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Tienanmen, 37 anni dopo: le voci di Taipei e Washington per rompere il muro di silenzio

Nel trentasettesimo anniversario della strage di Piazza Tienanmen, il presidente taiwanese Lai Ching-te e il segretario di Stato americano Marco Rubio chiedono a Pechino di fare i conti con la repressione del 1989.

Geopolitica7 testate5 lingue2 min letturaAgg. 10:11

Nel trentasettesimo anniversario della repressione di piazza Tienanmen, due voci istituzionali hanno rotto il silenzio imposto da Pechino su una delle pagine più sanguinose della Cina contemporanea. Da Taipei, il presidente della Repubblica di Cina (Taiwan) Lai Ching-te ha esortato Pechino ad “affrontare l’incidente del 4 giugno”, riconoscendo la verità e aprendo un dialogo di riconciliazione. Contemporaneamente, da Washington, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha reso omaggio alle vittime, promettendo che un giorno otterranno giustizia.

Lai, in un post su Facebook, ha ricordato come il 4 giugno 1989 migliaia di giovani cinesi furono “falciati e schiacciati dalle truppe e dai carri armati nelle strade di Pechino, in piazza Tienanmen e in tutta la Cina”. Ha aggiunto che “una nazione veramente grande non dovrebbe riporre la propria fede nella potenza militare o nella ricerca della forza, ma dovrebbe abbracciare voci diverse, proteggere il diritto del popolo a perseguire i propri sogni e avere il coraggio di affrontare le ferite della propria storia”. Un messaggio che, dalla prospettiva di Taipei, mira a marcare la distanza tra il modello democratico dell’isola e l’autoritarismo continentale, in un momento di rinnovata tensione nello Stretto.

Da Washington, Rubio ha firmato una nota in cui condanna l’ordine dato dal Partito comunista cinese alle proprie truppe di attaccare migliaia di manifestanti pacifici. “Nessuna censura, per quanto massiccia, potrà mai cancellare il passato”, ha scritto, sottolineando che studenti, lavoratori e altri civili persero la vita esercitando i loro diritti naturali e chiedendo riforme democratiche e responsabilità per la corruzione. La dichiarazione americana si inserisce in una lunga tradizione di condanna bipartisan che tuttavia, negli ultimi anni, si è confrontata con le esigenze del disaccoppiamento economico e della cooperazione selettiva con Pechino.

Le commemorazioni pubbliche della strage sono ormai da anni appannaggio delle comunità cinesi all’estero e di capitali come Taipei, mentre nella Cina continentale il 4 giugno resta un tabù assoluto, cancellato dalla memoria ufficiale e dai motori di ricerca. Secondo gli analisti europei, le dichiarazioni parallele di Taipei e Washington segnalano un tentativo di mantenere acceso un fronte di pressione sui diritti umani, nonostante il pragmatismo economico che continua a dominare i rapporti con Pechino. Resta da vedere se queste voci riusciranno a scalfire il muro di silenzio eretto dal regime o se rimarranno, come ogni anno, un rito diplomatico senza conseguenze.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa giapponese-coreanaStampa europea continentale · mediterraneaStampa atlantica / anglosfera · progressista
Stampa giapponese-coreanaindignazionepaternalismo

Taiwan esorta Pechino a riconoscere il massacro di Tiananmen di 37 anni fa, chiedendo verità, riconciliazione e dialogo. In Giappone, i media notano che le giovani generazioni cinesi ignorano l'accaduto a causa della censura del Partito comunista, mentre la memoria viene cancellata.

Stampa europea continentale/ mediterraneaindignazioneallarme

In occasione del 37° anniversario, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato che nessuna censura potrà mai cancellare il passato e che i manifestanti pacifici uccisi a Piazza Tienanmen otterranno un giorno giustizia. La stampa continentale riporta il messaggio sottolineando il valore universale della libertà di espressione e di riunione.

Stampa atlantica / anglosfera/ progressistaindignazionevittimismo

La stampa in lingua persiana della sfera atlantica dipinge l'anniversario come il ricordo di un massacro brutale, in cui migliaia di manifestanti pacifici furono colpiti su ordine del Partito comunista cinese. La dichiarazione di Marco Rubio viene accolta come un monito: il sacrificio dei martiri per la libertà non sarà dimenticato e la giustizia prevarrà.

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Voice of America (VOA) Persian4 giu, 03:26
Focus Taiwan4 giu, 09:39
Le Monde4 giu, 05:28
NHK3 giu, 23:24
The Japan Times4 giu, 09:39
Mediaset4 giu, 03:29
Liberty Times4 giu, 03:28