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Bolivia: un governo sotto assedio fra dimissioni, blocchi e l’ombra del narcotraffico

Tra dimissioni di ministri e proteste che paralizzano il Paese, Paz invoca l’esercito e denuncia il narcotraffico, mentre la crisi economica morde.

Geopolitica8 testate4 lingue3 min letturaAgg. 10:06

La Bolivia è scivolata in una crisi di proporzioni drammatiche. In poche ore, il presidente Rodrigo Paz ha dovuto incassare le dimissioni del ministro della Difesa, Marcelo Salinas, e di quello dell’Istruzione, Beatriz García, che si aggiungono a quella del titolare del Lavoro della settimana precedente. La mossa è il segnale più vistoso di un esecutivo sotto assedio, paralizzato da oltre un mese di blocchi stradali che hanno già causato dieci morti — sette dei quali deceduti per mancata assistenza medica — e una drammatica penuria di cibo, carburanti e medicinali. Per affrontare l’emergenza, Paz ha nominato Ernesto Justiniano nuovo ministro della Difesa e ha inviato al Congresso un disegno di legge per regolamentare gli stati di eccezione, rafforzando il ruolo delle forze armate nei conflitti interni.

Le proteste, nate da una gravissima scarsità di dollari e di carburante, sono esplose in una rabbia sociale alimentata dalla prima recessione dal 2020 (il Pil è calato dell’1,58% nel 2025) e dall’inflazione più alta in quasi quarant’anni. A La Paz, file interminabili per comprare un pollo raccontano la disperazione quotidiana: “Se fossi in lui, farei le valigie e me ne andrei”, ha dichiarato una cittadina all’Afp. Il malessere, tuttavia, ha radici più profonde della congiuntura economica: il centrodestra al potere deve fare i conti con una frammentazione politica e con l’eredità di anni di instabilità istituzionale, in un Paese che dal 2019 non ha più conosciuto un equilibrio duraturo.

Paz ha scelto una linea dura, definendo la situazione “la battaglia di tutte le battaglie” e accusando apertamente il narcotraffico di finanziare le mobilitazioni. Durante la cerimonia di giuramento del nuovo ministro, ha denunciato che “portatori di risorse economiche” provenienti dalle regioni di produzione della coca sono stati fermati mentre si dirigevano a sostenere le proteste. Una narrativa che trova eco a Buenos Aires e a Brasilia, dove si guarda con preoccupazione a un focolaio di instabilità proprio mentre il continente cerca di attrarre investimenti per la transizione energetica. La Bolivia, del resto, detiene le maggiori riserve mondiali di litio, la cui estrazione è ora messa a rischio dai disordini.

Dall’Europa, e in particolare da un’Italia che ha visto crescere l’interesse per le materie prime sudamericane dopo la guerra in Ucraina, si osserva con apprensione. Analisti vicini alle istituzioni comunitarie temono che la crisi boliviana possa innescare nuove ondate migratorie e destabilizzare ulteriormente la regione andina, già segnata dalla fragilità di Perù ed Ecuador. Mosca, per parte sua, ha ripreso la notizia con toni notarili, limitandosi a riferire le nomine e le possibili ristrutturazioni di governo, senza offrire letture geopolitiche: un disinteresse che è, di per sé, un segnale di una sfera d’influenza limitata.

Se il progetto di legge sugli stati di eccezione dovesse passare, Paz otterrebbe poteri straordinari per impiegare l’esercito contro i blocchi. Ma la vera sfida sarà ricostruire una legittimità politica ormai erosa: il dialogo nazionale promesso dal presidente appare debole di fronte a una piazza che non ha una regia unitaria ma che, giorno dopo giorno, continua a chiedere le sue dimissioni.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa latinoamericana · mercatoStampa africana subsahariana · anglofonaStampa russa e CSI · stato
Stampa latinoamericana/ mercatoallarmeurgenza

La Bolivia è nel caos: dopo un mese di blocchi stradali, la crisi sociale si aggrava con dimissioni di ministri, code per il cibo e accuse di collusioni tra narcotraffico e proteste. Il presidente Paz cerca di rafforzare l'esercito per sgombrare le strade, denunciando una 'battaglia delle battaglie' contro le forze che impediscono il cambiamento.

Stampa africana subsahariana/ anglofonadistaccoironia

Un presidente boliviano sotto assedio si affida ai militari per gestire le proteste che lo vogliono fuori dal palazzo. Con la gente in fila per ore per comprare un pollo, la cronaca suggerisce che sarebbe forse meglio fare le valigie e andarsene.

Stampa russa e CSI/ statodistaccopragmatismo

In Bolivia, il presidente ha nominato un nuovo ministro della Difesa dopo le dimissioni del precedente, mentre proseguono le proteste di massa. La notizia si limita a registrare il fatto senza ulteriori commenti.

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