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Nvidia scommette 150 miliardi l’anno su Taiwan, l’isola diventa l’epicentro dell’intelligenza artificiale

Jensen Huang annuncia investimenti annuali quintuplicati e un nuovo quartier generale a Taipei, consacrando il ruolo insostituibile dell’isola nella catena globale dei semiconduttori.

Economia5 testate5 lingue3 min letturaAgg. 13:35

Nel cuore di Taipei, tra le celebrazioni per il progetto del nuovo quartier generale, il ceo di Nvidia Jensen Huang ha tracciato una rotta finanziaria che non ammette ambiguità: la spesa annuale della sua azienda a Taiwan salirà a circa 150 miliardi di dollari, un balzo che da solo riscrive la geografia industriale dell’intelligenza artificiale. Solo quattro o cinque anni fa, ha ricordato lo stesso Huang, Nvidia impegnava sull’isola tra i 10 e i 15 miliardi l’anno, cifra già lievitata a 100 miliardi negli ultimi esercizi. L’annuncio, rimbalzato con rapidità dalle redazioni di Giacarta a Dubai, consolida una traiettoria che molti osservatori asiatici leggono come la risposta più solida alle incertezze geopolitiche che avvolgono lo Stretto.

La scelta temporale non è casuale e la stampa del Sud-est asiatico lo ha rilevato subito: Huang è atterrato a Taipei di ritorno da Pechino, dove aveva incontrato i vertici del governo cinese. Secondo gli analisti di Singapore, la sequenza degli impegni rivela una strategia di equilibrio che punta a rassicurare i partner taiwanesi senza rompere i delicati canali con la Cina continentale. Agli occhi di Bruxelles, l’iniezione di capitali a Taiwan complica il sogno di un’autonomia tecnologica europea: la dipendenza dai chip avanzati prodotti dalla taiwanese TSMC — di cui Nvidia è cliente principe — si fa sempre più stringente, proprio mentre l’Unione cerca di accelerare il Chips Act e di attrarre nuovi impianti sul proprio suolo.

Huang ha descritto Taiwan come “l’epicentro della rivoluzione dell’AI”, elencando le tecnologie che prendono forma sull’isola: i semiconduttori più sofisticati, i sistemi di packaging avanzato e i supercomputer che addestrano i modelli di linguaggio. La nuova sede, il cui scavo partirà quest’anno per entrare in funzione entro il 2030, sarà il simbolo fisico di una centralità che secondo il fondatore di Nvidia non verrà scalfita per un decennio almeno. Dai circoli industriali di Tokyo si fa notare che nel progetto sono coinvolti anche giganti come Foxconn, creando un ecosistema che salda manifattura e ricerca in un nodo difficilmente replicabile altrove.

Oltre i numeri, l’operazione rafforza la percezione che la rivoluzione dell’intelligenza artificiale abbia già eletto la sua capitale produttiva. Lo hanno colto le testate mediorientali, che hanno rimarcato il parallelo tra i 150 miliardi annunciati e la capitalizzazione di Nvidia, ormai prossima ai cinquemila miliardi di dollari: un’enormità che trasforma ogni decisione d’investimento in un atto di politica industriale globale. Roma osserva con crescente attenzione, consapevole che la partita dei microchip condizionerà le filiere dell’automotive, del farmaceutico e della difesa su cui si gioca la capacità competitiva italiana.

Guardando avanti, la scommessa di Huang non riguarda soltanto la capacità di Taiwan di rimanere il crocevia fisico dell’elettronica mondiale. Essa interroga la tenuta delle catene di approvvigionamento in uno scenario di tensioni crescenti: Washington esercita pressioni per delocalizzare parte della produzione, mentre Pechino non rinuncia alla retorica della riunificazione. Che Nvidia abbia deciso di raddoppiare la scommessa sull’isola significa che, almeno per il colosso di Santa Clara, il rischio geopolitico è ampiamente compensato dall’insostituibilità tecnica di un ecosistema che, come ha ammesso lo stesso Huang, «è al centro di quasi tutto ciò che facciamo».

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CNN Indonesia27 mag, 08:19
Sky News Arabia27 mag, 08:16