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Le tenaglie di Trump sul Brasile: dalle gang terroristiche alla minaccia dei dazi

La designazione di PCC e CV come organizzazioni terroristiche si intreccia con le indagini commerciali americane. Brasilia cerca il dialogo, ma il rischio di interferenze elettorali e di nuove barriere tariffarie cresce.

Geopolitica8 testate1 lingue3 min letturaAgg. 01:05

L’amministrazione Trump stringe in una morsa il Brasile di Lula. Da un lato, l’indagine commerciale prevista dalla Sezione 301 si avvia alla conclusione, con Washington che minaccia dazi su settori chiave come il digitale e la proprietà intellettuale, nonostante le argomentazioni tecniche presentate da Brasilia su Pix e ambiente. Dall’altro, la decisione di classificare il Primeiro Comando da Capital e il Comando Vermelho come organizzazioni terroristiche straniere – efficace dal 5 giugno – apre un fronte inedito di pressione giuridica e politica. Secondo fonti vicine al governo statunitense, prima dell’applicazione delle sanzioni commerciali ci sarà un periodo di grazia per consentire aggiustamenti, ma l’incertezza pesa sugli scambi bilaterali.

La mossa sulle gang ha un chiaro sapore politico interno. Analisti asiatici e brasiliani vedono nella designazione un tentativo di influenzare le prossime elezioni presidenziali, favorendo il senatore Flavio Bolsonaro, alleato di Trump e figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, che di recente ha visitato Washington. Lula, pur criticando apertamente la decisione e affermando di non accettare “di essere trattato come un bambino”, sta cercando di riattivare il dialogo diretto con l’inquilino della Casa Bianca. Ma nel governo e nella magistratura brasiliana monta l’allarme: l’ex ministro della Giustizia Ricardo Lewandowski denuncia un “attentato alla sovranità” che potrebbe allontanare gli investimenti esteri, mentre fonti dell’esecutivo ammettono che la nota ufficiale di Lula riconosce implicitamente un terrorismo politico.

Dal punto di vista legale e finanziario, gli effetti sono potenzialmente dirompenti. Qualsiasi persona o azienda statunitense che intrattenga rapporti, anche indiretti, con membri delle due fazioni rischia responsabilità penale federale. Washington assicura che l’obiettivo è colpire le reti finanziarie illecite, non il sistema dei pagamenti brasiliano, e che la cooperazione con le autorità locali continuerà. Ma il ministro delle Finanze Dario Durigan, pur riconoscendo che PCC e CV “causano un terrorismo sociale” nel Paese, ribadisce che “non spetta al Brasile stare in una posizione di vassallaggio”, e annuncia contatti con il segretario al Tesoro americano per presentare informazioni qualificate.

Sul fronte commerciale, le preoccupazioni di Brasilia sono indipendenti dalla questione gang. Il governo teme che l’indagine Section 301 si concluda con tariffe unilaterali, nonostante gli argomenti tecnici offerti. Lo stesso Durigan ha ammesso che i colloqui sulla designazione terroristica non fermeranno la conclusione dell’inchiesta, e ha evocato il rischio di nuove barriere che colpirebbero l’export brasiliano. La diplomazia brasiliana si muove su due binari, ma la sensazione è che Washington stia sfruttando la questione della sicurezza per ottenere concessioni economiche, in un gioco di specchi che mette alla prova la capacità negoziale di Lula.

Per l’Europa, questo doppio attacco frontale alla sovranità e al commercio di un partner strategico come il Brasile è un campanello d’allarme. La strategia trumpiana, che mescola affari interni, sicurezza e dazi, rischia di frammentare ulteriormente l’ordine multilaterale e di spingere Brasilia verso un riposizionamento geopolitico, forse accelerando l’integrazione nei Brics o il rafforzamento dei legami con l’Unione Europea. Nell’immediato, però, il costo maggiore potrebbe ricadere sulla stabilità politica ed economica del gigante sudamericano, proprio mentre si profila una campagna elettorale già infuocata.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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La stampa latinoamericana inquadra le azioni americane come un doppio attacco: un'indagine commerciale con possibili dazi su settori digitali e proprietà intellettuale, e la designazione delle fazioni criminali brasiliane come organizzazioni terroristiche. Ex ministri e autorità denunciano la classificazione come una violazione della sovranità nazionale, temendo fughe di capitali e interferenze legali statunitensi. Il governo Lula cerca un canale diretto con Trump per negoziare, mentre i ministri avvertono che il Brasile non accetterà un ruolo di vassallo.

Stampa cinese/ statoscetticismopaternalismodistacco

Analisti cinesi leggono la decisione statunitense di classificare le gang brasiliane come terroristi non come una misura di sicurezza, ma come un intervento politico volto a favorire il figlio dell'ex presidente Bolsonaro, alleato di Trump, in vista delle elezioni. Sostengono che la mossa costruisca una narrativa utile a influenzare l'elettorato e a fare pressione sul governo Lula. Questa ingerenza nasconde interessi commerciali e geopolitici e mina la sovranità del Brasile.

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Poder3601 giu, 20:07
Valor Econômico1 giu, 21:08
CBN1 giu, 11:48
South China Morning Post (SCMP)1 giu, 22:09
Band1 giu, 19:09
Metrópoles1 giu, 21:09
Ámbito Financiero1 giu, 17:51
CNN Brasil1 giu, 19:07