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Nuovi raid Usa sull'Iran: Teheran accusa violazione della tregua, negoziati in bilico

Mentre Israele intensifica l'offensiva in Libano, attacchi su siti missilistici e imbarcazioni minatrici vicino allo Stretto di Hormuz compromettono il fragile cessate il fuoco. Il petrolio oscilla, la trattativa per riaprire le rotte navali si complica.

Geopolitica17 testate6 lingue3 min letturaAgg. 13:26

Attacchi notturni hanno colpito postazioni missilistiche e imbarcazioni sospettate di posare mine nei pressi di Bandar Abbas, nella provincia meridionale di Hormozgan. Per Washington si è trattato di un'operazione difensiva, ma Teheran denuncia una «violazione flagrante» del cessate il fuoco in vigore dallo scorso 8 aprile e un segnale di «malafede e inaffidabilità». Le Guardie della Rivoluzione sostengono di aver abbattuto un drone statunitense e di aver aperto il fuoco contro un caccia F-35 entrato nello spazio aereo iraniano. L'attacco – il primo direttamente in territorio iraniano da quando è in piedi la fragile tregua – arriva mentre il Paese inizia a ripristinare gradualmente l'accesso a Internet dopo uno dei blackout più lunghi mai imposti, segno di una pressione interna che cerca cauti spiragli.

Sullo sfondo, Israele ha scatenato oltre centoventi raid aerei in Libano e ampliato le operazioni di terra contro Hezbollah, colpendo anche il nuovo capo dell'ala armata di Hamas a Gaza. Il Segretario di Stato americano Marco Rubio parla di «pochi giorni» per chiudere un'intesa, ma il memorandum d'intesa che avrebbe dovuto riaprire lo Stretto e avviare un percorso di sessanta giorni per affrontare il dossier nucleare ora vacilla. Pechino invita entrambe le parti a rispettare la tregua, mentre a Bruxelles si teme un allargamento del conflitto. La Guida suprema iraniana avverte che i Paesi della regione «non possono più essere uno scudo per le basi americane», alzando il costo geopolitico di ogni ulteriore escalation.

I mercati petroliferi hanno reagito con un balzo del Brent di quasi il 4 per cento martedì, seguito da un parziale ripiegamento a circa 98 dollari al barile mercoledì, mentre i trader restano in attesa di segnali negoziali. Un mercantile è stato danneggiato da un'esplosione al largo dell'Oman, accrescendo l'insicurezza delle rotte. L'incertezza sullo Stretto di Hormuz – da cui transita un quinto del greggio mondiale – pesa direttamente sull'Europa e sull'Italia, che dipendono in misura rilevante da quel corridoio energetico. Analisti mediorientali segnalano che la sola percezione di un'interruzione prolungata può mantenere un premio di rischio sui prezzi, con effetti inflattivi tutt'altro che trascurabili per le economie del Mediterraneo.

Nonostante un funzionario dei Pasdaran definisca «bassa» la probabilità di un nuovo conflitto aperto con gli Stati Uniti, il diritto di ritorsione è stato ribadito in modo esplicito. L'Amministrazione americana insiste sulla natura difensiva delle operazioni contro il minamento delle acque, ma la fiducia appare compromessa e il rischio di un errore di calcolo resta elevato. Il cammino verso una de-escalation è stretto e richiede garanzie robuste: per l'Italia e l'Unione Europea, partner commerciali ed energetici cruciali, si apre uno spazio di mediazione che, se colmato con credibilità, potrebbe contribuire a raffreddare il fronte più caldo della crisi mediorientale.

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