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Il fronte nordico-orientale spinge per lo stop ai visti turistici russi

Undici paesi chiedono a Bruxelles un giro di vite sulle frontiere Schengen per i cittadini russi, mentre il Cremlino replica con sufficienza.

Geopolitica8 testate5 lingue3 min letturaAgg. 12:56

Undici Stati europei, tra cui nove membri dell’Unione e due paesi associati a Schengen, hanno inviato una lettera congiunta alla Commissione europea chiedendo di inasprire le condizioni di ingresso per i turisti russi alla vigilia della stagione estiva. L’iniziativa, promossa da Svezia, Paesi baltici, Polonia, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia e Paesi Bassi, con il sostegno di Norvegia e Islanda, riflette un crescente disagio politico e morale: nel 2025, nonostante il conflitto in Ucraina, sono stati concessi oltre 623mila visti Schengen a cittadini della Federazione Russa, in aumento rispetto ai 565mila del 2024.

Il ministro svedese per la Migrazione, Johan Forssell, ha definito “insensato” che mezzo milione di russi trascorrano vacanze in spiaggia e fine settimana di shopping nelle capitali europee mentre i soldati ucraini cadono al fronte e i missili colpiscono le infrastrutture civili. La missiva sottolinea anche profili di sicurezza, poiché Mosca sfrutta ogni falla nelle procedure di frontiera. Da Stoccolma a Riga, il timore è che il flusso turistico possa agevolare attività di intelligence o elusione delle sanzioni, sebbene le raccomandazioni restrittive del 2022 abbiano già sospeso il regime agevolato di rilascio.

Da Mosca, la risposta è stata sprezzante. Svetlana Žurova, vicepresidente della commissione Esteri della Duma, ha dichiarato che rendere la vita difficile ai cittadini comuni non eserciterà alcuna pressione sul Cremlino. L’argomento, ripreso dai media governativi, dipinge le misure come un gesto simbolico che colpisce soltanto l’opinione pubblica, senza intaccare le scelte strategiche della leadership russa. È una linea retorica nota, che contrappone l’Europa “ostile” alla resilienza del popolo russo, e che trova sponda in una parte dell’elettorato russo.

Nel frattempo, il Consiglio europeo dei ministri dell’Interno ha iniziato a discutere il rinnovo della protezione temporanea per i rifugiati ucraini, con l’ipotesi di escludere gli uomini in età di leva. Il governo svedese ha definito “ragionevole” che chi è soggetto al divieto di espatrio in Ucraina resti a combattere per il proprio paese, anziché beneficiare di permessi di soggiorno nell’Ue. La proposta, ancora in fase esplorativa, segnala un riposizionamento più ampio dell’Europa di fronte a una guerra che sta ridisegnando la sua geografia umana e politica.

L’asse nordico-baltico-scandinavo spinge dunque per alzare i muri verso est, mentre a Bruxelles si cerca una sintesi che eviti fratture interne. Paesi come l’Italia, tradizionalmente più cauti verso sanzioni che possano danneggiare relazioni economiche e turistiche, non figurano tra i firmatari, e potrebbero opporsi a restrizioni generalizzate. Il dibattito prefigura un’estate diplomatica tesa, in cui l’Europa dovrà bilanciare valori, sicurezza e realismo politico.

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Mentre i combattimenti in Ucraina proseguono e le vittime civili aumentano, i Paesi dell’Europa continentale esprimono forte indignazione per i circa mezzo milione di turisti russi che ogni anno ottengono visti Schengen per vacanze e shopping. Si auspica un giro di vite immediato a livello UE e si discute l’esclusione degli uomini ucraini in età di leva dalla protezione temporanea, per non offrire più un rifugio a chi potrebbe combattere al fronte.

Stampa russa e CSI/ statoscetticismopragmatismoironia

Fonti parlamentari russe liquidano la richiesta di undici Paesi europei di limitare i visti Schengen come una mossa che penalizza solo la gente comune, senza esercitare alcuna pressione reale sul Cremlino. L’iniziativa viene descritta con scetticismo come un fastidio per i cittadini, non come uno strumento di politica estera efficace, mentre si cita anche un possibile allargamento dell’Unione a quaranta membri senza che ciò cambi i rapporti di forza.

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