Shia LaBeouf patteggia per l'aggressione al Mardi Gras: libertà vigilata e obbligo di riabilitazione
Dopo la rissa virale a New Orleans, l'attore si dichiara colpevole di tre capi d'accusa. Tra le misure imposte dal giudice, la terapia per l'abuso di alcol e corsi di controllo della rabbia.

La vicenda di Shia LaBeouf, esplosa lo scorso febbraio durante i festeggiamenti del Mardi Gras di New Orleans, ha trovato un epilogo giudiziario. L'attore, noto per i ruoli in Transformers e Indiana Jones, si è dichiarato colpevole di tre capi d'accusa per lesioni personali semplici e ha ottenuto la libertà vigilata per due anni, come confermato dalla sua avvocata Sarah Chervinsky. Il patteggiamento include l'obbligo di frequentare un programma di riabilitazione dall'alcol, corsi di sensibilità e di gestione della rabbia. Un video, divenuto virale, mostra LaBeouf a torso nudo mentre spinge una persona a terra e ne colpisce un'altra al volto, causando, secondo il rapporto della polizia, la possibile slogatura del naso di una delle vittime, l'intrattenitore locale Jeffrey Damnit.
I media americani e canadesi hanno offerto la cronaca più dettagliata dell'aggressione e del procedimento. Il Los Angeles Times ha citato l'avvocato difensore, secondo cui le indagini avrebbero appurato che si è trattato di «nient'altro che una piccola rissa da bar del Mardi Gras». La stampa tedesca, come il Tages-Anzeiger e Bild, ha invece sottolineato il passato turbolento dell'attore, già noto per eccessi e problemi con la giustizia, e ha evidenziato come la condanna con sospensione della pena rappresenti un'opportunità per evitare il carcere. I quotidiani brasiliani, tra cui UOL, hanno aggiunto un dettaglio rilevante: LaBeouf era già stato obbligato in precedenza a sottoporsi a trattamento per dipendenza chimica, segno di un quadro clinico complesso che la magistratura statunitense tenta di affrontare con un approccio riabilitativo.
Da una prospettiva europea, e in particolare italiana, colpisce la differenza nel trattamento giudiziario di simili episodi. Negli Stati Uniti, l'istituto della probation consente di modulare la pena integrando misure terapeutiche, mentre in Italia un'aggressione analoga verrebbe probabilmente giudicata con riti abbreviati o pene pecuniarie, raramente accompagnate da un monitoraggio strutturato del percorso di recupero. Tale divergenza rispecchia modelli di giustizia penale differenti: più orientato alla rieducazione nel caso americano, più incentrato sulla certezza della pena in ambito continentale, pur con le recenti evoluzioni verso la giustizia riparativa.
L'esito della vicenda non chiude però la partita per LaBeouf. L'attore, la cui carriera ha già subito rallentamenti a causa di comportamenti erratici, dovrà rispettare scrupolosamente le condizioni imposte dal giudice della parrocchia di Orleans. Qualsiasi violazione potrebbe comportare la revoca della libertà vigilata e il carcere. Al di là del clamore mediatico, il caso rilancia il dibattito sulla responsabilità delle star hollywoodiane e sull'efficacia dei programmi di riabilitazione nel prevenire recidive. Un tema che interroga anche l'industria cinematografica globale, sempre più attenta alla condotta personale dei propri talenti, come dimostrano le recenti clausole morali inserite nei contratti delle major.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
L'attore ha ammesso le accuse di lesioni personali semplici dopo una rissa tra ubriachi durante il carnevale. È stato condannato alla libertà vigilata. La stampa presenta l'accaduto come l'ennesima bravata da celebrità, sottolineando le immagini della colluttazione a torso nudo.
L'attore si è dichiarato colpevole di tre capi di aggressione semplice per aver colpito delle persone durante il Mardi Gras. Il suo legale ha minimizzato l'accaduto definendolo una banale rissa da bar. La cronaca riporta in modo asciutto la condanna alla libertà vigilata e l'obbligo di un trattamento per l'abuso di alcol.
L'attore si è dichiarato colpevole di tre capi d'accusa per aggressione e ha ottenuto due anni di libertà condizionata. Dovrà seguire un programma di riabilitazione dall'alcol, un corso di gestione della rabbia e un training di sensibilità. La stampa riporta i fatti in modo neutrale, sottolineando le misure rieducative imposte dal tribunale.
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