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Bruxelles spinge per smantellare i confini interni Schengen, ma Germania e Lega resistono

La Commissione europea invita nove Stati a eliminare gradualmente i controlli alle frontiere, ritenuti non più necessari. Il nuovo patto migratorio offre alternative, ma le capitali frenano.

Geopolitica9 testate2 lingue2 min letturaAgg. 23:53

La Commissione europea ha emesso un parere formale rivolto a nove Paesi dell’area Schengen – tra cui l’Italia – affinché procedano alla rimozione graduale dei controlli temporanei reintrodotti alle frontiere interne. La raccomandazione, indirizzata ad Austria, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Slovenia e Svezia, arriva dopo che tali verifiche, giustificate da ragioni di sicurezza e gestione dei flussi migratori, si sono protratte oltre i dodici mesi, soglia che impone una valutazione di necessità e proporzionalità secondo il diritto dell’Unione.\n\nSecondo gli analisti di Bruxelles, le condizioni che avevano portato alla reintroduzione delle barriere – minacce terroristiche e pressioni migratorie – sono oggi in parte mutate. L’entrata in vigore del nuovo Patto su asilo e migrazione, insieme al rafforzamento delle frontiere esterne con “il sistema di gestione più moderno al mondo”, offrirebbe alternative sufficienti. “Con queste condizioni, gli Stati membri possono avviare la graduale eliminazione dei controlli interni”, ha dichiarato il commissario per la Migrazione Magnus Brunner, sottolineando come l’obiettivo resti la piena libertà di circolazione.\n\nTuttavia, non tutti i governi condividono l’ottimismo dell’esecutivo comunitario. La Germania, in particolare, ha visto le proprie argomentazioni giudicate insufficienti dalla Commissione, che in un passaggio critico ha ritenuto non adeguatamente motivate le proroghe generalizzate dei controlli. Oltralpe, la Lega ha reagito con fermezza: “Decidiamo noi”, ha avvertito, rivendicando la sovranità nazionale in materia di sicurezza. Anche dalla Francia e dai Paesi nordici emergono perplessità, sebbene la Commissione sottolinei che gli strumenti di coordinamento hanno già migliorato la situazione.\n\nLa tensione tra la tutela della libera circolazione, pilastro dell’integrazione europea, e la richiesta di maggiore sicurezza nazionale segna questo passaggio delicato. Mentre da Stoccolma a Lubiana si valuta l’impatto del nuovo sistema di gestione delle frontiere, il braccio di ferro tra Bruxelles e le capitali potrebbe preludere a un ridimensionamento solo parziale dei controlli, con soluzioni differenziate per ciascun Paese. Il futuro di Schengen passerà dalla capacità di conciliare efficienza dei controlli esterni e fiducia reciproca tra Stati.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Bruxelles spinge perché nove paesi, tra cui l'Italia, ritirino i controlli temporanei alle frontiere dello spazio Schengen, sostenendo che il nuovo patto sulla migrazione e i controlli esterni siano sufficienti. Le capitali, però, resistono: Roma sottolinea che la decisione spetta agli stati nazionali, mentre Berlino contesta la mancanza di una giustificazione sufficiente.

Stampa arabo levante-Maghrebdistaccopragmatismo

La Commissione europea esorta i nove stati a porre fine ai controlli interni prolungati, riconoscendo le legittime preoccupazioni di sicurezza ma avvertendo che la loro proroga rischia di minare la libera circolazione. Il racconto espone una tensione tra esigenze di sicurezza e principi di proporzionalità, senza prendere posizione netta.

Stampa del Golfo arabopragmatismodistacco

La Commissione indica che i nuovi strumenti di sicurezza alle frontiere esterne, compreso il patto migratorio, possono sostituire i controlli di routine all'interno dell'area Schengen, preparando la strada per un ritorno alla normalità dei viaggi. Il messaggio è pragmatico e guarda alle ricadute positive per la mobilità e l'economia.

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