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Perdita d’aria sulla ISS: allarme evacuazione rientrato dopo due ore

Una fuga nel modulo Zvezda ha imposto precauzioni straordinarie, con cinque astronauti rifugiati nella capsula Dragon. L’episodio rilancia i dubbi sulla tenuta della cooperazione spaziale.

Salute e Scienza52 testate4 lingue2 min letturaAgg. 04:16

Venerdì 5 giugno 2026, la Stazione Spaziale Internazionale ha vissuto ore di tensione quando la NASA ha ordinato a cinque astronauti di rifugiarsi nella navetta Crew Dragon pronti a un’eventuale evacuazione. L’allarme, durato circa due ore, è stato causato da una perdita d’aria nel modulo di servizio russo Zvezda, un problema noto da anni ma aggravato nei giorni precedenti. Le fonti ufficiali di Roscosmos hanno minimizzato i rischi, assicurando che la pressione era stabile e che una delle due falle era già stata sigillata con un composto ermetico. Il centro di controllo americano ha invece adottato il massimo livello di cautela, come confermato dalla portavoce Bethany Stevens.

Il segmento russo della ISS, in particolare il tunnel di trasferimento PrK del modulo Zvezda, presenta crepe microscopiche responsabili di perdite intermittenti fin dal 2019. Nonostante ripetuti interventi con sigillanti come il «Germetall-1», il fenomeno non è mai stato risolto in modo definitivo. L’episodio ha riacceso il dibattito sulla sicurezza di un avamposto che ha superato i due decenni di operatività. Secondo analisti vicini a Bruxelles, la presenza a bordo dell’astronauta francese Sophie Adenot ha accentuato l’attenzione europea sulla gestione congiunta delle emergenze, in un contesto di crescenti tensioni geopolitiche.

La reazione internazionale ha mostrato approcci divergenti. Mentre le agenzie russe definivano la situazione «senza pericoli» e sottolineavano la collaborazione tecnica, i media americani riportavano di un disaccordo tra NASA e Roscosmos sulla strategia di riparazione. Da Pechino, osservatori hanno colto l’occasione per sottolineare l’affidabilità della stazione spaziale Tiangong, alternativa autonoma che potrebbe attrarre partner se l’ISS dovesse affrontare limitazioni operative. L’ottica di Mosca ha insistito sulla resilienza del segmento russo, pur ammettendo che le misurazioni proseguiranno prima di nuovi interventi.

Superata l’emergenza, gli astronauti sono tornati alle normali attività, ma l’incidente solleva interrogativi di lungo periodo. L’ISS, frutto di una cooperazione post-Guerra Fredda che ha incluso anche l’Italia tramite l’ESA e l’industria nazionale, si avvia verso la fine della vita operativa prevista per il 2030. Eventi come questo accelerano il dibattito sull’eredità della stazione e sulla transizione verso piattaforme commerciali o nazionali. La tenuta della partnership con la Russia, già messa alla prova dalle crisi terrestri, rimane uno snodo cruciale per il futuro dell’esplorazione spaziale.

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L'agenzia spaziale russa comunica che la perdita d'aria nel modulo Zvezda non rappresenta un pericolo per l'equipaggio né per i sistemi di bordo. I cosmonauti hanno già applicato un sigillante e stanno completando la riparazione, mentre gli astronauti americani sono stati fatti rientrare dopo una breve sosta precauzionale nella capsula Dragon.

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La NASA ha ordinato un temporaneo rifugio nella capsula Dragon a cinque astronauti dopo che una perdita d'aria nel segmento russo si è aggravata, riaccendendo i timori sulla sicurezza della stazione. Dopo circa due ore l'allarme è rientrato e gli astronauti hanno ricevuto il via libera per tornare, ma il dissidio tra le agenzie sulla gravità e le modalità di riparazione delle crepe rimane.

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La perdita d'aria dal modulo russo Zvezda, un problema noto dal 2019, ha richiesto una nuova riparazione e una breve procedura di sicurezza che ha visto gli astronauti rifugiarsi nella capsula Dragon. Gli esperti sottolineano come l'invecchiamento della Stazione Spaziale Internazionale renda queste falle sempre più frequenti, mentre l'equipaggio ha potuto riprendere le normali operazioni dopo poche ore.

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