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venerdì 12 giugno 2026 · Edizione delle 20:00 CET

Tel Aviv, il Pride torna dopo la guerra: festa blindata e dissenso vietato

Oltre 100mila persone hanno sfilato sul lungomare, ma la polizia ha bloccato chi indossava magliette contro il ministro Ben-Gvir. Tra droni e fucili d’assalto, la parata rivendica uno spazio di libertà in un Medio Oriente ostile.

Società5 testate3 lingue3 min letturaAgg. 20:59

Dopo due anni di silenzio forzato, il Pride di Tel Aviv è tornato a riempire il lungomare con bandiere arcobaleno, carri allegorici e musica latina, radunando oltre centomila partecipanti secondo le stime municipali. L’evento, giunto alla sua ventottesima edizione, era stato cancellato prima per l’offensiva su Gaza seguita al 7 ottobre 2023 e poi per la guerra con l’Iran del 2025. La parata si è svolta sotto un dispositivo di sicurezza senza precedenti: droni, elicotteri, moto d’acqua e più di mille agenti con fucili d’assalto, a protezione di quello che resta l’unico grande Pride del Medio Oriente. «Elicotteri, droni e forze speciali proteggono questo Pride», ha spiegato il portavoce della polizia Dean Elsdunne alla stampa tedesca, mentre in gran parte della regione le persone omosessuali affrontano persecuzioni e condanne a morte.

Eppure, la festa della diversità ha mostrato crepe significative sul fronte della libertà di espressione. Secondo i media israeliani, diverse persone sono state fermate ai varchi di sicurezza perché indossavano magliette o portavano cartelli contro il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir, esponente dell’estrema destra al governo. Una donna con una canottiera arcobaleno recante la scritta «FCK BNGVR» è stata bloccata dalla polizia. Alla domanda «Per la maglietta?», un agente ha risposto: «Sì, lo sapevi già e hai portato una telecamera. Puoi dire quello che vuoi, ma non in questa zona». L’episodio ha sollevato interrogativi sulla tenuta dello spazio pubblico in Israele, dove la critica politica sembra tollerata solo entro confini sempre più ristretti.

Un dettaglio colto da un osservatorio latinoamericano aggiunge una dimensione regionale alla vicenda: alcuni partecipanti hanno esibito un cartone con la fotografia del leader supremo iraniano, ritoccato con trucco e un bikini a stampa arcobaleno. Il gesto, tanto irriverente quanto politico, proiettava sul corteo l’ombra del conflitto con Teheran, ricordando che la guerra del 2025 è ancora una ferita aperta. Intanto, tra i partecipanti, la gioia era genuina: «Ho quarant’anni e aspettavo il Pride da quando ero bambino», ha raccontato Orion Tree, un vivaista intervistato dalla stampa internazionale, «sono davvero felice di essere qui».

La parata di Tel Aviv si conferma così un microcosmo delle contraddizioni israeliane: un’isola di libertà sessuale in un vicinato ostile, ma anche un laboratorio dove la democrazia mostra segni di affaticamento. Gli osservatori europei sottolineano il contrasto stridente con i Paesi circostanti, dove l’omosessualità è criminalizzata, e leggono nella massiccia partecipazione un atto di resistenza culturale. Al tempo stesso, la censura del dissenso anti-governativo rivela una tensione interna che va oltre le minacce esterne. Mentre i droni sorvolavano la spiaggia, la domanda che molti si pongono è se il ritorno del Pride rappresenti una normalizzazione effimera o l’inizio di una stagione in cui la rivendicazione dei diritti potrà di nuovo includere, senza filtri, anche la critica al potere.

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Bild12 giu, 19:22
Al-Monitor Iran Pulse12 giu, 19:23
Jerusalem Post12 giu, 18:24
Haaretz English12 giu, 12:46
Aristegui Noticias12 giu, 19:25