Crisi a Londra: il ministro della Difesa si dimette, Starmer annuncia che non si ritirerà
John Healey si dimette denunciando l'insufficienza del bilancio militare. Starmer nomina Dan Jarvis, ex ufficiale del SAS, e giura di resistere a qualsiasi sfida interna. La crisi apre scenari di instabilità per il governo laburista.

La crisi che scuote il governo britannico ha raggiunto giovedì un punto di non ritorno con le dimissioni del ministro della Difesa John Healey, seguite da quelle del suo vice Al Carns. Healey ha accusato il primo ministro Keir Starmer e il Tesoro di non aver stanziato le risorse necessarie per garantire la sicurezza del Paese in un momento di minacce crescenti. Starmer ha immediatamente nominato Dan Jarvis, deputato ed ex ufficiale del Reggimento Paracadutisti con esperienza in Kosovo, Iraq e Afghanistan, già sottosegretario alla Sicurezza nazionale. Il premier ha respinto le critiche, dichiarando che la difesa resta la sua priorità assoluta e che non intende dimettersi: «Se ci sarà una sfida per la leadership, combatterò», ha affermato in un'intervista alla BBC.
Al centro della frattura c'è il bilancio della difesa. Healey, nella sua lettera di dimissioni, ha scritto che il governo «non è stato in grado, e il Tesoro non ha voluto, impegnare le risorse di cui la nazione ha bisogno». Secondo fonti americane, le dimissioni rappresentano un duro colpo per l'alleato chiave di Washington alla vigilia del vertice atlantico di luglio. Da Bruxelles, gli analisti osservano che la vicenda mette a nudo le difficoltà di molti governi europei nel conciliare rigore fiscale e impegni di sicurezza, un dilemma che tocca da vicino anche l'Italia, alle prese con il dibattito sul raggiungimento del 2% del PIL per la difesa.
La stampa tedesca è impietosa: la Frankfurter Allgemeine Zeitung sentenzia che i giorni di Starmer sono contati, paragonando la sua sorte a quella di Margaret Thatcher, Boris Johnson e Liz Truss, tutti travolti da dimissioni a catena. Da Mosca, l'agenzia Vedomosti riporta con distacco la nuova dichiarazione di Starmer sul rifiuto di lasciare, sottolineando la crisi politica in corso. L'ottica di Pechino, attraverso il South China Morning Post, si concentra sulla perdita di autorità del premier. In Italia, il Giornale e Lettera43 sottolineano la gravità dell'attacco e il profilo rassicurante del nuovo ministro.
Sul fronte interno laburista, la situazione potrebbe precipitare dopo l'elezione suppletiva di Makerfield della prossima settimana. Secondo indiscrezioni raccolte dall'Independent, il sindaco della Greater Manchester Andy Burnham sta già preparando la sua squadra per Downing Street, forte di sondaggi interni che lo darebbero in grado di umiliare Reform UK e di lanciare una sfida per la leadership. Starmer ha avvertito che chiunque volesse sostituirlo si troverebbe ad affrontare gli stessi vincoli finanziari, ma la prospettiva di un'ondata di dimissioni ministeriali potrebbe rendere insostenibile la sua posizione.
La crisi britannica ha implicazioni che vanno oltre Westminster. Un Regno Unito politicamente instabile e diviso sulla spesa militare rischia di indebolire il pilastro europeo della NATO proprio mentre l'alleanza cerca di rafforzare il fianco orientale. Per l'Italia, che con il governo Meloni ha ribadito l'impegno ad aumentare il bilancio della difesa, l'eventuale paralisi di Londra potrebbe complicare il coordinamento transatlantico e rallentare i programmi di cooperazione industriale nel settore della sicurezza. Se Starmer dovesse cadere, si aprirebbe una fase di incertezza che potrebbe condurre a elezioni anticipate, con conseguenze imprevedibili per l'intera architettura di sicurezza europea.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Il blocco inquadra le dimissioni come un duro colpo alla credibilità del governo in materia di difesa, sottolineando che il ministro si è dimesso per la mancanza di fondi adeguati di fronte alle crescenti minacce russe. Viene riportata la smentita di Starmer di aver perso autorità, ma si suggerisce che l'incidente mina l'impegno del Regno Unito verso i partner NATO. L'attenzione è sulla sicurezza dell'alleanza e sulla necessità di una spesa robusta.
Questo blocco descrive le dimissioni come sintomo di una crisi politica più profonda, con la leadership di Starmer gravemente ferita. Diversi organi di stampa mettono in dubbio quanto possa sopravvivere, usando un linguaggio forte per descrivere il governo come disfunzionale. La narrazione enfatizza l'isolamento del primo ministro, il suo rifiuto di dimettersi e la minaccia incombente di una sfida alla leadership.
Il blocco russo riporta la crisi con tono distaccato, concentrandosi sulle tensioni interne al governo Starmer e sul suo rifiuto di lasciare l'incarico. Cita media occidentali e nota la disputa sulla spesa per la difesa come sfondo. La narrazione implica che il governo britannico sia indebolito, ma si ferma prima di gongolare, presentando la situazione come un ulteriore esempio di instabilità politica occidentale.
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