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Terreni da 'tarkam' per il Giappone in Messico: la vergogna diventa virale

A Monterrey la nazionale nipponica ha dovuto cambiare campo d'allenamento due volte per le buche e il terreno duro. Le parole di Kubo: «Avevamo paura di infortunarci». Imbarazzo in America Latina, ilarità in Asia.

Sport6 testate3 lingue3 min letturaAgg. 04:21

L'arrivo del Giappone a Monterrey per l'adattamento climatico in vista del Mondiale 2026 si è trasformato in un caso diplomatico-sportivo quando i calciatori, dopo aver ispezionato il primo campo destinato agli allenamenti, hanno espresso timori concreti per la propria incolumità. La struttura, messa a disposizione dal club Tigres presso la Facoltà di Medicina, presentava un manto erboso disomogeneo, buche profonde e zone talmente indurite da rendere pericoloso ogni contrasto. «Il campo era molto duro, c'erano buche, non andava bene. Abbiamo dovuto cambiare perché i giocatori avevano paura di scattare, di lottare su ogni pallone», ha dichiarato l'attaccante Takefusa Kubo, sintetizzando il disagio di tutta la spedizione. Dopo un primo, parziale trasferimento presso un impianto destinato alla Under-19 giapponese, la delegazione ha infine ottenuto di potersi allenare a El Barrial, il centro sportivo del Monterrey, dove le condizioni sono risultate nettamente migliori.

Le reazioni mediatiche hanno ricalcato le differenti sensibilità culturali e geopolitiche. In Messico, la stampa ha parlato senza mezzi termini di «oso» e «papelón», sottolineando l'imbarazzo per una figuraccia capace di incrinare l'immagine del Paese come co-organizzatore del torneo. In Argentina, il caso è stato rilanciato con toni tra lo sdegnato e il divertito, descrivendo la «cancha lamentable» e il «papelón» in chiave critica verso lo storico rivale calcistico messicano. Dall'Asia, e in particolare dall'Indonesia, ha fatto rapidamente il giro dei social il termine «tarkam», espressione colloquiale che indica un campo di periferia indegno di un professionista, alimentando un'ondata di ironia e preoccupazione tra i tifosi giapponesi. Solo le fonti arabe hanno riportato con distacco le dichiarazioni del direttore tecnico della federazione, Masakune Yamamoto, il quale ha ammesso le difficoltà logistiche senza però drammatizzare, confermando che la squadra si è infine adattata.

La vicenda assume un rilievo che va oltre il singolo episodio. Inserita nel quadro dei preparativi per il primo Mondiale a tre Paesi, la mancanza di standard adeguati in una città chiave come Monterrey solleva interrogativi sulla reale capacità del Messico di garantire strutture all'altezza, specie in una fase in cui i ritardi infrastrutturali sono già oggetto di attenzione da parte della FIFA. Per una nazionale come quella giapponese, abituata a standard elevati di organizzazione e attenta al dettaglio, l'accaduto rappresenta una distrazione potenzialmente pericolosa sul piano della concentrazione e della preparazione atletica, in particolare per l'adattamento all'altura e al clima. L'Europa calcistica, pur non coinvolta direttamente nella fase di organizzazione, osserva con interesse: la capacità di un Paese di accogliere eventi di tale portata influisce sulle future assegnazioni e sulla riconfigurazione degli equilibri tra le federazioni continentali.

Mentre la squadra di Hajime Moriyasu riprende il lavoro a El Barrial, l'incidente di Monterrey lascia una scia di diffidenza e un monito per gli organizzatori. Il Giappone, che punta a superare gli ottavi di finale dopo le buone prove del 2022, dovrà in ogni caso metabolizzare in fretta il contraccolpo, puntando sulla resilienza mentale che da sempre caratterizza i 'samurai azzurri'. Per il Messico, l'episodio è un campanello d'allarme che richiama alla necessità di un controllo più rigoroso sulle sedi promesse, per evitare che la festa planetaria venga offuscata da negligenze evitabili.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa latinoamericana · mercatoStampa sud-est asiaticaStampa arabo levante-Maghreb
Stampa latinoamericana/ mercatoindignazioneallarme

Un'ondata di indignazione ha investito Monterrey dopo che le nazionali di Svezia e Giappone hanno rifiutato il campo dell'Estadio Universitario e denunciato le condizioni pericolose dei terreni di gioco. La figuraccia organizzativa messicana è aggravata dalle parole del giapponese Takefusa Kubo, che ha ammesso la paura di infortunarsi a causa delle buche e del terreno durissimo. L'incidente diventa un simbolo dell'impreparazione del paese ospitante a pochi giorni dal Mondiale.

Stampa sud-est asiaticaschadenfreudeironia

Attraverso un paragone pungente con i campi di calcio di villaggio, il Sud-est asiatico ha accolto con ironia le disavventure giapponesi in Messico. L'immagine delle strutture di allenamento scadenti, costate due cambi di programma e una protesta formale, è diventata virale come un caso di organizzazione da 'tarkam', il calcio amatoriale locale. Nessuna indignazione, piuttosto un sorriso di superiorità per l'imbarazzo altrui.

Stampa arabo levante-Maghrebdistaccopragmatismo

La stampa araba del Levante e del Maghreb registra con distacco gli ostacoli logistici incontrati dal Giappone a Monterrey. Si descrivono i due cambi di campo di allenamento causati dal cattivo stato del terreno, citando fonti giapponesi senza esprimere giudizi morali. La cronaca rimane sobria, limitandosi a constatare le difficoltà tecniche che precedono l'avvio del Mondiale.

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