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Scontro Iran-Libano: 'Non siamo noi il nemico', la replica di Teheran ad Aoun

Il ministro degli Esteri iraniano respinge le accuse del presidente libanese, che aveva denunciato l'uso del Paese come 'carta negoziale'. Un botta e risposta che accende nuovi timori sulla stabilità regionale.

Geopolitica6 testate2 lingue3 min letturaAgg. 19:19

Il presidente libanese Joseph Aoun ha scelto la CNN per un messaggio diretto a Teheran: il Libano non sarà più un terreno di scontro né una pedina nelle trattative tra Iran e Stati Uniti. Le sue parole, che invitano Hezbollah a privilegiare la via diplomatica, hanno immediatamente scatenato la reazione iraniana. In un tweet al vetriolo, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha capovolto l'accusa: «Stando alle parole di Aoun, verrebbe da pensare che sia l'Iran ad aver occupato un quinto del Libano, averne sfollato un quarto degli abitanti e bombardarlo ogni giorno». Un richiamo esplicito alle conseguenze dell'offensiva israeliana, che Teheran attribuisce all'incapacità di Beirut di difendere la propria sovranità.

Non meno dura la risposta del portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, che in arabo ha scritto: «Vende chi gli sta accanto e compra chi gli sta contro. Abbandona chi lo ha sostenuto per inseguire chi lo sta strangolando». Una laconica poesia politica che sottintende il tradimento di un'alleanza storica: quella tra la Repubblica islamica e il Partito di Dio, pilastro della resistenza anti-israeliana. Dal punto di vista iraniano, le dichiarazioni di Aoun rappresentano una resa alle pressioni occidentali e un voltafaccia nei confronti di chi per decenni ha garantito la capacità deterrente del Libano.

Secondo analisti vicini a Hezbollah, l'intervista segna un punto di rottura nel delicato equilibrio post-elettorale: Aoun, eletto con un compromesso tra le forze politiche, si trova a dover mediare tra le richieste della comunità internazionale — che esige il disarmo delle milizie — e il radicamento del movimento sciita. Fonti libanesi sottolineano come il presidente abbia voluto lanciare un segnale di autonomia, consapevole che il sostegno popolare alla guerra sta scemando e che la ricostruzione richiederà aiuti occidentali.

L'impatto sull'Europa e sull'Italia è diretto. Roma guida la missione UNIFIL nel sud del Libano, dove il cessate il fuoco resta fragile. Un'escalation retorica tra Beirut e Teheran rischia di compromettere il ruolo di peacekeeping e di alimentare nuove tensioni in un'area già segnata dalla crisi siriana e dalla guerra a Gaza. Diplomazie europee seguono con preoccupazione, memori di come l'uso di procure regionali possa innescare conflitti a catena.

Lo scambio di accuse non chiude però la porta ai negoziati. Araghchi ricorda che «se il Libano fosse stato una carta negoziale, avremmo raggiunto un accordo molto tempo fa». Una frase ambigua, che da un lato nega la strumentalizzazione, dall'altro suggerisce che un'intesa con Washington sarebbe possibile se non ostacolata da attori locali. Aoun, dal canto suo, sa che senza il consenso di Hezbollah nessuna soluzione diplomatica potrà reggere. Il vero banco di prova sarà quindi la capacità dello Stato libanese di riaffermare il monopolio della forza, un processo che richiederà garanzie a tutte le parti in causa.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Il responsabile della diplomazia iraniana ha replicato con durezza al presidente libanese, osservando che stando alle sue parole sembrerebbe che Teheran abbia occupato un quinto del Libano, sfollato un quarto della popolazione e che bombardi il paese ogni giorno. Se Beirut fosse una moneta di scambio nelle mani dell'Iran, un accordo sarebbe stato raggiunto molto tempo fa. Ha poi esortato il capo dello Stato a salvare il paese dal vero nemico, cioè Israele.

Stampa del Golfo arabodistaccoscetticismopragmatismo

La risposta del ministro degli Esteri iraniano è giunta dopo che il presidente libanese, in un'intervista esclusiva, aveva accusato Teheran di usare il paese come leva nei negoziati con Washington. Il capo della diplomazia ha sarcasticamente chiesto se, a sentire quelle accuse, non sembrasse l'Iran a occupare territorio libanese, a bombardare e a sfollare. Il botta e risposta mette in luce la profonda distanza tra le due capitali.

Stampa iraniana e affiniindignazioneironiarevanscismo

I massimi dirigenti iraniani hanno attaccato con durezza il presidente libanese per le sue dichiarazioni, accusandolo di abbandonare chi lo ha sostenuto per schierarsi con chi lo ha messo in difficoltà. Il ministero degli Esteri ha sottolineato con sarcasmo che è Israele a occupare un quinto del Libano, a bombardarne le città e a provocare lo sfollamento di un quarto della popolazione. Teheran respinge con forza qualsiasi idea di strumentalizzare Beirut nei negoziati e invita il capo dello Stato a guardare verso il vero nemico.

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