Petrolio a 90$, raid su Teheran: le Borse in altalena tra IA e guerra
Nuovi attacchi americani sull'Iran gelano le speranze di tregua, mandano in rosso Wall Street e affossano Sydney. Ma l’intelligenza artificiale tiene a galla il Nasdaq. L’Europa osserva con apprensione lo stretto di Hormuz.

Bastano pochi missili a cancellare la fragile tregua. I nuovi raid statunitensi sulle posizioni iraniane, seguiti dall’imposizione di sanzioni mirate a colpire le navi che transitano per lo stretto di Hormuz, hanno gelato i mercati globali. Wall Street, che nel corso della settimana aveva ritoccato i record grazie alla grande corsa dei semiconduttori, ha invertito bruscamente la rotta, mentre a Sydney l’indice S&P/ASX 200 ha perso l’1,4 per cento, bruciando 45 miliardi di dollari australiani di capitalizzazione. Come sintetizza un analista della piazza finanziaria australiana, «i mercati fremono in attesa di un accordo tra Stati Uniti e Iran, ma ogni giorno che passa logora la pazienza».
Eppure, appena ventiquattr’ore prima, l’atmosfera era ben diversa. Il Nasdaq e il Dow Jones avevano aggiornato i massimi dell’anno, spinti da un rally che in meno di due mesi ha visto le grandi protagoniste dell’intelligenza artificiale recuperare il terreno perso a febbraio. Secondo gli analisti finanziari in Europa, il dubbio sulla reale redditività degli enormi investimenti nell’IA non è scomparso, ma è stato momentaneamente archiviato dalla forza dei fondamentali di colossi come Nvidia e Alphabet. «Da inizio aprile alla prima metà di maggio abbiamo assistito a una nuova accelerazione, perché i mercati hanno scelto di guardare oltre la guerra», spiega Jérôme Schupp, strategist di un primario istituto ginevrino, a proposito di un 2025 che, nonostante le bombe, vede il Nasdaq guadagnare quasi il 15 per cento da gennaio.
Il fragile equilibrio si regge su un filo diplomatico. Da Teheran fanno sapere che i contatti indiretti con Washington proseguono e che la questione delle riserve di uranio altamente arricchito non sarebbe al momento sul tavolo. Ma l’amministrazione americana, per bocca del segretario di Stato Marco Rubio, raffredda le speranze: qualsiasi intesa richiederà ancora giorni, forse settimane, e non è affatto garantita. Il greggio Brent, che era sceso sotto i 96 dollari proprio sulle prime voci di dialogo, è tornato a fiammeggiare oltre i 90 dollari nella seduta successiva alle nuove ostilità, ricordando quanto il premio di rischio geopolitico resti elevato.
Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, il nodo è di vitale importanza. Lo stretto di Hormuz, da cui transita una quota significativa del petrolio e del gas liquefatto che alimentano le economie del Mediterraneo, torna a essere un punto di strozzatura. A Bruxelles si guarda con preoccupazione a un’escalation che potrebbe ripercuotersi sui listini del Vecchio Continente, già alle prese con una crescita anemica e con i costi della transizione energetica. L’impennata delle quotazioni, unita alla volatilità dei titoli di Stato – i rendimenti obbligazionari sono saliti in scia alle tensioni – rischia di comprimere ulteriormente i margini di manovra dei governi.
Gli investitori sono così chiamati a un difficile equilibrismo tra due forze opposte: da un lato la potenza dirompente dell’innovazione tecnologica, che spinge al rialzo i listini come se la geopolitica fosse un rumore di fondo; dall’altro la concretezza di una crisi militare che può, in poche ore, riportare l’attenzione sulla dipendenza energetica e sulle strozzature del commercio globale. La sensazione, diffusa tanto a Wall Street quanto nelle sale operative di Sydney e Zurigo, è che i mercati stiano prezzando entrambe le narrazioni, senza ancora decidersi quale delle due sia destinata a prevalere.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Il mercato azionario statunitense interrompe la sua ascesa record mentre il prezzo del petrolio sale dopo i nuovi attacchi americani contro l'Iran. Si respira un clima di allerta per le tensioni in Medio Oriente, con commenti critici che sottolineano come gli Stati Uniti traggano profitto dalla guerra.
L'ASX crolla dell'1,4% cancellando 45 miliardi di dollari dopo l'escalation in Medio Oriente. I nuovi attacchi statunitensi contro l'Iran fanno impennare il petrolio e innescano un'ondata di vendite sui mercati, mentre cresce l'urgenza per i rischi geopolitici.
Nonostante la guerra in Iran, i listini azionari americani continuano a segnare nuovi record grazie al boom dei semiconduttori. L'impatto del conflitto è stato minimo e rapidamente assorbito, con gli investitori concentrati sulle performance tecnologiche.
Questa notizia è apparsa su
5 testate · 3 lingue · finestra 24 ore