Unicredit-Commerzbank: sospetti di collusione e l'appello alla BaFin
Mentre l'Ops di Unicredit sfiora potenzialmente il 50% di Commerzbank, la banca tedesca denuncia operazioni sospette e chiede l'intervento della BaFin. L'opposizione politica resta compatta.

Sullo sfondo del prolungato assedio di Unicredit a Commerzbank, la banca tedesca ha alzato il tiro nel tentativo di ostacolare la scalata: secondo fonti interne, avrebbe contattato la BaFin, l'autorità di vigilanza finanziaria tedesca, per chiedere di indagare su alcune operazioni sospette. Il sospetto è che una parte consistente delle azioni conferite all'offerta pubblica di scambio (Ops) lanciata dal gruppo italiano provenga da operatori di mercato che agiscono anche come controparti in derivati con Unicredit stessa. Ciò potrebbe configurare una collaborazione irregolare, finalizzata a facilitare il raggiungimento di una quota di controllo. L'offerta, che scambia 0,485 azioni Unicredit per ogni titolo Commerzbank, è diventata economicamente allettante solo di recente, e solo per poche ore il 3 giugno i due corsi si sono allineati, rendendo ancora più enigmatico l'afflusso di adesioni.
La mossa di Commerzbank si inserisce in un clima di forte ostilità politica in Germania. Governo, partiti e sindacati sono compatti nel respingere l'avanzata di Unicredit fin dal settembre 2024, quando il gruppo milanese rilevò un primo 9% del capitale. Da allora, l'istituto guidato da Andrea Orcel ha progressivamente incrementato la partecipazione, arrivando oggi a detenere oltre il 26% direttamente e a poter contare su un ulteriore 7,6% di azioni già conferite, oltre a una quota non trascurabile in fase di consegna. L'Ops, che scade il 15 giugno, potrebbe portarlo a superare la soglia del 50%, un traguardo che per molti osservatori tedeschi suonerebbe come una resa.
Al di là delle schermaglie legali, la vicenda rilancia il dibattito sul consolidamento bancario cross-border in Europa. L'offerta di Unicredit è stata spesso interpretata come un test per la realizzazione di un vero mercato unico bancario, ma le resistenze nazionali rimangono forti. Secondo analisti italiani, la strategia di Orcel – che combina acquisti sul mercato con strumenti derivati e l'Ops – dimostra una determinazione che potrebbe vincere anche le ultime barriere regolamentari. Al contrario, ambienti finanziari tedeschi sottolineano come il ruolo della BaFin potrebbe rivelarsi decisivo: se emergessero irregolarità, l'intera operazione rischierebbe di arenarsi, riportando indietro le lancette dell'integrazione europea.
In ogni caso, l'esito della partita avrà ripercussioni che vanno ben oltre Francoforte e Milano. L'epilogo, che sia un nulla di fatto o un via libera condizionato, influenzerà la credibilità delle autorità europee nella supervisione delle fusioni transfrontaliere. Per l'Italia, un'eventuale integrazione rafforzerebbe la presenza del sistema bancario nazionale nel cuore dell'Europa, ma anche Berlino non può ignorare il rischio di isolamento in un settore sempre più dominato da colossi francesi e spagnoli. La tensione attuale, fatta di sospetti e appelli ai regolatori, è solo l'ultimo capitolo di una saga che potrebbe ridefinire gli equilibri del credito continentale.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
La banca tedesca ha chiesto all'autorità di vigilanza finanziaria di rivedere i livelli di sostegno all'offerta d'acquisto da miliardi di euro lanciata dall'istituto italiano, dopo che quest'ultimo ha dichiarato di aver ottenuto impegni per superare la soglia del 30% e ha segnalato un'esposizione aggiuntiva tramite contratti derivati.
La stampa germanofona solleva sospetti su un'azione concertata tra poche controparti che avrebbero venduto azioni Commerzbank a UniCredit pur in assenza di convenienza economica, inducendo la banca tedesca a chiedere l'intervento della BaFin per verificare possibili intese sugli strumenti derivati, delineando una scalata strisciante.
I media italiani descrivono un assedio progressivo, con l'offerta pubblica di scambio che ha portato la partecipazione potenziale di UniCredit oltre il 50%, scatenando un fronte compatto di governo, partiti e sindacati tedeschi, e con Commerzbank che ricorre alle autorità di vigilanza e ipotizza strumenti arbitrali difensivi.
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