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Quattro braccianti arsi vivi ad Amendolara: fermati i presunti killer, indagine su caporalato e racket

Due pakistani fermati per il rogo in cui sono morti quattro giovani afghani e pachistani. Il procuratore: "Gravità inaudita". Meloni: "L’Italia non arretra". S’indaga su sfruttamento e controllo dei campi.

Diritto16 testate4 lingue3 min letturaAgg. 07:07

La strage di Amendolara ha assunto contorni di efferata pianificazione: due uomini, ripresi dalle telecamere di sorveglianza mentre cospargevano di benzina un minivan e ne bloccavano le porte, sono stati fermati a poche ore dal fatto. Si tratta di Safeer Ahmed e Ali Raza, cittadini pachistani già noti come reclutatori di manodopera, ora accusati di aver bruciato vivi quattro braccianti – Waseem Khan, 29 anni, e i tre afghani Amin Fazal Khogjani, Ullah Ismat Qiemi e Safi Iayjad – che rientravano da una giornata di lavoro nei campi di fragole. Solo un quinto occupante, Mohammad Taj Alamyar, è riuscito a salvarsi infrangendo il finestrino. Il procuratore di Castrovillari Alessandro D’Alessio ha definito l’evento «un episodio di gravità inaudita per oggettività e modalità», mentre il questore Antonio Borrelli ha parlato di «crudeltà inenarrabile».

L’identità delle vittime racconta un vissuto comune a migliaia di migranti nell’agricoltura del Sud: giovani tra i 19 e i 29 anni, con regolare permesso di soggiorno e senza precedenti penali, transitati dalla Sardegna prima di approdare nella piana di Sibari. Come in una tragedia già scritta, riemerge il paradosso di un sistema che consuma braccia senza offrire tutele: «Da settembre 2025 a oggi – ha ricordato lo stesso procuratore – sono stati concessi diciassette permessi di soggiorno per sfruttamento nella sola provincia di Cosenza». Eppure, il caporalato è solo una delle piste. Gli inquirenti, con il sostegno della Direzione distrettuale antimafia, stanno scavando sull’ipotesi di una guerra tra gruppi di diversa nazionalità per il controllo del lavoro nei campi, lasciando intravedere una mappa criminale ramificata che dalla Calabria si estende al metapontino lucano.

L’opinione pubblica italiana ha reagito con stupore e cordoglio, ma non senza una vena di amara memoria storica. Come è stato osservato da alcuni commentatori, il fuoco di Amendolara evoca quello che nel 1989 uccise Jerry Essan Masslo, il rifugiato sudafricano assassinato nelle campagne di Villa Literno: allora come oggi, la violenza svela la vulnerabilità di chi lavora invisibile. Da Bruxelles, nel frattempo, la stampa tedesca ha subito ribattezzato l’accaduto «Obst-Mafia», sintetizzando in un neologismo l’intreccio di racket e sfruttamento agricolo che preoccupa l’intera Unione. La premier Giorgia Meloni, dal canto suo, ha promesso che «l’Italia non arretra davanti alla violenza e alla barbarie», assicurando pieno impegno per fare luce. Ma le parole, per quanto ferme, devono ora confrontarsi con la realtà di fondi per la prevenzione mai spesi e di un sistema di controlli ancora fragile.

Guardando avanti, la strage di Amendolara rischia di restare l’ennesimo episodio di un bollettino di guerra se non si affronterà il nodo strutturale del caporalato, che è insieme questione di legalità, di politiche migratorie e di diritti del lavoro. La promessa di assicurare tutti i responsabili alla giustizia deve accompagnarsi a un ripensamento delle catene di reclutamento che intrappolano migliaia di lavoratori stagionali. Altrimenti, quella fiamma che ha inghiottito quattro giovani nel parcheggio di una stazione di servizio continuerà a proiettare la sua ombra lunga sull’Europa intera.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa europea continentale · mediterraneaStampa atlantica / anglosfera · sicurezza
Stampa europea continentale/ mediterraneaindignazioneallarmeurgenza

Un massacro di inaudita ferocia scuote l'Italia, mentre quattro giovani braccianti, vittime del sistema del caporalato, vengono arsi vivi in un furgone in Calabria. Le istituzioni promettono piena luce, ma lo sdegno monta sulle condizioni di schiavitù accettate nelle campagne del Sud.

Stampa atlantica / anglosfera/ sicurezzadistaccopragmatismo

Quattro operai immigrati sono morti bruciati in Italia. Le autorità li descrivono come raccoglitori di frutta nel Sud, apparentemente vittime di un giro di traffico criminale di manodopera.

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