Sulzberger accusa le AI di furto intellettuale: "Minacciano il giornalismo"
Al Congresso mondiale dei media, il publisher del New York Times ha denunciato un “furto sfacciato di proprietà intellettuale” da parte delle Big Tech, invocando un fronte unito dell'informazione.

Il congresso mondiale degli editori (WAN-IFRA), riunitosi a Marsiglia, è stato teatro di un duro atto d’accusa contro le grandi aziende dell’intelligenza artificiale. Arthur Gregg Sulzberger, presidente ed editore del New York Times, ha denunciato un “furto sfacciato di proprietà intellettuale su scala senza precedenti”, che egli definisce il “peccato originale” dei modelli linguistici come ChatGPT e Gemini. Le parole di Sulzberger risuonano in un ecosistema mediatico globale che guarda con crescente preoccupazione all’appropriazione non autorizzata di contenuti giornalistici da parte di colossi come OpenAI, Microsoft e Meta – un parassitismo che richiama, per l’editore, la pirateria dei tempi di Napster.
Le reazioni all’intervento sono state molteplici e rivelano tensioni trasversali. Fonti europee sottolineano come il discorso si inserisca in un quadro normativo in evoluzione: l’Unione è in prima linea con l’AI Act, che impone obblighi di trasparenza sui dati di addestramento, ma gli editori del Vecchio Continente reclamano meccanismi di compensazione più incisivi. In America Latina, testate colombiane e brasiliane hanno ripreso con enfasi la metafora del “robo”, mentre dal Medio Oriente si evidenzia un monito universale sul futuro dell’informazione indipendente. Non meno significativa è la prospettiva asiatica: organi di stampa cinesi hanno messo in luce la difesa di Sulzberger da accuse di anti-innovazione, ricordando come lo stesso NYT utilizzi l’IA in modo etico per migliorare il lavoro redazionale, sotto la supervisione umana. Tuttavia, il sospetto verso Big Tech è condiviso: l’avidità delle imprese, già padrone di enormi capitali, minaccerebbe la stessa sopravvivenza dell’inchiesta costosa e difficile.
Sulzberger non è nuovo a posizioni critiche verso la Silicon Valley: il suo giornale ha intentato causa contro OpenAI e Microsoft per violazione del copyright, un fronte legale che potrebbe fare scuola. Ma il suo intervento mira a svegliare anche i colleghi, rei di essere stati “troppo discreti, troppo passivi e troppo divisi”. La frammentazione del settore, secondo questa analisi, ha favorito l’espropriazione di valore. Il publisher ha citato un ricercatore Microsoft che ammetteva come i grandi modelli linguistici siano progettati per sostituire il lavoro giornalistico proprio con i dati su cui sono addestrati – rivelazione che getta luce sulle ambizioni delle piattaforme.
In prospettiva, la sfida è definire un equilibrio tra innovazione e diritti. Senza un quadro che riconosca il valore della “prima bozza della storia”, il rischio è un impoverimento degli spazi pubblici: un mondo con meno reporter, meno voci verificate, e più sintesi automatiche. Per l’Europa e l’Italia, dove il pluralismo informativo è presidio democratico, la questione è vitale. L’auspicio, ha concluso Sulzberger, non è fermare l’IA ma indirizzarla verso scelte che non sacrifichino la creatività e la verità. Un monito che, da Marsiglia, interpella governi, tribunali e cittadini.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Il direttore del New York Times lancia un allarme senza precedenti: le aziende di intelligenza artificiale stanno svuotando il giornalismo rubando contenuti protetti su scala industriale. Il parallelo con il caso Napster e la pirateria digitale rende l'accusa di parassitismo tanto netta quanto drammatica. Dietro la denuncia si profila un appello urgente all'unità dei media, perché senza una reazione immediata il lavoro di inchiesta e di cronaca sarà sempre più raro.
Il publisher del New York Times accusa le aziende di IA di appropriazione indebita di contenuti, in un intervento che rilancia il dibattito sulla sostenibilità dell'informazione. La denuncia viene riportata con una certa cautela, sottolineando il rischio concreto di un futuro con meno giornalisti ma mantenendo uno sguardo sobrio sulla portata della minaccia. La copertura resta distaccata, concentrata sui fatti esposti durante il congresso mondiale degli editori.
L'attacco del publisher del New York Times alle aziende di IA segna un punto di svolta nel lungo braccio di ferro tra editori e Silicon Valley. Il discorso di Marsiglia intreccia l'allarme sulla fine del giornalismo con una strategia di pressione legale ed economica, puntando a una contrattazione collettiva per licenze e compensi. Lo scontro è inquadrato come la nuova frontiera del diritto d'autore, con i tribunali che presto dovranno decidere se l'addestramento dell'IA costituisca furto o fair use.
Mentre l'editore di una testata liberale statunitense si lamenta di un presunto furto da parte dell'IA, i commentatori russi osservano con ironia il panico di chi ha a lungo predicato la superiorità del mercato. La denuncia viene inquadrata come l'ennesima manovra di un sistema mediatico in declino, incapace di adattarsi alla tecnologia. Il discorso offre l'occasione per evidenziare le contraddizioni occidentali in materia di diritti digitali e sovranità dell'informazione.
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