Trionfo e polemiche ai Campionati Europei di ginnastica ritmica: il ritorno di Russia e Bielorussia con inno e bandiera
A Varna, le atlete russe e bielorusse sono tornate a sventolare i simboli nazionali dopo 4 anni, tra l'oro di Ilteriakova, le proteste ucraine e il bronzo italiano di Raffaeli.

La decisione della Federazione Internazionale di Ginnastica (FIG) di revocare a metà maggio le restrizioni imposte dopo l'invasione dell'Ucraina ha segnato un punto di svolta. Dal 27 al 31 maggio, al Palazzo della Cultura e dello Sport di Varna, in Bulgaria, le ginnaste russe e bielorusse sono tornate a esibirsi con inni e bandiere nazionali, dopo un'assenza di quasi cinque anni dalle competizioni internazionali. Un ritorno che ha immediatamente riacceso il dibattito sul rapporto tra sport e geopolitica, mentre gli spalti e le pedane diventavano teatro di un confronto a distanza tra diverse sensibilità.
Sul piano sportivo, la giovane Sofia Ilteriakova, quindicenne, ha conquistato l'oro nel cerchio con 29,900 punti, regalando alla Russia il secondo titolo continentale dopo quello della junior Yana Zaikina. La competizione è stata serrata: la bielorussa Alina Harnasko ha chiuso a soli 29,800, mentre l'italiana Sofia Raffaeli, già stella della ritmica, ha ottenuto un bronzo di prestigio con 29,500. La Russia ha poi arricchito il bottino con argenti e bronzi in altre specialità, terminando con due ori, tre argenti e due bronzi. Un risultato che conferma la tradizione di eccellenza della scuola russa, anche se costruita in gran parte all'interno dell'accademia di Alina Kabaeva, figura simbolo e vicina al Cremlino.
Non solo Russia: il medagliere ha raccontato altre storie. Israele ha ottenuto due bronzi di squadra – nelle cinque palle e nel misto cerchi-clave – e un argento nella classifica combinata nazionale, segno di una crescita costante. La Spagna ha dominato i concorsi di gruppo, mentre l'Italia ha consolidato la propria presenza nell'élite continentale. Ma è stato il contesto politico a caricare ogni esercizio di significati ulteriori. Le atlete ucraine, come Sofia Krainska, hanno espresso il loro dissenso per la presenza di russe e bielorusse con i vessilli nazionali, ritenuta inopportuna finché prosegue il conflitto.
La FIG e l'European Gymnastics hanno motivato la riapertura con l'esigenza di tutelare l'universalità dello sport, ma la mossa rischia di creare un precedente per altre discipline e per i prossimi Giochi Olimpici. Secondo analisti di Bruxelles, il caso della ginnastica ritmica mostra quanto sia difficile separare i criteri tecnici dalle pressioni diplomatiche, mentre da Mosca si celebra il superamento dell'isolamento sportivo. Per l'Europa e l'Italia, che ambisce a un ruolo di primo piano nella ritmica, il ritorno delle potenze orientali alza il livello competitivo ma pone anche interrogativi etici destinati a ripresentarsi presto.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
La giovane promessa russa trionfa agli Europei di Varna, riconquistando la scena internazionale con inno e bandiera dopo anni di assenza. Il racconto sottolinea la superiorità tecnica e il valore simbolico del ritorno, incorniciando ogni medaglia come una rivincita sportiva e patriottica.
La squadra israeliana conquista due bronzi agli Europei di ginnastica ritmica di Varna, sfiorando l'argento per un soffio nel punteggio di esecuzione. La cronaca, pur orgogliosa, mantiene un tono misurato e descrittivo, elencando le atlete e i punteggi senza eccessi retorici, come un risultato atteso e solido.
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