Lyhanna, la giustizia francese sotto accusa e un'onda di indignazione europea
I funerali della bambina di 11 anni uccisa da un pedocriminale già segnalato più volte hanno scatenato in Francia una crisi di fiducia nelle istituzioni, con echi in Italia e nel Regno Unito.

Fleurance, duemila anime nel Gers, ha seppellito la sua bambina in un silenzio carico di collera. Duecento persone hanno accompagnato Lyhanna, 11 anni, uccisa da Jérôme Barella, il quarantunenne padre di una sua amica, già denunciato per abusi su minori ma mai interrogato né arrestato. Le bandiere a mezz’asta davanti ai municipi della regione, i messaggi lasciati all’ingresso della scuola media Hubert-Reeves – «Lotteremo per te e per tutte le vittime minorenni» – raccontano un lutto che è subito diventato accusa collettiva contro lo Stato. La stampa britannica ha sottolineato come il sospettato fosse stato segnalato nove mesi prima senza che la polizia lo convocasse, mentre i media italiani hanno parlato di una «macchia sullo Stato» che riapre ferite mai rimarginate.
Dietro l’emozione si è rapidamente imposta la domanda sulle responsabilità sistemiche. L’Office des mineurs (Ofmin) non aveva trattato un allarme giunto nel 2023 dal National Center for Missing and Exploited Children statunitense: «un segnale molto debole in un oceano di segnali», ha spiegato una fonte di polizia, ricordando che ogni anno arrivano oltre trecentomila notifiche. Eppure quel segnale, se incrociato con le denunce già presenti sul territorio, avrebbe potuto interrompere la catena di errori. La vicenda ha così messo a nudo la frammentazione delle banche dati e la cronica difficoltà di coordinamento tra uffici giudiziari e forze dell’ordine, un problema che osservatori di Bruxelles considerano comune a diversi paesi dell’Unione, dove i sistemi di protezione dei minori faticano a dialogare oltre frontiera.
La reazione corporativa della magistratura ha aggravato lo scontro. I sindacati dei giudici hanno invocato la cronica carenza di mezzi, ma l’ex giudice istruttore Hervé Lehman ha rotto il fronte sostenendo che «invocare il manque de moyens permet surtout à la justice de ne rien changer à ses modes de fonctionnement». Secondo Lehman, il discorso miserabilista serve da facciata per eludere la responsabilità individuale dei magistrati. Laurence de Charette, sempre su Le Figaro, ha evocato il fantasma del caso Outreau, il fiasco giudiziario in cui tredici innocenti trascorsero anni in carcere, per denunciare una magistratura che «non intende fare il proprio esame di coscienza, né rendere conto». La settimana nera della giustizia francese, con il ministro costretto a rispondere in Parlamento e la sfiducia popolare ai massimi storici, ha mostrato quanto il corporativismo possa trasformare un dramma in una crisi istituzionale.
L’affaire Lyhanna non è soltanto una tragedia francese. L’attenzione con cui la stampa italiana e britannica l’ha seguita rivela una sensibilità europea verso i fallimenti dei sistemi di tutela dell’infanzia. A Bruxelles si guarda con preoccupazione alla direttiva sulla protezione dei minori online e allo scambio transfrontaliero di segnalazioni, mentre il caso francese rischia di diventare un precedente nel dibattito sulla responsabilità penale dei funzionari pubblici che omettono di agire. La domanda che Fleurance consegna all’Europa è se la moltiplicazione degli uffici e dei protocolli possa davvero sostituire la capacità di un sistema di fermarsi, ascoltare un segnale debole e proteggere una vita.
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