La svolta morbida di Trump sull'IA: regole minime e Altman sfida il Congresso
Un ordine esecutivo senza clamore concede al governo la supervisione dei modelli più potenti, mentre l'industria fa pressione per evitare vincoli. L'approccio americano stride con la stretta europea.

In un’inversione inattesa quanto silenziosa, Donald Trump ha firmato martedì scorso un ordine esecutivo che restituisce al governo federale un ruolo, per quanto tenue, nel controllo dell’intelligenza artificiale. Il provvedimento, siglato lontano dai riflettori — un’anomalia per un presidente che ama trasformare ogni firma in uno spettacolo mediatico — consente alle agenzie di sicurezza di esaminare i modelli più avanzati prima del loro rilascio pubblico. La mossa segna una frattura con la precedente linea ultra-deregolatoria, accelerata dal caso Mythos: il sistema sviluppato da Anthropic ha infatti mostrato di saper individuare vulnerabilità in sistemi bancari, governativi e ospedalieri, spingendo la stessa azienda a non diffonderlo. Secondo analisti vicini all’amministrazione, l’ordine esecutivo appare tuttavia come una concessione minima, che offre all’industria tecnologica una patina di responsabilità senza intaccarne la libertà d’azione.
A Washington, il dibattito è tutt’altro che sopito. Negli stessi giorni, il ceo di OpenAI, Sam Altman, ha intrapreso un tour tra i legislatori per scongiurare norme più stringenti: in particolare, la richiesta che gli sviluppatori ottengano un’autorizzazione governativa preventiva. Altman punta invece a potenziare i test volontari condotti dal Dipartimento del Commercio, dove aziende come OpenAI e Anthropic collaborano già con i funzionari federali. L’operazione di lobbying coincide con i preparativi per una quotazione in borsa riservata, segno che la partita regolatoria è cruciale per la valutazione dell’intero settore. L’insistenza sull’autocontrollo riflette una strategia ben nota: incanalare le preoccupazioni pubbliche verso meccanismi di supervisione collaborativi, nella speranza di evitare vincoli stringenti.
Per un osservatore europeo, il contrasto è netto. Mentre Oltreoceano si discute se imporre obblighi di trasparenza, l’Unione europea ha già adottato un articolato impianto legislativo — l’AI Act — che classifica i sistemi in base al rischio e vieta quelli ritenuti inaccettabili. Da Bruxelles si guarda con scetticismo all’approccio statunitense, giudicato troppo accomodante verso i giganti digitali e potenzialmente foriero di una corsa al ribasso nella sicurezza. Eppure, alcune capitali europee temono che un eccesso di rigidità possa emarginare le proprie aziende dalla competizione globale con Stati Uniti e Cina.
La tensione tra innovazione e precauzione è destinata ad acuirsi. L’ordine esecutivo di Trump, poco più di una cornice di soft law, e la resistenza di Altman alle autorizzazioni preventive disegnano un ecosistema in cui il controllo rimane nelle mani dell’industria. In questo scenario, l’Europa rischia di ritrovarsi isolata nella sua ambizione di regolamentare l’IA ex ante, mentre il dibattito globale sulla governance di questa tecnologia si frammenta in approcci inconciliabili. La vera sfida, per entrambe le sponde dell’Atlantico, sarà evitare che l’intelligenza artificiale diventi l’ennesimo terreno di scontro tra standard di civiltà, anziché di cooperazione.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
L'ordine esecutivo sull'IA viene dipinto come un tentativo subdolo di mascherare la debolezza: Trump evita le telecamere perché il testo lo fa apparire arrendevole verso le aziende hi-tech. Altman, dal canto suo, cerca goffamente di allontanarsi dall'enorme mole di lobby che il settore sta riversando sulle elezioni di metà mandato.
Il decreto di Trump garantisce al governo un accesso anticipato ai modelli di IA per motivi di sicurezza, mentre Altman chiederà al Congresso di non imporre autorizzazioni preventive al rilascio di nuovi modelli. La visita del CEO a Washington include incontri con il governo e i legislatori per discutere i test sull'intelligenza artificiale.
La nuova regolamentazione statunitense sull'IA viene osservata con distacco critico: dietro le dichiarazioni di sicurezza si celano interessi industriali e il disperato tentativo di mantenere un primato tecnologico in declino. Altman fa pressione contro ogni vera supervisione pubblica, mentre Washington cerca di blindare il proprio mercato con misure ipocrite che ostacolano la concorrenza globale, dimenticando che la Cina sta sviluppando un ecosistema di governance più stabile e lungimirante.
Questa notizia è apparsa su
6 testate · 3 lingue · finestra 24 ore