Khamenei accusa: «Usa e Israele cercano di dividerci» e invoca l’unità nazionale
Dopo la sconfitta militare, il nemico tenta la guerra psicologica seminando dubbi e paura, avverte la Guida Suprema. Appello a respingere il pessimismo, mentre Trump si dice pronto a incontrarlo.

Giovedì, in occasione delle cerimonie per l’anniversario della morte dell’imam Khomeini e della festa sciita di Eid al-Ghadir, la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha lanciato un severo monito: «Il nemico, sconfitto sul campo di battaglia, ora cerca di minare la resilienza del popolo iraniano e seminare divisioni interne». Il messaggio, letto da un rappresentante al mausoleo di Teheran, accusa Stati Uniti e Israele di aver subito una «profonda umiliazione» e di aver quindi cambiato strategia, ricorrendo a una guerra ibrida fatta di propaganda e manipolazione psicologica.
Secondo i media iraniani, la Repubblica Islamica avrebbe respinto con successo l’offensiva militare scatenata a febbraio, infliggendo un duro colpo agli avversari. Ora, però, il pericolo sarebbe più subdolo: «Spargono i semi del dubbio, della disperazione, della paura e della sfiducia», recita il testo diffuso, con l’obiettivo di indebolire il consenso interno e influenzare i calcoli dei vertici di Teheran. Fonti occidentali confermano il sostanziale stallo militare e il fragile cessate il fuoco, violato quasi quotidianamente, mentre osservatori mediorientali notano come l’isolamento diplomatico di Israele stia crescendo proprio a causa dell’ultimo conflitto.
All’interno, Khamenei ha messo in guardia contro ogni gesto che possa generare pessimismo o frustrazione: «Aiutare il nemico è qualsiasi azione che crei sfiducia verso il sistema». L’appello all’unità nazionale, al di là delle divergenze politiche, assume un tono quasi testamentario per un leader che dalla sua designazione, lo scorso marzo dopo l’uccisione del padre Ali Khamenei in un raid americano, non è mai apparso in pubblico. Le voci sulle sue precarie condizioni di salute – ferito nello stesso attacco secondo alcune ricostruzioni – alimentano le incertezze sulla tenuta del regime.
Sul fronte internazionale, la situazione resta tesa. Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato di voler incontrare Mojtaba Khamenei, lasciando intendere che molto dipenderà dall’evoluzione dei negoziati. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, il rischio di una nuova escalation è fonte di viva preoccupazione: un Iran instabile minaccerebbe la sicurezza energetica e i fragili equilibri del Medio Oriente, già provato da mesi di guerra. Bruxelles segue con attenzione i colloqui sporadici in corso, pur tra segnali contrastanti.
L’analisi degli esperti suggerisce che Teheran stia giocando una partita su più tavoli: resistere all’assedio psicologico, consolidare il fronte interno e sfruttare le divisioni occidentali. La capacità del nuovo leader di mantenere coesa la società iraniana sarà decisiva per evitare il collasso del negoziato e lo scivolamento verso un conflitto regionale. In questo scenario, il ruolo della diplomazia europea, tradizionalmente più dialogante, potrebbe rivelarsi cruciale per spezzare il circolo vizioso delle accuse reciproche.
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