Il Golfo dell’Oman incandescente: nave colpita, pace in bilico e Libano sotto attacco
Forze USA centrano una cargo nel blocco navale all’Iran. Teheran accusa Trump, mentre Israele fa la sua incursione più profonda in Libano da 25 anni.

La notte del 29 maggio, un velivolo statunitense ha lanciato un missile Hellfire contro la sala macchine della M/V Lian Star, nave cargo battente bandiera gambiana che tentava di forzare il blocco navale verso un porto iraniano nel Golfo dell’Oman. Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha dichiarato che l’imbarcazione aveva ignorato più di venti avvertimenti, rimanendo poi alla deriva dopo l’attacco. Non sono state segnalate vittime, ma il gesto segna il sesto episodio di intercettazione dall’avvio della strategia di pressione marittima.
Il blocco, imposto da Washington lo scorso 13 aprile, ha già visto cinque navi commerciali disabilitate e altre 116 dirottate, secondo i dati diffusi dalle forze americane. Un funzionario statunitense, in condizione di anonimato, ha precisato che la Lian Star non è stata abbordata. Le operazioni della marina americana mirano a strangolare l’economia della Repubblica islamica e a costringere Teheran a più miti consigli, in un braccio di ferro che si intreccia con il tentativo di riaprire lo Stretto di Hormuz, reso pericoloso dalle mine iraniane.
Proprio in queste ore il presidente Donald Trump ha riunito i suoi collaboratori nella Situation Room della Casa Bianca per decidere su una tregua provvisoria che prevede la fine del blocco e lo sminamento dello Stretto. Da Teheran, però, un alto funzionario ha accusato l’inquilino della Casa Bianca di “tradire la diplomazia per la terza volta”, imputando allo stallo negoziale le richieste eccessive e la persistenza dell’assedio navale. Le scorte iraniane di uranio arricchito, stimate in 440 chilogrammi, gettano un’ombra sulla proposta di pace.
Mentre l’attenzione è concentrata sul Golfo, il Medio Oriente si infiamma su più fronti. Le truppe israeliane hanno varcato il fiume Litani e conquistato la fortezza crociata di Beaufort, nell’incursione più profonda in Libano degli ultimi venticinque anni. L’esercito di Tel Aviv si dice pronto a estendere l’operazione, alimentando il rischio di una guerra regionale che coinvolga simultaneamente Iran, Israele e le milizie libanesi.
L’episodio della Lian Star, immobile al largo del Golfo dell’Oman, diventa così il simbolo di un equilibrio precario. Gli analisti occidentali temono che un fallimento del negoziato possa trascinare l’intera regione in una spirale di violenza, mentre l’Europa guarda con apprensione al rischio di interruzioni delle rotte energetiche. La decisione di Trump e la tenuta del cessate il fuoco determineranno nelle prossime ore se la diplomazia riuscirà a prevalere sulla prova di forza.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Washington sostiene di aver colpito la sala macchine del mercantile Lian Star, battente bandiera gambiana, dopo che l'equipaggio ha ignorato oltre venti avvertimenti nel Golfo dell'Oman. L'episodio, avvenuto mentre si attende la decisione sul prolungamento del cessate il fuoco del 7 aprile, mostra la precarietà diplomatica nella regione.
La Marina statunitense continua il blocco dei porti iraniani e ha già dirottato 118 navi commerciali, disabilitandone cinque, tra cui il mercantile Lian Star. L'uso della forza contro un cargo civile in acque internazionali rappresenta una pericolosa escalation e una palese violazione del diritto marittimo.
Forze navali statunitensi hanno applicato il blocco contro l'Iran colpendo la sala macchine del Lian Star, che aveva ignorato venti avvertimenti nel Golfo dell'Oman. L'azione, condotta secondo le regole d'ingaggio, rientra nello sforzo di far rispettare le sanzioni e impedire che carichi pericolosi raggiungano Teheran.
Pirati americani hanno preso di mira un mercantile civile battente bandiera gambiana, colpendone la sala macchine nel Golfo dell'Oman con la scusa di un blocco illegale contro l'Iran. Questo vile attacco conferma la politica ostile di Washington volta ad affamare il popolo iraniano e a violare sistematicamente il diritto internazionale.
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