Ferrari Luce, la benedizione del Quirinale non salva il Cavallino elettrico
Debutto tra Quirinale e Vaticano, tonfo in Borsa e critiche feroci dei puristi. La prima elettrica del Cavallino riapre il dilemma del lusso italiano nella transizione.

La doppia benedizione istituzionale – il Presidente Mattarella al Quirinale e Papa Leone XIV a Castel Gandolfo – non ha risparmiato alla Ferrari Luce una tempesta perfetta. La prima elettrica di Maranello, svelata in un crescendo simbolico che ha unito John Elkann, Piero Ferrari e l’amministratore delegato Benedetto Vigna, si è trasformata in poche ore nel caso industriale più polarizzante del lusso italiano. Mentre i vertici costruivano un racconto di innovazione e identità nazionale, i mercati emettevano un verdetto impietoso: il titolo ha perso oltre l’8% a Piazza Affari, bruciando miliardi di capitalizzazione.
La reazione degli analisti finanziari, da Francoforte a Zurigo, è stata unanime. Secondo le sale operative tedesche, il design della Luce – una berlina a quattro porte firmata dall’ex Apple Jony Ive – ha deluso gli investitori, che vi hanno scorto un ibrido stilistico tra una Honda Accord e una Tesla Model 3, privo del DNA del Cavallino. Il prezzo di partenza, fissato tra i 550 e i 640mila dollari, non ha convinto una clientela abituata a identificare il marchio con il rombo dei motori a combustione, spezzando una tradizione sonora che per quasi ottant’anni ha definito l’esperienza Ferrari.
In Italia la polemica ha assunto toni culturali e quasi sentimentali. L’ex presidente Luca Cordero di Montezemolo ha parlato di «distruzione di un mito» e ha chiesto ironicamente di togliere il Cavallino rampante dalla vettura. Il commento di Flavio Briatore – «almeno questa i cinesi non ce la copieranno» – ha colto nel segno: dietro la battuta si nasconde l’incubo di un’industria nazionale che teme di non riuscire più a dettare la linea del desiderio globale, proprio mentre i produttori asiatici avanzano. Anche il leader della Lega Matteo Salvini ha ironizzato, dicendo che l’auto «sembra tutto tranne che una Ferrari».
Eppure la strategia di Maranello ha una sua logica. A differenza di Lamborghini, che ha già abbandonato i piani per una sportiva completamente elettrica, Ferrari punta a un pubblico nuovo: clienti facoltosi disposti ad accogliere innovazione tecnologica e spazi inediti – cinque posti, un bagagliaio da station wagon. L’amministratore delegato Vigna ha dichiarato di non temere le reazioni polarizzanti, scommettendo su una clientela trasversale che premia la tecnologia tanto quanto il blasone.
La scommessa di Maranello è in realtà un test per l’intero sistema-paese. Se il lusso italiano non saprà coniugare la transizione ecologica con la propria anima emozionale, il rischio è che la «distruzione del mito» lamentata da Montezemolo si traduca in un ridimensionamento irreversibile del prestigio manifatturiero europeo. La Luce, insomma, sarà ricordata non per i cavalli erogati ma per il crinale storico che ha illuminato.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
La presentazione istituzionale al Quirinale e la successiva benedizione papale collocano la Ferrari Luce in una dimensione simbolica nazionale, lontana dalle logiche di breve della Borsa. Nonostante il crollo in Borsa e le critiche feroci al design, il marchio resiste e si proietta verso il futuro, tra innovazione e tradizione.
La presentazione della Luce ha scatenato un'ondata di critiche e un crollo in borsa, perché i fan non hanno visto una vera Ferrari. Mercato e appassionati guardano con scetticismo la prima elettrica del marchio, che rompe decenni di tradizione ruggenti.
La stampa finanziaria e i social media hanno condannato la Luce come un tradimento dell'identità Ferrari, con gli investitori in fuga. Il design polarizzante, giudicato deludente e generico, solleva dubbi sulla reale volontà della clientela facoltosa di passare all'elettrico.
Papa Leone XIV è stato tra i primi a guidare la nuova Ferrari Luce, ricevuta in dono dalla delegazione aziendale. L'incontro a Castel Gandolfo è stato presentato come un evento prestigioso, sottolineando il gesto simbolico del marchio.
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