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venerdì 12 giugno 2026 · Edizione delle 20:00 CET

Abissi, ghiacci e spiagge: il pianeta racconta le sue ferite e meraviglie

Un goblin shark filmato vivo per la prima volta, una balena con un arpione ottocentesco, delfini morti e un fossile scoperto da un bambino: storie di natura che interrogano la nostra epoca.

Salute e Scienza9 testate3 lingue4 min letturaAgg. 20:50

Per la prima volta da quando la scienza lo conosce, il goblin shark – lo squalo folletto, creatura degli abissi dall’aspetto preistorico – è stato osservato vivo nel suo habitat naturale, a migliaia di metri di profondità nella Fossa di Tonga, nel Pacifico meridionale. Il biologo marino Alan Jamieson aveva perso la speranza di incontrarlo, dopo oltre un secolo di avvistamenti limitati a esemplari morti catturati accidentalmente. Le immagini raccolte con una telecamera telecomandata hanno restituito al mondo un’icona degli oceani profondi, mentre colleghi nelle Hawaii confermavano un secondo avvistamento indipendente. È un evento che ridefinisce i confini dell’esplorazione subacquea e ricorda quanto poco conosciamo ancora delle zone più remote del pianeta.

Non tutte le storie che emergono dalle acque portano meraviglia. Nelle gelide acque dell’Alaska, una balena della Groenlandia catturata nel 2007 recava conficcato un arpione esplosivo brevettato tra il 1885 e il 1895: l’animale aveva almeno 115 anni, confermandosi il mammifero più longevo della Terra. Sul versante atlantico, un giovane esemplare di balena franca nordatlantica – specie con meno di 400 individui – è stato avvistato due volte nel Golfo di San Lorenzo con lenze e reti impigliate al corpo; il maltempo ha impedito l’aggancio di un localizzatore satellitare, rinviando il tentativo di liberazione. Più a nord, a Terranova, una megattera morta è spiaggiata avvolta in una cima, mentre le autorità locali discutono se trainarla al largo o smembrarla per una discarica. In Australia, ad Adelaide, la carcassa del delfino Zoom – maschio carismatico soprannominato “stud muffin” – è l’ultima di una serie di spiaggiamenti che preoccupano i biologi, in attesa degli esiti delle necroscopie. Sono frammenti di un unico racconto: la pressione crescente delle attività umane sugli ecosistemi marini, dalle reti fantasma all’inquinamento, che anche il Mediterraneo conosce bene.

La terraferma restituisce enigmi di altro genere. Nello Stato di Washington, resti umani dentro un sacco a pelo, scoperti nel 2000 in un’area remota del Parco Nazionale Olimpico, hanno ricevuto un nome solo dopo ventisei anni: Joseph Louis Serrao Jr., identificato grazie alla genealogia genetica forense. La causa e l’epoca della morte restano ignote, ma la tecnologia del DNA ha aperto una breccia in un caso che sembrava archiviato per sempre. In Kansas, un ragazzo di undici anni, Corbin Bullard, durante un’escursione didattica ha portato alla luce le ossa di un Tylosaurus, rettile marino di 15 piedi vissuto 85 milioni di anni fa: un fossile che ha già orientato la sua vocazione verso la paleontologia. Il passato, remoto o recente, affiora con la stessa imprevedibilità con cui la natura sorprende.

Ci sono poi gesti che misurano la nostra capacità di cura. Dall’Isola del Principe Edoardo, in Canada, una donna malata di SLA realizzerà il sogno di vedere gli iceberg al largo di Terranova grazie a un camper accessibile trovato dopo una ricerca disperata. Sulla spiaggia di St Ives, in Cornovaglia, un uomo ha invece preso a pugni un gabbiano reale che gli aveva sottratto del cibo, riducendolo in stato di shock; la polizia britannica ha aperto un’indagine per rintracciarlo. Due reazioni opposte – la tenacia dell’affetto familiare e l’esplosione di violenza effimera – che raccontano il nostro rapporto schizofrenico con le altre specie.

Queste cronache, lette insieme, compongono un mosaico che supera la semplice giustapposizione di notizie. Dall’abisso alla banchisa, dal fossile al cold case, emerge una verità scomoda ma anche piena di possibilità: la natura non ha smesso di parlarci, e la nostra risposta oscilla tra meraviglia, negligenza e, talvolta, redenzione. Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, il messaggio è chiaro: investire in ricerca oceanografica, rafforzare la protezione dei cetacei nel Santuario Pelagos e adottare tecnologie forensi all’avanguardia non è solo dovere etico, ma l’unica via per continuare a decifrare un pianeta che non smette di sorprenderci.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa atlantica / anglosferaStampa indiana e sudasiaticaStampa latinoamericana
Stampa atlantica / anglosferapragmatismodistacco

Il blocco atlantico copre una serie di storie marine con tono fattuale, a volte preoccupato per l'impatto umano, ma mantenendo un approccio distaccato e descrittivo. Le notizie spaziano da scoperte scientifiche a incidenti ambientali, senza enfasi emotiva eccessiva.

Stampa indiana e sudasiaticatrionfoscetticismo

Il blocco indiano sottolinea la grandiosità delle scoperte marine profonde e storie ispiratrici di giovani cacciatori di fossili, celebrando i successi scientifici con un tono trionfale ma anche una punta di scetticismo verso le narrazioni troppo entusiastiche.

Stampa latinoamericanadistaccopragmatismo

Il blocco latinoamericano presenta una prospettiva storica sulla longevità delle balene, concentrandosi sull'età dell'animale e sull'arma ottocentesca incastonata nel suo corpo, con un approccio distaccato e pragmatico.

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Prothom Alo12 giu, 18:22
El Cronista12 giu, 19:23
The Sydney Morning Herald12 giu, 17:24
Australian Broadcasting Corporation (ABC)12 giu, 12:46
SaltWire Network12 giu, 17:24
The Independent12 giu, 11:44
Newsweek12 giu, 11:45
CBS News12 giu, 17:23