Il ritorno di Spielberg e l’horror da YouTube: il cinema che cambia
Esce “Disclosure Day”, il trentacinquesimo film del regista, mentre “Backrooms” porta nelle sale l’estetica digitale. Fra sequel annunciati e vecchi rimpianti, il grande schermo cerca nuove vie.

A quattro anni dall’ultimo lavoro, Steven Spielberg torna nelle sale con “Disclosure Day”, un thriller di fantascienza che immagina il contatto con intelligenze aliene nei primi giorni di una Terza guerra mondiale. Il film, accolto come un ritorno alle ossessioni originarie del regista – gli incontri ravvicinati, la meraviglia e il terrore dell’ignoto – sta già dividendo la critica internazionale. In Russia, il commentatore Anton Dolin invita a leggerlo in chiave religiosa più che politica, mentre in Svezia l’esordio al botteghino è stato tiepido: nella classifica settimanale non è andato oltre il decimo posto, incapace di scalzare il dramma della moda con Angelina Jolie. In America Latina, invece, l’uscita è diventata l’occasione per ripercorrere l’intera carriera del cineasta, celebrato come il più influente degli ultimi cinquant’anni, capace di imporre un canone e al tempo stesso di suscitare reazioni opposte – persino Godard, ricordano gli analisti culturali, pensava i propri film “contro” di lui.
Accanto al ritorno del maestro, il panorama globale è scosso da un fenomeno che ridefinisce i generi: l’horror nato su YouTube. “Backrooms”, prodotto da A24 e ispirato a una celebre creepypasta digitale, ha registrato incassi sorprendenti in Brasile e in altri mercati, dimostrando che un’idea sviluppata per una comunità online può trasformarsi in un franchise cinematografico. In India, la prima di Delhi è stata accompagnata da installazioni immersive e attivazioni esperienziali organizzate da HorrorCon, segno di un fandom in rapida crescita che pretende un’esperienza narrativa estesa oltre lo schermo. La stampa brasiliana sottolinea come questi film a basso budget stiano “conquistando Hollywood”, sovvertendo le gerarchie tradizionali del buon cinema e usando l’ambiente digitale come laboratorio creativo.
Nel frattempo, le major continuano a investire sui franchise consolidati: “Toy Story 5” è stato annunciato per il giugno 2026, con Tom Hanks e Tim Allen ancora una volta nel cast vocale e una trama che affronta l’obsolescenza dei giocattoli nell’era dei tablet. E mentre le classifiche dei critici anglosassoni ripropongono l’eterno dibattito su quale sia il peggior film di Spielberg – “Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo” resta in fondo alla lista – riemerge una vecchia confessione del regista: dopo “Lo squalo” aveva chiesto di dirigere un James Bond, ma il produttore Albert Broccoli gli disse no. Un rifiuto che, col senno di poi, ha forse permesso al cinema di guadagnare molto di più.
Per il pubblico italiano ed europeo, questi sviluppi disegnano un ecosistema in cui convivono il prestigio autoriale, l’innovazione dal basso e la forza dei marchi storici. La sfida, suggeriscono gli osservatori di Bruxelles, sarà armonizzare la tutela della diversità culturale con un mercato sempre più plasmato da comunità digitali transnazionali. Se Spielberg, a settant’anni, cerca ancora di meravigliarci con gli alieni, e un corridoio infinito nato su uno schermo domestico riempie le sale, vuol dire che il cinema non ha smesso di cercare nuovi linguaggi – anche quando sembra guardare indietro.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Una retrospettiva celebra la carriera di Spielberg, classificando tutti i suoi film dal peggiore al migliore. Il quarto Indiana Jones è considerato il punto più basso, mentre il resto della filmografia viene esaltato.
Il nuovo film di fantascienza di Spielberg, 'Disclosure Day', viene stroncato dalla critica: il regista si perde nel tornare a temi familiari senza trovare risposte interessanti. Debutta solo al decimo posto al botteghino, incapace di competere con un dramma di moda.
Spielberg rivela di aver sempre desiderato dirigere un film di James Bond, ma la sua offerta fu respinta dopo il successo de 'Lo squalo'. Ora scherza dicendo che non potrebbero permettersi il suo cachet.
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