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venerdì 12 giugno 2026 · Edizione delle 20:00 CET

Mercati paralleli e geopolitica: il peso messicano si rafforza, l’Argentina contiene il divario

Il 12 giugno 2026 il peso beneficia dell’ottimismo per un accordo USA-Iran, mentre a Buenos Aires il dólar blue resta vicino all’ufficiale. L’euro arretra su più fronti.

Economia8 testate2 lingue3 min letturaAgg. 20:44

La giornata valutaria di venerdì 12 giugno 2026 si apre con un duplice movimento: in Messico il peso consolida una striscia di apprezzamento che lo porta a 17,20 unità per dollaro, mentre in Argentina il mercato parallelo mostra una convergenza quasi inedita con il cambio ufficiale. Secondo gli analisti di Città del Messico, la moneta nazionale è sostenuta dalla crescente aspettativa di un’intesa tra Stati Uniti e Iran, evocata dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che ha parlato di un accordo «mai così vicino». Questo clima ha favorito gli asset di rischio, spingendo il peso a cinque sedute consecutive di guadagni, con una volatilità che resta comunque superiore alla media storica.

Sul fronte argentino, il dólar blue si attesta a 1.430 pesos per la compra e 1.450 per la venta, con un divario di appena il 2% rispetto al dólar oficial del Banco Nación, quotato a 1.405/1.455. È un differenziale contenuto, che riflette tanto la strategia di accumulo di riserve della Banca Centrale quanto il progressivo esaurimento della liquidazione agricola che aveva sostenuto l’offerta di divisa nel secondo trimestre. Il dólar MEP, utilizzato per operazioni di borsa, si colloca a 1.454,20/1.455, mentre il contado con liquidación (CCL) raggiunge 1.497,10 e il dólar cripto sfiora i 1.499 pesos. L’euro blue, termometro del mercato informale, quota 1.739,75 per la compra e 1.701,75 per la venta, ben al di sopra dell’euro oficial che il Banco Nación fissa a 1.600/1.700. Il cosiddetto euro tarjeta, applicato ai consumi con carta all’estero, vola a 2.211,89 pesos, segnalando il peso del recargo impositivo.

Osservando l’euro su scala globale, la moneta unica mostra segni di cedimento. Nei confronti del dollaro statunitense, il cambio scivola a 1,1567, con una variazione negativa dello 0,1% sulla seduta e un calo dell’1,36% su base annua. In Messico l’euro viene scambiato a 19,9 pesos, in flessione dello 0,97% rispetto alla chiusura precedente e con una perdita interannuale superiore al 9%. Anche contro il rublo russo (83,737 RUB) e la sterlina britannica (0,8631 GBP) la divisa europea evidenzia una tendenza ribassista, mentre rispetto allo yuan cinese (7,8205 CNY) registra un lieve rimbalzo settimanale che non compensa il -6,4% accumulato in dodici mesi.

Dall’Europa, gli analisti di Bruxelles leggono questa debolezza come il riflesso di un differenziale di crescita che continua a penalizzare l’area euro, in un contesto in cui la Federal Reserve mantiene tassi elevati e la Banca Centrale Europea è costretta a bilanciare stagnazione e inflazione residua. Il quadro messicano, invece, è condizionato dalle scommesse sul nearshoring e dai flussi di investimento legati all’accordo commerciale nordamericano, che rendono il peso particolarmente sensibile alle notizie geopolitiche positive.

Guardando avanti, la tenuta del peso dipenderà dalla concretezza del negoziato con Teheran e dalla capacità di Banxico di gestire la volatilità senza intervenire bruscamente. In Argentina, l’attenzione è rivolta alla dinamica delle riserve e alla possibile riduzione del crawling peg, mentre il mercato parallelo continuerà a funzionare da barometro della fiducia. L’euro, dal canto suo, appare destinato a restare sotto pressione finché non emergeranno segnali più robusti di ripresa industriale nel Vecchio Continente.

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The coverage focuses on detailed exchange rates of the euro, dollar, and other currencies in the local Argentine and Mexican markets, emphasizing daily variations and weekly trends. It is presented as useful information for savers or investors, without political judgment. The approach is purely technical and numerical, reflecting a changing market without alarmism.

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The coverage focuses on the dollar's recovery and the rise of cryptocurrencies, mentioning the ECB rate hike as context. The tone is neutral but slightly optimistic about currency stabilization. Attention is on major global pairs and digital assets, with a short-term perspective.

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