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sabato 30 maggio 2026 · Edizione delle 20:00 CET

Tokyo e gli alleati intensificano la pressione su Pyongyang per i rapiti giapponesi

La premier Takaichi promette una «svolta» durante il suo mandato, mentre dieci paesi chiedono il rispetto delle sanzioni ONU. Una nuova fase diplomatica in bilico tra fermezza e apertura al dialogo.

Geopolitica3 testate3 lingue3 min letturaAgg. 23:41

In una Tokyo ancora segnata dall’emozione per la sorte dei suoi concittadini scomparsi, la premier Sanae Takaichi ha scelto la piazza di un grande raduno per lanciare a Pyongyang un messaggio tanto determinato quanto aperto: è tempo di uno «scatto coraggioso» per chiudere una ferita che dura da decenni. Davanti a circa ottocento persone, tra cui familiari delle vittime dei rapimenti avvenuti tra gli anni Settanta e Ottanta, Takaichi ha promesso di esplorare ogni strada, compresi colloqui diretti al vertice con Kim Jong-un. «Farò tutto il necessario per ottenere una svolta durante il mio mandato», ha dichiarato, rilanciando un dossier che da anni condiziona le già difficili relazioni bilaterali.

La vicenda dei cittadini giapponesi prelevati da agenti nordcoreani — diciassette i casi ufficialmente riconosciuti, di cui solo cinque rientrati nel 2002 — è molto più di un capitolo storico irrisolto: è una questione che intreccia identità nazionale, pressione dell’opinione pubblica e strategia regionale. Takuya Yokota, fratello di Megumi, rapita a tredici anni nel 1977, ha sintetizzato il sentimento collettivo parlando di un Paese che «non si arrenderà mai» e invitando Kim a liberare tutti i sequestrati per «costruire un futuro luminoso per entrambe le nazioni». Un appello che, secondo l’ottica di Tokyo, può aprire una fase nuova, purché Pyongyang abbandoni la consueta chiusura.

Parallelamente, sul fronte multilaterale, il Giappone continua a tessere una rete di pressione diplomatica. La scorsa settimana, insieme a Stati Uniti, Corea del Sud, Italia e altri sei paesi, ha sottoscritto una dichiarazione congiunta che esorta il Comitato per le sanzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU ad agire contro dodici navi, cinque delle quali coinvolte in esportazioni illegali di carbone e minerale ferroso verso la Corea del Nord. L’iniziativa, promossa da Tokyo, segnala la volontà di non allentare la morsa economica su un regime che, secondo gli analisti di Bruxelles, continua a finanziare i suoi programmi missilistici proprio attraverso questi traffici illeciti.

L’intersezione tra la dimensione umanitaria e quella securitaria rivela la complessità della partita. Da una parte, la diplomazia giapponese, sostenuta da Washington e Seul, insiste sulla risoluzione della questione come precondizione per qualsiasi allentamento delle sanzioni; dall’altra, l’ottica di Pechino, che resta il principale canale di dialogo con Pyongyang, suggerisce che progressi tangibili potrebbero arrivare solo attraverso un coinvolgimento più diretto e concessioni reciproche. L’Italia, tra i firmatari della dichiarazione, partecipa a questo sforzo collettivo in nome della non proliferazione, ma anche nella consapevolezza che la stabilità della penisola coreana ha ripercussioni globali.

In questo scenario, la promessa di Takaichi di una «svolta» rappresenta una scommessa ad alto rischio. L’eventuale disponibilità di Kim a discutere i rapiti segnerebbe un cambiamento di rotta significativo, ma la storia recente — fatta di aperture solo simboliche e repentini arretramenti — invita alla cautela. Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, resta cruciale sostenere il quadro sanzionatorio senza precludere spiragli di dialogo: un equilibrio delicato, che potrebbe definire i prossimi passi della comunità internazionale verso uno dei regimi più opachi del pianeta.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Le famiglie delle vittime di rapimento da parte della Corea del Nord chiedono con urgenza il ritorno immediato dei loro cari, sottolineando il tempo che passa mentre i genitori invecchiano. Il primo ministro Takaichi promette di risolvere la questione a ogni costo e invita Kim Jong-un a compiere un passo coraggioso. Il raduno esprime dolore e determinazione, con una forte carica emotiva.

Stampa europea continentaledistaccopragmatismo

Un raduno a Tokyo chiede il rimpatrio dei rapiti, ma l'attenzione si sposta anche sulle violazioni delle sanzioni ONU da parte della Corea del Nord. Dieci paesi, tra cui Giappone, Stati Uniti e diverse nazioni europee, esigono l'applicazione delle misure contro Pyongyang, evidenziando il traffico illecito di carbone e ferro. L'approccio è pragmatico e incentrato sul rispetto del diritto internazionale.

Stampa cinese/ statopragmatismodistacco

Il primo ministro giapponese Takaichi si impegna a ottenere una svolta nel caso dei rapimenti, valutando anche un eventuale vertice con Kim Jong-un. La questione, che dura da decenni, viene presentata come un problema da risolvere attraverso il dialogo e gesti coraggiosi. La narrazione è misurata e pragmatica, con un accento sulla diplomazia.

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3 testate · 3 lingue · finestra 24 ore

The Mainichi Shimbun30 mag, 15:35
South China Morning Post (SCMP)30 mag, 13:23
Adnkronos30 mag, 15:36