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Mosca, i conti della guerra non tornano: allarme del Tesoro e della Banca centrale

Il ministero delle Finanze e la Banca centrale avvertono Putin: la spesa militare è insostenibile e porta a un deficit pericoloso. Il Cremlino cerca risparmi sui servizi civili, ma il ministero della Difesa chiede più fondi.

Economia7 testate4 lingue3 min letturaAgg. 01:10

Un'allerta senza precedenti: così Bloomberg descrive l'avvertimento che il ministero delle Finanze e la Banca centrale russa avrebbero lanciato al presidente Vladimir Putin. La spesa militare per la guerra in Ucraina, ai livelli attuali, rischia di far deragliare il bilancio federale. È il segnale più forte di tensioni interne al Cremlino dall'inizio dell'invasione su vasta scala, secondo fonti che hanno parlato in via confidenziale. La rottura non è solo tecnica: oppone il blocco economico del governo, fautore del rigore, al ministero della Difesa e ai suoi alleati politici, convinti che ogni taglio metterebbe a repentaglio la macchina bellica.

Le cifre sono drammatiche. Nei primi quattro mesi dell'anno, secondo quanto riporta la stampa tedesca, il deficit avrebbe raggiunto i 5,9 trilioni di rubli (circa 70,5 miliardi di euro). Il ministero della Difesa, dal canto suo, prevede un fabbisogno aggiuntivo fino a 3 trilioni di rubli per il 2026. I tecnici di via Neglinnaja sostengono che senza un drastico aumento dell'efficienza della spesa pubblica, ogni aggiustamento sarà vano. Ma i vertici militari resistono: per loro, l'industria della difesa è ormai il motore dell'economia, e i tagli rischierebbero un effetto domino sull'occupazione e sugli appalti connessi.

Putin, informato delle difficoltà, avrebbe però scelto una via intermedia: niente ritirata sul fronte ucraino, ma una stretta sulle spese civili. L'ordine impartito è di cercare risparmi altrove, senza toccare gli stanziamenti per la guerra. Una scelta che conferma la priorità assoluta dell'offensiva, anche a costo di aumentare la pressione sulla popolazione e sugli investimenti in infrastrutture e welfare. Da Teheran, dove l'economia soffre sanzioni simili, l'agenzia iraniana ha ripreso la notizia, evidenziando come il timore di un collasso finanziario sia ormai condiviso da una cerchia sempre più ampia di funzionari russi.

Per l'Italia e l'Europa, la notizia ha un duplice risvolto. Da un lato conferma che la strategia delle sanzioni e del sostegno a Kyiv sta erodendo le capacità di Mosca, anche se più lentamente del previsto. Dall'altro, una Russia con i conti pubblici fuori controllo è fonte di imprevedibilità: un default, o un'inflazione galoppante, potrebbero spingere il Cremlino verso mosse disperate o, al contrario, verso un congelamento del conflitto. Gli analisti di Bruxelles osservano che il braccio di ferro fra banchieri centrali e generali riflette dinamiche tipiche delle autocrazie militarizzate, dove la razionalità economica cede alla logica del potere. In attesa di verifiche, il 2026 si profila come un anno di resa dei conti, non solo sul campo di battaglia.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Persino il Cremlino viene messo in guardia: il ministero delle Finanze e la banca centrale russa avvertono che la guerra in Ucraina sta diventando impagabile, con un deficit di bilancio a livelli record. I tecnici propongono tagli alle spese militari, ma il ministero della Difesa resiste, segnalando una spaccatura pericolosa ai vertici del potere. La situazione viene descritta come il segnale che il conflitto di Putin è insostenibile.

Stampa russa e CSI/ statoscetticismopragmatismo

Secondo un'agenzia occidentale, il ministero delle Finanze e la banca centrale hanno informato il Cremlino che l'attuale livello di spesa per la difesa sta creando un deficit pericoloso. Viene definito il più serio segnale di disaccordo all'interno del governo dall'inizio dell'operazione militare speciale. Mentre il blocco economico raccomanda tagli, il ministero della Difesa insiste che l'occupazione generata dal complesso militare-industriale giova all'economia, e che proprio i tagli la danneggerebbero.

Stampa iraniana e affini/ regimescetticismodistacco

Un'agenzia di stampa straniera sostiene che funzionari russi del ministero delle Finanze e della banca centrale abbiano messo in guardia Putin sull'aumento pericoloso del deficit di bilancio dovuto alle spese militari. La notizia viene trattata con scetticismo, presentata come una semplice affermazione dei media occidentali. Il quadro descritto lascia intendere l'esistenza di disaccordi, ma senza conferme proprie.

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