Iran accusa Trump di tradire la diplomazia: blocco navale e richieste eccessive
Teheran denuncia il terzo tradimento diplomatico di Washington, mentre lo Stretto di Hormuz resta ostaggio di una partita nucleare irrisolta.

Accuse roventi da Teheran alimentano la spirale di tensione con Washington. Il consigliere della Guida Suprema iraniana Mohsen Rezaei ha denunciato il presidente Donald Trump per aver «tradito per la terza volta la diplomazia», proseguendo il blocco navale nonostante l'annunciato allentamento. Marinai iraniani continuano a ricevere avvertimenti dalle navi da guerra americane nello Stretto di Hormuz, smentendo l'immagine di un disgelo. La replica di Rezaei, affidata a un post su X, accusa l'Amministrazione di avanzare «richieste eccessive» e di non essere realmente interessata a un negoziato.
Dietro le quinte, Washington appare divisa. Venerdì Trump ha riunito i principali consiglieri per definire una «soluzione finale» sulla proroga del cessate il fuoco con l'Iran, ma il vertice si è chiuso senza un piano operativo. Il Segretario alla Difesa Hegseth ha però ribadito che gli Stati Uniti sono «pronti a tutti gli scenari», un messaggio che da Teheran viene letto come ennesima prova di un approccio bellicista mascherato da diplomazia. Fonti iraniane, citate dall'agenzia Fars, liquidano le dichiarazioni pubbliche di Trump come «un misto di verità e menzogne» volto a far apparire Washington vincitrice.
La frustrazione iraniana è cresciuta nelle ultime settimane. Rezaei aveva già avvertito, in un'intervista all'emittente cinese CGTN, che l'Iran avrebbe «spezzato il blocco con il negoziato o, in mancanza, con l'azione diretta». Una minaccia che riecheggia in un momento in cui lo Stretto di Hormuz resta il crocevia di una partita nucleare irrisolta. Il rischio di un'escalation non riguarda solo il Golfo Persico: per l'Europa, e in particolare per un'Italia fortemente dipendente dalle importazioni energetiche, un'instabilità prolungata si tradurrebbe in ripercussioni immediate sui mercati e sulla sicurezza degli approvvigionamenti.
La comunità internazionale osserva con apprensione. Analisti europei sottolineano come il continuo gioco al rialzo possa vanificare anni di diplomazia multilaterale, a partire dall'accordo nucleare del 2015 ormai in frantumi. Da Mosca si tende a interpretare la crisi come sintomo di una più ampia ridefinizione degli equilibri mediorientali, mentre Pechino invita alla moderazione. Nel braccio di ferro tra le due sponde dell'Atlantico, l'unica certezza è che il tempo gioca contro entrambi. Senza un gesto di autentica distensione, il «tunnel buio» evocato da Rezaei potrebbe diventare profezia.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
L'Iran accusa il presidente americano di aver tradito per la terza volta la diplomazia, proseguendo il blocco navale e avanzando richieste inaccettabili. Teheran sostiene che Washington non ha alcuna reale volontà negoziale e minaccia di rompere il blocco con l'azione diretta se le trattative fallissero.
Il contenzioso tra Washington e Teheran si inasprisce: l'Iran denuncia che le promesse americane di revocare il blocco navale non sono state mantenute, mentre gli Stati Uniti affermano di aver già rimosso le restrizioni. Equipaggi iraniani segnalano tuttavia di continuare a ricevere avvertimenti dalle navi da guerra statunitensi, lasciando in sospeso la veridicità delle rispettive dichiarazioni.
Teheran dichiara che il presidente americano non ha reale intenzione di negoziare, mantenendo la pressione marittima e ponendo condizioni esagerate al tavolo del dialogo. La denuncia iraniana dipinge la diplomazia come un pretesto e prefigura un approccio coercitivo di Washington.
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