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venerdì 12 giugno 2026 · Edizione delle 20:00 CET

Tinubu: «Democrazia senza sicurezza è un miraggio», ma le proteste infiammano Lagos

Il presidente nigeriano rivendica successi militari e riforme economiche, mentre l'opposizione e la società civile denunciano il divario tra promesse e realtà. Le manifestazioni per l'insicurezza e il carovita segnano la Giornata della Democrazia.

Geopolitica8 testate2 lingue3 min letturaAgg. 20:43

Nel suo discorso per la Giornata della Democrazia, il presidente nigeriano Bola Tinubu ha lanciato un ultimatum ai gruppi armati: «Arrendetevi o affrontate la piena forza dello Stato». Un messaggio che arriva mentre il Paese è scosso da rapimenti di massa di scolari e da una crisi economica persistente. Tinubu ha rivendicato l'uccisione di oltre 13.000 terroristi nell'ultimo anno e la resa di 124.000 combattenti con le loro famiglie attraverso l'Operazione Safe Corridor, sottolineando un calo dell'81% delle morti legate al terrorismo dal 2015. Ha inoltre annunciato il reclutamento di 50.000 nuovi agenti di polizia e l'approvazione di una legge per la creazione di polizie statali, una riforma considerata cruciale per affrontare le diverse crisi di sicurezza che affliggono il nord e il centro del Paese. «La democrazia senza sicurezza è un miraggio», ha dichiarato, riconoscendo che i rapimenti di bambini negli Stati di Oyo e Borno hanno «smorzato» l'atmosfera delle celebrazioni.

Proprio la sorte degli studenti rapiti ha infiammato le proteste. A Lagos, una coalizione guidata dall'avvocato Femi Falana si è radunata sotto il ponte di Ikeja per denunciare l'insicurezza e il carovita, scontrandosi con contromanifestanti e richiedendo l'intervento della polizia. Falana ha esortato il governo a liberare immediatamente i bambini e gli insegnanti ancora prigionieri, descrivendo la loro sofferenza come intollerabile. Il governatore dell'Oyo, Seyi Makinde, ha confermato che i 46 rapiti si trovano ancora nel corridoio del Parco Nazionale di Old Oyo, mentre proseguono le ricerche. Secondo fonti locali, la protesta era parte di una mobilitazione nazionale che ha unito sindacati, gruppi giovanili e organizzazioni religiose, segno di un malessere diffuso che va oltre la cronaca dei sequestri.

Sul fronte economico, Tinubu ha difeso le riforme strutturali avviate dal 2023, sostenendo che hanno ripristinato credibilità e stabilità, aumentato le entrate federali e ridotto le perdite fiscali. Ha citato una crescita del 21% delle esportazioni non petrolifere e la certificazione di oltre mille piccole imprese per l'export. Ai giovani nigeriani, tentati dall'emigrazione di massa – il fenomeno noto come «japa» – ha rivolto un appello accorato: «Costruite qui, programmate qui, lavorate qui, votate qui. Ogni grande nazione è stata edificata da chi è rimasto a risolvere i problemi, non da chi ha abbandonato la nave». Ma l'opposizione ha bollato il discorso come l'ennesima promessa vuota. L'ex vicepresidente Atiku Abubakar ha invitato i cittadini a respingere il malgoverno e l'intimidazione politica, mentre il partito ADC ha parlato di «un comizio elettorale mascherato da discorso presidenziale». L'ex senatore Dino Melaye ha chiesto le dimissioni del presidente, accusandolo di essere scollegato dalla realtà.

La giornata ha offerto anche gesti simbolici: Tinubu ha conferito onorificenze nazionali a cinquanta figure della lotta per la democrazia, tra cui giornalisti e militari che si opposero alla dittatura. E ha esortato le istituzioni – parlamento, magistratura, stampa e società civile – a criticarlo pure, ma «non smettete mai di credere nella Nigeria». L'alto commissario britannico ha auspicato elezioni credibili e pacifiche nel 2027, mentre la Commissione nazionale per i diritti umani ha chiesto trasparenza alla commissione elettorale. L'ex presidente del Senato Bukola Saraki ha messo in guardia contro un parlamento debole, definendolo il «muro portante» della democrazia. A trentatré anni dall'annullamento delle elezioni del 12 giugno 1993, la Nigeria si trova ancora a fare i conti con un percorso democratico fragile, sospeso tra la retorica della resilienza e le urgenze di una popolazione che chiede sicurezza e dignità.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa africana subsahariana · anglofonaStampa atlantica / anglosfera · sicurezzaStampa cinese · statoStampa russa e CSI · stato
Stampa africana subsahariana/ anglofonapragmatismoscetticismourgenza

La stampa locale riferisce il discorso del presidente Tinubu per la Giornata della Democrazia, sottolineando le sue affermazioni sulla sicurezza, l'appello ai giovani affinché restino e costruiscano il paese, e il riconoscimento delle difficoltà economiche. Mentre alcune voci lodano la retorica, altre osservano che i dividendi democratici devono essere tangibili. Il racconto bilancia l'ottimismo ufficiale con un cauto scetticismo sull'attuazione.

Stampa atlantica / anglosfera/ sicurezzaallarmescetticismopaternalismo

I media occidentali si concentrano sulla crescente crisi di sicurezza in Nigeria e sulla dichiarazione non verificata del presidente di 13.000 militanti uccisi. Inquadrano l'emigrazione di massa dei giovani nigeriani come un voto di sfiducia e trattano il discorso come un misto di parole dure e suppliche che potrebbero non affrontare le cause profonde. Il tono è scettico, con preoccupazione per la stabilità regionale e le ricadute migratorie.

Stampa cinese/ statopragmatismodistacco

I media cinesi presentano il discorso come il progetto di un leader responsabile per la stabilità e lo sviluppo nazionale. Sottolineano i successi del governo nella lotta al terrorismo, i progetti infrastrutturali che collegano i produttori ai mercati e l'appello ai giovani affinché contribuiscano in patria. L'inquadramento è pragmatico, evidenzia soluzioni guidate dallo Stato e una pianificazione a lungo termine, senza approfondire le critiche interne.

Stampa russa e CSI/ statotrionfopragmatismo

I media russi ritraggono il presidente Tinubu come un leader deciso che ha eliminato oltre 13.000 terroristi e sta ripristinando l'ordine. Inquadrano il suo avvertimento ai gruppi armati e l'appello ai giovani come segni di uno Stato sovrano che riafferma il controllo. La narrazione celebra i successi nella sicurezza e posiziona la Nigeria come un partner che resiste alla destabilizzazione esterna.

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