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Libano, escalation di raid israeliani nonostante l'apertura diplomatica con l'Iran

Mentre Trump annuncia un'intesa con Teheran, Israele colpisce 310 obiettivi Hezbollah in una settimana. Le milizie sciite rivendicano 24 operazioni. Cresce il timore di un conflitto regionale.

Geopolitica6 testate2 lingue3 min letturaAgg. 20:47

La notte tra giovedì e venerdì il sud del Libano è stato scosso da una nuova ondata di attacchi israeliani, proprio mentre da Washington giungeva notizia di una possibile intesa tra Stati Uniti e Iran che includerebbe il dossier libanese. Il contrasto tra la diplomazia e la polvere sollevata dai bombardamenti definisce la natura precaria di questa fase: un cessate il fuoco violato quotidianamente, con Israele che rivendica la necessità di smantellare le infrastrutture di Hezbollah e il Partito di Dio che risponde con droni e missili, in un ciclo che erode ogni residuo di deterrenza.

Secondo fonti libanesi, i raid aerei e i colpi di artiglieria hanno colpito una quindicina di località nelle province di Nabatieh e Bint Jbeil, tra cui Majdal Zoun, Toulin, Jebchit, Sohmor e il quartiere di Burj Qallawiyah. I droni israeliani hanno sorvolato a bassa quota la città di Nabatieh e la vicina Bisariyeh, mentre le forze di terra hanno fatto brillare cariche esplosive nei pressi di Khiam. Il sindaco di Sarafand, Ali Khalifeh, ha diramato un appello urgente alla popolazione perché evacuasse ordinatamente, chiudendo negozi e ristoranti e lasciando libere le strade per i soccorsi. L'esercito israeliano, da parte sua, ha dichiarato di aver condotto circa 310 attacchi contro postazioni di Hezbollah nell'ultima settimana, eliminando circa 80 miliziani, e ha diffuso un video di un'operazione nel villaggio di Dibbine, a dodici chilometri dal confine.

La narrazione dei due fronti è speculare e inconciliabile. Hezbollah ha rivendicato 24 operazioni in 24 ore, tra cui attacchi con droni e missili contro postazioni israeliane, mentre i media di Tel Aviv ammettono una «significativa preoccupazione» tra i comandanti per l'erosione della capacità di deterrenza. Fonti iraniane riferiscono di scontri diretti tra combattenti di Hezbollah e soldati israeliani nella valle di Wadi al-Hujair, e di bombardamenti anche nella Bekaa occidentale, segno che il conflitto non è più confinato alla fascia di frontiera. L'ottica di Teheran, che sostiene il Partito di Dio, legge questi sviluppi come una prova di resistenza efficace, mentre gli analisti di Bruxelles osservano con crescente allarme il rischio di una guerra su larga scala che coinvolgerebbe le missioni UNIFIL e gli interessi energetici nel Mediterraneo orientale.

L'annuncio del presidente Trump su una «memorandum d'intesa» con l'Iran che abbraccerebbe anche il Libano introduce una variabile imprevedibile. Se da un lato potrebbe offrire una via d'uscita negoziale, dall'altro rischia di essere interpretato da Israele come una finestra da sfruttare militarmente prima di qualsiasi congelamento. In questo senso, l'intensificazione dei raid appare come un messaggio: Gerusalemme non intende subordinare la propria sicurezza a intese raggiunte a Ginevra o a Muscat. Per l'Italia, che guida il contingente UNIFIL e ha forti legami con Beirut, il deterioramento della tregua rappresenta una sfida diretta, con i caschi blu esposti al fuoco incrociato e la diplomazia romana chiamata a un difficile equilibrismo tra alleanze atlantiche e dialogo con il mondo sciita.

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Le forze di occupazione israeliane hanno intensificato l'aggressione contro il sud del Libano, con una serie di incursioni aeree e bombardamenti di artiglieria su diverse città nei distretti di Nabatieh e Bint Jbeil. Le aree civili sono state colpite e gli abitanti di alcuni villaggi hanno ricevuto avvertimenti di evacuazione mentre i bombardamenti continuavano. Gli attacchi sono descritti come un assalto implacabile al territorio libanese.

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Mentre i jet e i droni israeliani colpivano diverse località nel sud del Libano, Hezbollah ha risposto con una serie di operazioni contro le postazioni militari israeliane. I media israeliani hanno riconosciuto la crescente preoccupazione tra i comandanti per l'erosione della deterrenza e la difficoltà di ottenere una vittoria. La resistenza è descritta come resiliente e capace di infliggere danni significativi.

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L'esercito israeliano ha annunciato di aver colpito circa 310 siti di Hezbollah nel sud del Libano, uccidendo circa 80 operativi. Le truppe di terra stanno operando simultaneamente lungo la linea del fronte per distruggere le infrastrutture e neutralizzare le minacce. I resoconti evidenziano la scoperta di depositi di armi e gli sforzi in corso per degradare le capacità di Hezbollah.

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