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Iran all'Aiea: attacchi senza precedenti ai nostri siti nucleari, stop alla pressione politica

Teheran accusa l'agenzia atomica di usare i rapporti tecnici come arma politica, mentre condanna i raid di Usa e Israele sui propri impianti sotto salvaguardia.

Geopolitica7 testate5 lingue2 min letturaAgg. 05:06

Durante la riunione straordinaria del Consiglio dei governatori dell'Aiea, l'Iran ha lanciato un severo monito: gli attacchi contro i suoi impianti nucleari sottoposti a salvaguardia sono i «più estesi e senza precedenti» nella storia dell'agenzia. La delegazione iraniana ha richiamato il precedente del bombardamento israeliano al reattore iracheno di Osirak del 1981, condannato all'epoca con risoluzioni che bollavano simili azioni come violazioni del diritto internazionale. Oggi, Teheran chiede «tolleranza zero» verso chi minaccia la sicurezza nucleare.

Alla durezza dell'accusa si aggiunge la critica diretta all'operato dell'Aiea. Il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha affermato che il rapporto confidenziale dell'agenzia, che denuncia la mancanza di accesso ai siti e lancia un allarme sulla proliferazione, è stato trasformato in «uno strumento di pressione politica». Se l'Aiea vuole contribuire a una soluzione diplomatica, ha scritto su X, deve evitare di strumentalizzare i dati tecnici. La perdita della capacità di monitoraggio in alcuni impianti, ha precisato, è conseguenza diretta dei bombardamenti, non di un rifiuto iraniano alla cooperazione.

I raid aerei, condotti congiuntamente o separatamente da Stati Uniti e Israele durante le guerre dei dodici giorni e del Ramadan, hanno colpito in 17 ondate i siti nucleari iraniani, tra cui un attacco a poca distanza dalla centrale di Bushehr. In totale, sarebbero stati presi di mira impianti coperti dagli accordi di salvaguardia dell'Aiea, un fatto che Teheran considera una palese violazione della Carta Onu. Fonti vicine al dossier rilevano che il direttore generale Rafael Grossi non ha ancora condannato esplicitamente gli attacchi, alimentando il sospetto iraniano di un trattamento asimmetrico.

La vicenda getta un'ombra lunga sul futuro del negoziato nucleare. Per gli osservatori europei, il rischio è che la crescente sfiducia tra Iran e watchdog internazionale faccia deragliare ogni prospettiva di intesa, con ricadute dirette sulla sicurezza energetica e sulla stabilità del Medio Oriente. L'Italia e l'Unione Europea, da sempre fautrici di una soluzione diplomatica, si trovano davanti a un dilemma: sostenere la necessità di trasparenza assoluta senza avallare, anche solo implicitamente, la normalizzazione di attacchi a infrastrutture civili sensibili. In gioco non c'è solo il dossier iraniano, ma la credibilità dell'intero regime di non proliferazione.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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L'Iran denuncia gli attacchi contro siti nucleari posti sotto salvaguardia come i più estesi e senza precedenti nella storia dell'Agenzia, chiedendo una reazione internazionale ferma. Viene evocato il precedente del raid israeliano su Osirak del 1981 per sostenere che colpire infrastrutture civili mina il regime di non proliferazione. Normalizzare simili aggressioni, avverte Teheran, costituisce una minaccia strategica per la sicurezza globale.

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L'Iran respinge il rapporto dell'Agenzia nucleare ONU definendolo uno strumento di pressione politica, inserendo la polemica in una cronologia più ampia: gli attacchi militari di Stati Uniti e Israele sono avvenuti proprio mentre Teheran negoziava il proprio programma atomico. La perdita di capacità di monitoraggio, si sottolinea, è una diretta conseguenza dei bombardamenti subiti, non un inadempienza iraniana. Il contesto storico delle ripetute offensive durante i negoziati solleva dubbi sulla tempistica e sull'uso politico del rapporto tecnico.

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Teheran accusa l'agenzia nucleare dell'ONU di politicizzare la supervisione del suo programma atomico, sostenendo che i rapporti tecnici vengono trasformati in leve di pressione. Il viceministro degli Esteri iraniano collega le carenze di monitoraggio direttamente agli attacchi subiti da alcune installazioni. La dichiarazione viene riportata in modo lineare, limitandosi a registrare la protesta ufficiale iraniana senza ulteriori contestualizzazioni.

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