SK Hynix e Micron nel club dei mille miliardi: il boom dei chip IA traina l'Asia
La domanda di semiconduttori per l'intelligenza artificiale spinge SK Hynix e Micron oltre la soglia dei mille miliardi di dollari. Le Borse asiatiche registrano nuovi record, mentre l'Europa misura la propria dipendenza dai chip di memoria.

Il mercato dei semiconduttori ha scritto una nuova pagina mercoledì, quando la sudcoreana SK Hynix ha varcato per la prima volta il muro dei mille miliardi di dollari di capitalizzazione, raggiungendo un controvalore record di 1,12 trilioni di dollari. Poche ore prima, l'americana Micron Technology aveva toccato lo stesso traguardo, mentre Samsung Electronics lo aveva già superato all'inizio di maggio. A scatenare l'ondata di acquisti è stato l'insaziabile appetito per le memorie ad alta larghezza di banda (HBM), componenti indispensabili per i data center dell'intelligenza artificiale, dove Nvidia esercita un dominio quasi assoluto. Il titolo SK Hynix ha chiuso in rialzo del 9,3 per cento dopo un'intraday impennata fino al 14,9 per cento, mentre Micron il giorno prima era balzata di quasi il 19 per cento in scia a un rapporto di UBS che ha triplicato il target price, definendo l'azienda un pilastro strutturale dell'intero ecosistema IA.
La febbre dei chip ha rapidamente contagiato tutte le principali piazze asiatiche. L'indice Kospi di Seul è schizzato di oltre il 2 per cento, portandosi su livelli che a marzo sembravano lontanissimi, mentre la Borsa di Taiwan ha seguito il rally. A Tokyo il Nikkei 225 ha superato in mattinata quota 66.000 punti per la prima volta nella storia, per poi chiudere quasi invariato dopo un'ondata di realizzi, ma restando comunque ai massimi da oltre trent'anni. Gli analisti asiatici sottolineano che la carenza di memorie HBM non sarà colmata prima del 2028, proiettando il trio SK Hynix, Samsung e Micron in una posizione di rendita prolungata. D'altro canto gli operatori di Wall Street leggono l'ascesa dei produttori di memoria come un ampliamento geografico e settoriale della scommessa IA, finora concentrata sui progettisti di processori grafici: il denaro comincia a fluire copiosamente verso chi rende possibile l'infrastruttura fisica dell'intelligenza artificiale.
Per l'Europa, e in particolare per l'Italia, il megafono dei mille miliardi suona come un campanello d'allarme. Certo, la scia rialzista investe anche titoli tedeschi dei semiconduttori come Infineon e le attrezzature di precisione, ma il Vecchio Continente resta sostanzialmente assente dalla partita delle memorie avanzate. Bruxelles, attraverso il Chips Act, punta a raddoppiare entro il 2030 la quota europea nella produzione globale di chip, ma nel frattempo l'industria dell'auto e l'automazione industriale italiana continuano a dipendere da fornitori situati a migliaia di chilometri di distanza. L'Italia vanta alcune nicchie di eccellenza, dal design al testing, e grandi gruppi come STMicroelectronics partecipano alla catena del valore, ma la concentrazione della capacità produttiva in Corea, Taiwan e Stati Uniti espone il sistema manifatturiero a tensioni geopolitiche e a strozzature improvvise. In un mondo in cui l'IA è destinata a divorare crescenti quantità di silicio ad alte prestazioni, la partita dei mille miliardi rischia di ridefinire non solo le classifiche di Borsa, ma la stessa gerarchia industriale del pianeta.
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