Brasile, il Senato cancella in 100 secondi le tutele per l’aborto delle minori abusate
Con un voto-lampo, il parlamento brasiliano cancella le tutele per l’aborto delle minori abusate. In Messico, la Corte Suprema rinvia la decisione sui limiti temporali, mentre Città del Messico introduce l’educazione mestruale.

Il Senato brasiliano ha annullato in una seduta durata appena cento secondi la risoluzione 258/2024 del Consiglio nazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che regolava l’assistenza umanitaria e l’accesso all’aborto legale per bambine e adolescenti vittime di violenza sessuale. Il provvedimento, approvato a dicembre 2024, consentiva alle minori di ottenere supporto legale anche in contrasto con i genitori, nei casi di gravidanza da stupro, rischio per la vita o anencefalia fetale. La sua sospensione, promossa da un decreto legislativo della deputata evangelica Chris Tonietto, rappresenta un arretramento grave nella protezione delle fasce più vulnerabili.
La decisione è stata difesa da esponenti della destra, come la senatrice Damares Alves, che ha accusato la risoluzione di ignorare il ruolo delle famiglie. Il Consiglio nazionale ha invece parlato di “sconfitta storica” e “grave regressione”. Il ministro della Salute, Alexandre Padilha, ha cercato di rassicurare: “Il sistema sanitario continuerà a seguire la legge”, ha dichiarato, ricordando che l’aborto resta consentito in circostanze specifiche. Ma senza i protocolli operativi della risoluzione, il diritto rischia di diventare una finzione per migliaia di minori in contesti di abuso domestico o povertà estrema, osservano gli analisti brasiliani.
Il quadro latinoamericano è contraddittorio. In Messico, la Corte Suprema ha rinviato per la seconda volta la discussione sulla costituzionalità della riforma di Aguascalientes, che ha ridotto da dodici a sei settimane il termine per l’interruzione legale. Le attiviste denunciano un vuoto giuridico che penalizza le donne. Al contempo, il Congresso di Città del Messico ha approvato l’inserimento della salute mestruale nei programmi scolastici, con il contributo di specialisti e la formazione del personale docente: un segnale di avanzamento sul fronte dell’educazione riproduttiva, che contrasta con le spinte restrittive.
Dall’Europa, e in particolare dall’Italia — dove la legge 194 è spesso ostacolata dall’obiezione di coscienza — lo sguardo è preoccupato. La cancellazione di norme tecniche, anche in un ordinamento che formalmente mantiene l’aborto legale, mostra con quanta facilità si possano smantellare conquiste civili. I cento secondi di Brasilia sono un monito: la difesa dei diritti richiede vigilanza costante, perché la loro erosione può avvenire nella più assordante delle velocità.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Il Senato brasiliano si è trasformato in complice degli stupratori di bambini, liquidando in pochi secondi una risoluzione che garantiva l'aborto legale e umanizzato alle minorenni vittime di violenza. È un attacco frontale ai diritti conquistati, che condanna bambine e adolescenti a diventare madri contro la loro volontà e alimenta una cultura sistemica di impunità. Il governo promette di rispettare la legge, ma il messaggio politico è chiaro: il corpo delle più vulnerabili resta terreno di scontro per conservatorismi estremi.
Il Congresso brasiliano ha approvato in tempi record una misura che limita l'accesso all'aborto per le minorenni vittime di stupro, ribaltando un regolamento del Consiglio nazionale per i diritti dei bambini. La decisione è stata condannata dagli organismi di tutela come un grave passo indietro, mentre il governo ha ribadito che continuerà a rispettare la legislazione vigente. L'episodio si inserisce in un più ampio dibattito sulla protezione dell'infanzia e sull'accesso all'interruzione di gravidanza in America Latina.
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