Albania, il resort di Kushner infiamma le proteste: governo minimizza, indagini in corso
Mentre il premier Edi Rama liquida come «isteria» la copertura mediatica, migliaia di cittadini scendono in piazza contro il progetto turistico legato al genero di Trump, che minaccia l’area protetta di Vjosa-Narta e l’isola di Sazan.

In Albania, il progetto di un resort di lusso legato a Jared Kushner, genero dell’ex presidente Trump, ha scatenato una mobilitazione popolare di proporzioni insolite per il piccolo paese balcanico. Migliaia di manifestanti hanno sfilato a Tirana e in altre città, brandendo fenicotteri rosa gonfiabili, simbolo della fauna minacciata nell’area protetta di Vjosa-Narta. Il primo ministro Edi Rama ha tuttavia minimizzato, definendo «isteria» l’attenzione dei media internazionali e condividendo un video su X che mostrava – a suo dire – una partecipazione di sole 2.000 persone, mai oltre le 8.000. Le immagini raccontate dalla stampa statunitense, invece, mostrano scontri con la polizia e idranti, e cori come «l’Albania non è in vendita».
Il piano, portato avanti dalla Affinity Partners – società di investimento con sedi negli Emirati e a Miami, di cui Kushner è amministratore delegato e che coinvolge anche l’ex ministro messicano Luis Videgaray – prevede la realizzazione di strutture ricettive di alto livello sull’isola disabitata di Sazan, ex base militare comunista, e nell’ecosistema costiero di Vjosa-Narta, zona umida protetta che ospita fenicotteri, tartarughe marine e numerose specie a rischio. Secondo le stime, l’investimento raggiungerebbe i 4,7 miliardi di dollari, anche se altre fonti parlano di 1,6 miliardi. Il governo di Tirana sostiene la trasformazione in meta di turismo d’élite, promettendo posti di lavoro e sviluppo, ma gli ambientalisti temono danni irreversibili.
A rendere più tesa la situazione, la procura speciale anticorruzione albanese (SPAK) ha aperto un’inchiesta sul progetto, riferiscono i media messicani che citano il Times of Israel. L’indagine aggiunge un’ombra di sospetto su un’operazione già contestata per la sua vicinanza alla famiglia Trump. Intanto, la protesta assume forme creative: la nuotatrice albanese-australiana Eva Buzo ha compiuto a nuoto i 15 chilometri che circondano l’isola contesa, mentre centinaia di manifestanti hanno invaso la riserva con striscioni «Giù le mani da Vjosa-Narta», come documentato dalla stampa italiana.
La vicenda si carica di implicazioni che superano i confini albanesi. Per un paese candidato all’adesione all’Unione Europea, il peso di un investimento legato a figure trumpiane solleva interrogativi a Bruxelles sulla direzione dello sviluppo economico e sul rispetto dei vincoli ambientali comunitari. L’Italia, che condivide l’Adriatico e le rotte migratorie di fenicotteri e tartarughe, osserva con crescente preoccupazione il possibile impatto su un patrimonio naturale già fragile. Se Rama continua a sminuire le dimensioni del dissenso, il moltiplicarsi dell’attivismo e l’intervento della magistratura lasciano presagire un lungo conflitto tra interessi economici e tutela dell’ambiente.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Il premier albanese respinge le accuse definendo 'isterica' la copertura mediatica internazionale e diffonde un video che mostrerebbe una folla di soli duemila persone, la più esigua finora. Sostiene che le proteste siano state gonfiate ad arte e difende il progetto come un investimento di lusso indispensabile per l'economia del paese, ridimensionando gli oppositori a rumorosa minoranza.
L'Albania è scossa da imponenti proteste popolari contro un progetto attribuito alla famiglia Trump e previsto all'interno di una riserva naturale. Le manifestazioni di massa esprimono un rifiuto netto di quella che viene percepita come un'aggressione straniera al patrimonio ambientale e alla sovranità del paese, con una mobilitazione crescente.
In Albania è in corso una rivolta contro la cattura dell'isola di Sazan da parte di Affinity Partners, società di Jared Kushner e di Luis Videgaray, legata a oscuri interessi stranieri. Il progetto viene dipinto come un’accaparramento neocoloniale che rievoca manovre di élite khazare, trasformando la resistenza popolare in una battaglia per la sovranità nazionale contro i predoni finanziari globali.
Proseguono in Albania le proteste contro il maxi-resort di lusso promosso dal genero di Trump nella zona protetta di Vjosa-Narta. Poche centinaia di manifestanti sventolano cartelli con la scritta 'Giù le mani da Vjosa-Narta', mantenendo viva la vertenza senza toni allarmistici. La cronaca registra l'opposizione locale, ma adotta un tono distaccato che non amplifica il conflitto.
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