Infrastrutture, il paradosso globale: miliardi stanziati ma i cantieri restano fermi
Brasile congela miliardi per le infrastrutture, mentre la Germania fatica a spendere i fondi speciali: i ritardi nell’attuazione minano la ripresa economica.

In Brasile, il governo federale ha congelato 8,3 miliardi di real (circa 1,5 miliardi di euro) dai bilanci di ministeri e agenzie regolatorie responsabili delle infrastrutture. Il taglio, parte di un più ampio blocco da 23 miliardi, colpisce soprattutto il Ministero delle Città (3,8 miliardi) e dello Sviluppo Regionale (2 miliardi), interrompendo progetti stradali, idrici e abitativi in un momento di fragile ripresa post-pandemia.
Dall’altro lato dell’Atlantico, la Germania sta sperimentando una difficoltà speculare: non la mancanza di fondi, ma l’incapacità di spenderli. Il programma speciale da 500 miliardi di euro per ammodernare ferrovie, ponti, scuole e reti digitali entro il 2036 ha mosso i primi passi nel 2025 con un’esecuzione deludente: solo 24 dei 37 miliardi stanziati per quell’anno sono stati effettivamente spesi, come emerge dal rapporto di monitoraggio presentato dal Ministero delle Finanze.
La sindrome del “cantiere fermo” accomuna così economie distanti. A Berlino, il tasso di erogazione dei fondi federali si è fermato al 74%, mentre un indicatore composito di progresso mostra un raggiungimento parziale degli obiettivi, appena il 54%. Il governo tedesco ammette che l’effetto di stimolo sulla crescita, al momento, è marginale. Secondo gli analisti di Francoforte, l’eccesso di burocrazia e la carenza di manodopera qualificata frenano l’assorbimento delle risorse, un problema che il monitoring report non riesce a nascondere.
Il caso brasiliano e quello tedesco, pur diversi nelle cause — austerità fiscale contro rigidità amministrative — sollevano un interrogativo comune: fino a che punto gli investimenti pubblici possono trainare la crescita se manca capacità realizzativa? Per l’Italia, alle prese con l’attuazione del PNRR, la lezione è chiara: la credibilità dei piani dipende dalla velocità di spesa. Come notano gli osservatori di Bruxelles, il moltiplicatore keynesiano si attiva solo quando il cemento inizia a colare.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Il governo federale ha bloccato 8,3 miliardi di reais dai ministeri e dalle agenzie regolatorie delle infrastrutture, come parte di un congelamento totale di 23 miliardi. La copertura è asciutta e tecnica, limitandosi a elencare i settori colpiti senza alcuna valutazione, restituendo un'immagine di semplice registrazione contabile.
L'Europa continentale osserva con scetticismo il decollo dei grandi fondi infrastrutturali: in Germania solo 24 dei 37 miliardi previsti sono stati materialmente spesi nel primo anno, mentre la Francia gela 3,2 miliardi di crediti, colpendo giustizia e piano France 2030. Nonostante nuovi contratti per il rilancio ferroviario, cresce il senso di urgenza nel trasformare gli stanziamenti in cantieri veri, con il timore che la spesa pubblica da sola non basti a generare crescita.
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