La Cina prepara la contromossa agli embarghi Usa: standard globali e lista di tecnologie da proteggere
Pechino accelera sulla normazione tecnica internazionale e valuta restrizioni all’export di settori dove è competitiva, mentre Washington estende il bando sui chip IA.

Domenica 31 maggio, il Dipartimento del Commercio statunitense ha annunciato un giro di vite sulle esportazioni di chip per l’intelligenza artificiale, estendendo il divieto alle filiali estere delle aziende cinesi. L’obiettivo è chiudere le falle nei controlli che permettevano a società con sede in Cina di aggirare l’embargo operando da Paesi terzi. Secondo le autorità di Washington, l’obbligo di licenza si applica ora a prescindere dalla localizzazione operativa, se la casa madre è cinese.
Parallelamente, Pechino sta accelerando su un altro fronte, meno visibile ma altrettanto strategico: la conquista dei comitati che fissano norme e standard industriali globali. Secondo i dati diffusi dalla stampa francese, la Cina occupa oggi il secondo posto mondiale per l’elaborazione di standard tecnici, a pari merito con gli Stati Uniti e dietro la Germania, scalzando Giappone e Francia. L’ascesa nei gruppi di lavoro dell’ISO preoccupa Bruxelles, che storicamente dettava le regole del gioco nell’industria del futuro. Pechino intende sfruttare la propria potenza manifatturiera per condizionare fin dalla nascita le specifiche tecniche che plasmeranno interi settori, dall’intelligenza artificiale alla mobilità elettrica.
Ma non è tutto. Uno studio pubblicato il 19 marzo sul Bollettino dell’Accademia cinese delle scienze e rilanciato a fine maggio rivela che un gruppo di ricerca ha compilato una lista di 63 settori tecnologici dove la Cina detiene un vantaggio competitivo globale e dai quali, per la prima volta, potrebbe limitare l’esportazione per impedirne l’uso a rivali stranieri. Si va dalla lavorazione delle terre rare a talune applicazioni di AI e materiali avanzati. È un ribaltamento di prospettiva: da bersaglio di restrizioni, Pechino si candida a diventare esso stesso un attore che impone barriere alla diffusione di tecnologie critiche.
Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, questa escalation disegna uno scenario denso di incognite. Da un lato, l’estensione extraterritoriale dei divieti statunitensi rischia di intrappolare le imprese europee attive in Cina, costrette a scegliere tra due giurisdizioni. Dall’altro, la sistematica avanzata cinese nella normazione tecnica minaccia di marginalizzare il ruolo europeo proprio nei settori dove l’industria continentale spera di ritagliarsi una leadership. Secondo gli analisti di Bruxelles, è indispensabile una risposta coordinata che coniughi una politica commerciale assertiva con investimenti mirati in ricerca e standardizzazione, per evitare che la partita tecnologica venga giocata esclusivamente dai due giganti.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Washington stringe le maglie del controllo sulle esportazioni di chip per l'intelligenza artificiale, chiudendo un varco che permetteva a aziende con sede legale fuori dalla Cina ma con proprietà cinese di aggirare le restrizioni. Parallelamente, un'azienda cinese starebbe sviluppando sistemi di IA per la sorveglianza predittiva sui cittadini, incontrando ostacoli proprio a causa delle limitazioni statunitensi.
La Cina non è più solo bersaglio di restrizioni tecnologiche: un gruppo di scienziati ha stilato un elenco di 63 settori in cui il paese ha raggiunto un vantaggio competitivo e potrebbe imporre propri divieti di esportazione verso Stati Uniti e alleati. Questo ribaltamento di prospettiva segna il passaggio da una postura difensiva a una capacità offensiva nella guerra dei semiconduttori e delle tecnologie strategiche.
La Cina sta conquistando i comitati di normazione internazionali per imporre i propri standard industriali, scalando posizioni fino a diventare il secondo paese al mondo per elaborazione di norme. L'Europa, che un tempo dominava questi processi, assiste a un sorpasso forzato che trasforma le regole tecniche in uno strumento di potenza economica.
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