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Leone XIV a Tenerife: «Fermatevi, convertitevi» ai trafficanti, e fiori in mare per i migranti annegati

Nell'ultima tappa del viaggio in Spagna, il Papa ha denunciato le mafie che sfruttano i disperati e l'indifferenza dell'Europa, ricordando che «tutti siamo migranti». Un gesto simbolico ad Arguineguín e un abbraccio ai bambini di Las Raíces.

Società14 testate5 lingue3 min letturaAgg. 20:48

Il momento più denso di significato politico e umano dell’intero viaggio apostolico in Spagna si è consumato sul piccolo molo di Arguineguín, dove papa Leone XIV ha lanciato un mazzo di fiori nell’Atlantico per ricordare le migliaia di morti inghiottiti dalla rotta migratoria che dall’Africa occidentale punta alle Canarie. Poco dopo, davanti ai migranti riuniti a Plaza de Cristo de La Laguna, il Pontefice ha tuonato contro «i mostri che organizzano percorsi di morte» e ha gridato: «Fermatevi. Convertitevi!». Un’invettiva che riecheggia quella di Giovanni Paolo II contro le mafie ad Agrigento e che Bergoglio aveva rilanciato contro le nuove schiavitù, ma che qui assume i contorni di una sfida diretta all’Europa, accusata di permettere che «i mari diventino cimiteri» mentre si riempie la bocca di dignità.

La giornata era cominciata con un intoppo tecnico all’aereo papale, che ha indotto re Felipe VI a salire personalmente a bordo per scortare l’ospite nella sala vip: un gesto di cortesia che ha trasformato un contrattempo in un’immagine di familiarità istituzionale. Il viaggio, iniziato a Madrid e proseguito tra Barcellona e le Canarie, ha avuto il suo baricentro emotivo nel centro di accoglienza Las Raíces, un’ex caserma militare alle porte di Tenerife. Lì, circondato da centinaia di migranti, Leone XIV ha preso in braccio un bambino e ha pronunciato la frase destinata a restare: «In un certo senso, tutti siamo migranti, perché siamo tutti pellegrini in cammino verso la patria celeste».

Le Canarie sono diventate la porta d’Europa per decine di migliaia di arrivi irregolari, e la rotta atlantica è una delle più letali al mondo. Secondo gli analisti di Bruxelles, la visita del Papa cade in un momento in cui la maggior parte dei governi europei irrigidisce le politiche migratorie, mentre la Spagna rappresenta un’eccezione con un approccio più aperto. Leone XIV ha rilanciato il magistero di Francesco, ma vi ha aggiunto un accento sull’integrazione reciproca: anche i migranti, ha detto, devono percorrere la via dell’inclusione, in una «conversione» dello sguardo che smetta di ridurli a statistiche. «Solo allora capiremo che quella bambina potrebbe essere nostra figlia», ha avvertito.

Il gesto dei fiori gettati tra le onde resterà probabilmente l’icona di questo pontificato in movimento, che non si limita a denunciare i trafficanti ma chiama in causa l’indifferenza dei sistemi. In un continente dove il dibattito sull’immigrazione rischia di logorare le fondamenta stesse del progetto europeo, la voce di un Papa che parla di «dignità senza passaporto» e di mostri che «trattengono i documenti e sfruttano i lavoratori» suona come un esame di coscienza collettivo. La sfida, ora, è se la politica saprà tradurre quel mazzo di fiori in scelte concrete.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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La visita del Papa alle Canarie si è conclusa con un messaggio sfumato: pur difendendo con forza la dignità dei migranti e condannando i trafficanti come 'mostri', ha anche riconosciuto il diritto delle nazioni a controllare le frontiere e ha suggerito ai migranti di riconsiderare i viaggi pericolosi. Questa posizione equilibrata riflette un approccio pragmatico alla crisi migratoria, che riconosce sia gli obblighi umanitari sia le prerogative sovrane.

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Il viaggio apostolico del Papa in Spagna si è concluso a Tenerife con un drammatico problema tecnico all'aereo, risolto dalla scorta personale del Re fino alla sala VIP, a sottolineare l'accoglienza diplomatica di alto livello. Dalle Canarie, il pontefice ha lanciato un grido infuocato contro i trafficanti di esseri umani, intimando loro di 'fermarsi e convertirsi', riecheggiando le passate condanne papali contro le mafie. Ha anche abbracciato i migranti con tenerezza, dichiarando che 'siamo tutti migranti' in un appello universale alla solidarietà.

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Alle Canarie, Papa Leone XIV ha denunciato l'indifferenza dell'Europa, avvertendo che non si può parlare di dignità mentre si permette che i mari diventino cimiteri. Ha gettato fiori in mare per onorare le migliaia di morti sulla rotta atlantica e ha chiesto integrazione, affermando che 'tutti, in qualche modo, siamo migranti'. La visita è stata un potente gesto politico, che esige solidarietà e la fine dei 'mostri' che sfruttano la disperazione umana.

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Papa Leone XIV ha lanciato un severo monito ai trafficanti di esseri umani che sfruttano i migranti, intimando loro di 'fermarsi' e 'pentirsi' durante la sua visita alle Canarie. Il messaggio del pontefice si è concentrato sulle reti criminali che traggono profitto dalla migrazione irregolare, chiedendone la conversione. La visita ha sottolineato l'imperativo morale di combattere la tratta, affrontando al contempo la difficile situazione di chi cerca una vita migliore.

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