berlino, i media hanno seguito la vicenda in tempo reale, collegandola alle conversazioni tra il cancelliere Merz e la nazionale tedesca. In America Latina, l’eco è stata amplificata dalla coincidenza con le cerimonie inaugurali distribuite su tre fusi orari.
Sul piano operativo, Washington non ha confermato la violazione, ma ha immediatamente rafforzato le misure di protezione: zone interdette ai droni attorno agli stadi, potenziamento della sorveglianza cibernetica e coordinamento con le agenzie federali. Analisti europei osservano che la rivendicazione, anche se sovrastimata, espone una vulnerabilità reale: l’impiego massiccio di droni FPV per la sicurezza di un evento planetario crea una superficie d’attacco che gruppi statuali e parastatali possono sfruttare per raccogliere informazioni o seminare panico. Bruxelles segue con attenzione, perché il modello di sicurezza adottato per il Mondiale nordamericano farà scuola per Euro 2028 e per le Olimpiadi invernali del 2030.
Dall’ottica mediorientale, la mossa di Handala si inserisce in una più ampia guerra cognitiva tra Teheran e l’Occidente, dove le operazioni cibernetiche servono a proiettare potenza senza confronto militare diretto. La scelta di colpire simbolicamente il Mondiale – evento che l’Iran stesso partecipa con la propria nazionale – rivela una logica di destabilizzazione più che di attacco fisico: minare la fiducia nella capacità di proteggere i grandi raduni internazionali. Gli osservatori asiatici, in particolare indonesiani, sottolineano che la minaccia ha già prodotto un effetto concreto: l’inasprimento delle contromisure statunitensi, con costi e disagi che ricadono su spettatori e delegazioni.
Guardando avanti, l’episodio solleva interrogativi che andranno ben oltre la durata del torneo. La convergenza tra droni, intelligenza artificiale e sorveglianza di massa sta ridisegnando i perimetri della sicurezza globale, ma anche le sue falle. Se un gruppo hacker può rivendicare mesi di accesso indisturbato ai sensori dell’FBI, l’intera architettura della protezione antiterrorismo va ripensata in chiave di resilienza cibernetica. Per l’Italia e l’Europa, che ospiteranno nei prossimi anni eventi analoghi, il messaggio è chiaro: la minaccia non è più solo fisica, ma si annida nei dati che dovrebbero proteggerci.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
I media filo-governativi iraniani descrivono l'hacking come una grande vittoria, sottolineando la capacità del gruppo di violare i sistemi FBI e ottenere dati sensibili. Presentano la minaccia ai Mondiali come una legittima ritorsione contro le politiche ostili degli Stati Uniti, enfatizzando la potenza tecnologica e la resilienza iraniana.
I media dell'Europa continentale descrivono l'hack come una grave violazione della sicurezza che solleva immediate preoccupazioni per i Mondiali. Il tono è allarmato, enfatizza la vulnerabilità dei sistemi drone statunitensi e il potenziale per attacchi reali, pur senza accusare direttamente l'Iran.
I media latinoamericani trattano la notizia con allarme e indignazione, sottolineando la gravità della violazione e la minaccia imminente per i Mondiali. Enfatizzano l'accesso prolungato del gruppo ai droni FBI e il potenziale di sconvolgere eventi globali, inquadrandola come una pericolosa escalation.
I media del Levante arabo e del Maghreb riportano l'hack con tono misurato e scettico, rilevando le affermazioni senza eccessivo allarme. Si concentrano sui dettagli tecnici e sulla minaccia ai Mondiali, ma mantengono un certo distacco, probabilmente a causa delle complessità geopolitiche regionali.
Questa notizia è apparsa su
7 testate · 5 lingue · finestra 24 ore