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Hajj 2026: meno pellegrini malati dopo i riti, il merito è dello screening preventivo

La stretta sulle condizioni di salute prima dell’imbarco riduce i casi di affaticamento e infezione. Restano le sfide della folla e del clima, mentre iniziano i rientri.

Salute e Scienza5 testate1 lingue3 min letturaAgg. 04:15

Il numero di pellegrini che necessitano di cure mediche dopo i riti dell’Hajj è sensibilmente diminuito. Secondo i dati diffusi dalla sanità indonesiana, nella stagione 2026 i ricoveri sono stati circa 200, contro gli oltre 300 dell’anno precedente. Un risultato attribuito al rafforzamento del principio di istitha’ah, la verifica dell’idoneità fisica introdotta prima della partenza. «Abbiamo intensificato gli screening negli embarkasi – ha spiegato il dottor Dani Pramudya, responsabile sanitario per l’Indonesia – e questo ha fatto la differenza». Già nelle fasi di imbarco, circa trecento persone erano state sottoposte a controlli più stringenti, segno di una strategia che punta a prevenire piuttosto che a gestire l’emergenza.

Tuttavia, le condizioni logistiche e ambientali rimangono impegnative. Anche senza il servizio degli autobus Shalawat, sospeso dalle sei del mattino fino al primo pomeriggio del venerdì, le strade che conducono alla Moschea Sacra restano intasate da una fiumana di fedeli. Molti percorrono a piedi distanze tra uno e sei chilometri, altri ricorrono a taxi pur di partecipare alla preghiera. L’entusiasmo non spegne il rischio per i pellegrini meno giovani o in condizioni fisiche precarie, per i quali lo sforzo prolungato può aggravare patologie latenti.

Intanto, dalla regione indonesiana di Cianjur giunge la conferma che un intero gruppo di 73 pellegrini, riuniti nel Kloter 24 JKS, è in buona salute e pronto a rientrare il 27 giugno. Non si registrano necessità di cure, e le autorità locali stanno coordinando l’accoglienza. Sul fronte organizzativo, il ministero del Hajj e della Umrah ha diramato un appello a custodire con cura il passaporto, documento indispensabile per un rimpatrio senza intoppi: «La sua perdita – ha ricordato il portavoce Ichsan Marsha – può compromettere l’intero rientro».

Di là dall’impegno organizzativo, l’esperienza dell’Hajj solleva interrogativi più ampi sul rapporto tra viaggi di massa e salute. In altri contesti estivi, pediatri parlano di un «calo immunitario da vacanza» per i più piccoli, ma il principio vale, su scala diversa, anche per gli adulti. Al ritorno, fatica, tosse, disturbi gastrointestinali e disidratazione sono sintomi comuni che richiedono un controllo medico, come sottolineano le guide sanitarie pubblicate in Bangladesh. Riposo, idratazione e una visita post-viaggio sono raccomandazioni che, dopo l’Hajj, assumono un valore non solo clinico ma anche preventivo.

La riduzione dei malati registrata quest’anno rappresenta un passo avanti significativo, ma mette anche in luce la necessità di un approccio integrato: prevenzione prima della partenza, assistenza durante i riti e monitoraggio al ritorno. Se questo modello si consoliderà, potrà offrire spunti anche per altri grandi eventi religiosi e civili, dove la salute dei partecipanti resta una variabile tanto decisiva quanto difficile da governare.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa sud-est asiaticaStampa indiana e sudasiatica
Stampa sud-est asiaticapragmatismodistacco

I media mettono in luce il calo dei pellegrini malati in questa stagione dell'Hajj, attribuendolo alle verifiche sanitarie più rigorose. Rilevano il grande entusiasmo dei fedeli per la preghiera del venerdì nonostante la sospensione del bus, e offrono indicazioni pratiche sul recupero fisico dopo l'Hajj e sulla custodia dei passaporti per un rientro sereno.

Stampa indiana e sudasiaticaallarmeurgenzapaternalismo

La copertura mette in guardia dall'impatto dei viaggi sulla salute, presentando il post-Hajj come un caso di calo immunitario tipico delle vacanze. Invita i pellegrini a sottoporsi a controlli medici per identificare infezioni, gestire la stanchezza e prevenire complicazioni, sottolineando la necessità di una vigilanza sanitaria al rientro.

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