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Petrolio alle stelle, corsa all’elettrico: i costruttori cinesi sfidano l’Europa

L’impennata del greggio accelera le vendite di auto elettriche in decine di paesi, dalla Svizzera all’India, mentre i marchi cinesi rafforzano la presenza nel Vecchio Continente con investimenti e nuovi modelli.

Economia12 testate3 lingue3 min letturaAgg. 15:30

La tensione in Medio Oriente e il conseguente rialzo dei prezzi del petrolio stanno innescando un’accelerazione senza precedenti nella domanda globale di veicoli elettrici. In Svizzera, a maggio una vettura nuova su quattro era completamente elettrica, mentre le immatricolazioni di plug-in hanno raggiunto il 35 per cento nei primi cinque mesi dell’anno, con BYD che ha scalzato Tesla come marchio più venduto. Il fenomeno non è isolato: in trentasette paesi le vendite di elettriche hanno toccato record mensili tra marzo e aprile, segnando un passaggio epocale da un mercato trainato dagli incentivi a uno orientato dalla convenienza economica. Anche in India, il caro-carburanti ha spinto le consegne di EV a un picco storico di oltre ventiseimila unità a maggio, con un balzo dell’ottanta per cento su base annua, mentre in Australia le richieste di assicurazione per auto elettriche sono raddoppiate nel 2026.

A beneficiare di questa svolta sono soprattutto i costruttori cinesi, che stanno trasformando la loro offensiva commerciale in una presenza industriale in Europa. Il gruppo SAIC ha annunciato la costruzione di un impianto a La Coruña, in Galizia, con un investimento di duecento milioni di euro e la previsione di oltre duemila posti di lavoro, rafforzando la scelta della Spagna come piattaforma produttiva. Già nel 2024 Chery aveva siglato un accordo per produrre negli stabilimenti ex Nissan di Barcellona, mentre BYD, leader mondiale delle vendite, ha raggiunto il 2,2 per cento delle immatricolazioni nell’Unione Europea e vede navi cariche di migliaia di veicoli approdare a Rotterdam e Melbourne. L’espansione avviene in un clima di tensioni commerciali con Bruxelles, che ha imposto dazi sulle auto elettriche cinesi per proteggere i produttori locali, ma non frena i piani di Pechino: persino in Canada, a maggio sono arrivati quasi tremila veicoli elettrici made in China a tariffe agevolate.

L’Italia osserva questa dinamica con un mercato in ripresa: a maggio le vendite di auto sono cresciute del 7,6 per cento, con i marchi cinesi BYD e MG in forte ascesa, mentre Fiat mantiene la leadership. Tesla, pur dominando la classifica globale dei modelli (la sola Model Y rappresenta una quota significativa delle vendite mondiali), vede erodere il proprio vantaggio in segmenti sempre più contendibili. La transizione, tuttavia, non è lineare: in Svizzera quasi sei auto nuove su dieci sono SUV, spesso elettrificati, segno che la sostenibilità convive con abitudini di consumo radicate.

Nel complesso, il quadro disegna un settore in cui la spinta geopolitica e la competizione tecnologica ridefiniscono rapidamente gli equilibri. Mentre Londra e Tokyo guidano la crescita della generazione elettrica pulita, il motore della mobilità è sempre più alimentato da un mix di convenienza e innovazione asiatica. La vera incognita resta la tenuta del sistema commerciale multilaterale: la partita dei dazi e dei sussidi incrociati potrebbe determinare se la leadership cinese si consoliderà in una pura conquista di mercato o in una più profonda integrazione industriale.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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I veicoli elettrici cinesi stanno arrivando nei mercati occidentali, e le autorità canadesi lanciano l'allarme sui rischi per la sicurezza nazionale, mentre in Australia l'approdo di una nave BYD segna uno spostamento strutturale del mercato che mette in crisi i produttori tradizionali.

Stampa europea continentaleironiatrionfoschadenfreude

Il conflitto iraniano fa decollare i prezzi della benzina e in Svizzera le auto elettriche raggiungono un boom record, con l’ironia che le politiche petrolifere di Donald Trump finiscono per favorire proprio i veicoli a batteria. La Spagna diventa polo d’attrazione per le fabbriche cinesi come SAIC, mentre in Italia le vendite di BYD e MG volano, nonostante il dominio incontrastato dei SUV sollevi critiche.

Stampa del Golfo arabopragmatismodistacco

I costruttori cinesi accelerano l’espansione in Europa sulla scia della transizione elettrica, ma le loro mosse aggravano le tensioni commerciali con Bruxelles, che ha imposto dazi per proteggere l’industria locale.

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Il mercato indiano dei veicoli elettrici tocca un nuovo massimo storico grazie ai continui rincari di benzina e gasolio, con una crescita annua dell’80 per cento e 26.221 unità vendute a maggio. Tata guida la classifica, mentre la riduzione dei costi di gestione rafforza la domanda interna.

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