La fiammata dell’inflazione scuote i mercati: banche centrali di nuovo in prima linea
La zona euro registra un’inflazione al 3,2%, la più alta dal 2023, e la BCE valuta un rialzo dei tassi. Dalle Americhe all’Asia, risalgono le pressioni sui prezzi, alimentate dall’energia e dalle tensioni geopolitiche.

L’inflazione torna a mordere l’economia globale, e l’Europa si scopre ancora una volta in prima fila. A Francoforte, il Consiglio direttivo della Banca centrale europea si riunisce l’11 giugno con l’attesa di un nuovo rialzo dei tassi: il tasso sui depositi dovrebbe salire al 2,25%, dal 2% fermo dall’estate scorsa. A spingere la stretta è l’impennata dell’indice dei prezzi al consumo nell’Eurozona, balzato a maggio al 3,2% su base annua – il livello più alto dal settembre 2023 – trainato non solo dall’energia ma anche dai servizi e dai beni industriali. Le divisioni interne al board, già emerse ad aprile, rendono la decisione tutt’altro che scontata, ma il dato sull’inflazione lascia poco spazio a esitazioni.\n\nLa scintilla che ha riacceso il fuoco dei prezzi arriva dai mercati energetici globali. Secondo gli analisti mediorientali, la persistente crisi tra Stati Uniti e Iran e le tensioni sulle forniture di petrolio e gas hanno spinto i costi energetici in Europa a un rialzo del 10,9% su base annua, ricordando gli shock del 2022. Per l’Italia, che importa gran parte del suo fabbisogno energetico, questo si traduce in un rincaro diretto su carburanti e bollette, con effetti a catena sulla fiducia di imprese e consumatori. La BCE si trova così nel dilemma già vissuto due anni fa: combattere l’inflazione senza soffocare una crescita già fragile.\n\nOltre Atlantico, il fenomeno assume contorni diversi ma coerenti. Negli Stati Uniti, i rendimenti reali dei titoli protetti dall’inflazione (TIPS) sono saliti ai massimi storici: un’obbligazione trentennale offre oggi il 2,7%, segno che gli investitori scommettono su un’inflazione media di lungo periodo ben superiore al 2,3%. In America Latina, la Colombia registra il terzo mese consecutivo di accelerazione dei prezzi, con un’inflazione annua al 5,84% che potrebbe indurre la banca centrale a nuovi rialzi. In Brasile, lo stress sul mercato dei titoli pubblici ha raggiunto livelli tali da evocare il rischio di un intervento del Tesoro, come già avvenuto a marzo con riacquisti record di bond nominali e indicizzati.\n\nLa fotografia d’insieme restituisce uno scenario in cui le banche centrali, da Francoforte a Brasilia, sono costrette a rivedere i piani di allentamento monetario. La speranza che la fiammata inflazionistica post-pandemica fosse definitivamente alle spalle si scontra con la realtà di un mondo ancora esposto a shock energetici e geopolitici. Per i risparmiatori e gli investitori, il messaggio è chiaro: la protezione dall’inflazione torna a essere un tema centrale di portafoglio, mentre i mercati obbligazionari scontano un periodo di tassi più alti e più a lungo di quanto previsto solo pochi mesi fa.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Con il ritorno dell’inflazione, i TIPS offrono un’opportunità di acquisto: il rendimento reale trentennale sfiora il massimo storico e consente di battere i titoli tradizionali se l’aumento dei prezzi supererà una media moderata.
La Banca centrale europea si prepara a un rialzo dei tassi per affrontare l’inflazione record dell’eurozona, alimentata dall’incertezza geopolitica e dalla persistente tensione sui prezzi dell’energia.
L’Europa si ritrova davanti allo spettro di una nuova fiammata inflazionistica: il caro-energia, innescato dalle tensioni tra Stati Uniti e Iran e dalle perturbazioni del mercato petrolifero, sta rimettendo in discussione i calcoli della BCE, divisa tra lotta all’inflazione e sostegno alla crescita.
L’accelerazione dell’inflazione colombiana, ai massimi da quasi due anni, e lo stress sul mercato dei tassi brasiliano mettono sotto pressione le banche centrali, che valutano nuovi rialzi mentre nel caso brasiliano riemerge il rischio di un intervento del Tesoro.
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