La Francia guida la spinta per nuove sanzioni europee contro i coloni israeliani
Parigi annuncia possibili misure restrittive, europee e nazionali, contro gli autori delle violenze in Cisgiordania, mentre nei campi palestinesi cresce la paura.

Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha annunciato che l'Unione Europea potrebbe adottare nuove sanzioni «nei prossimi giorni» contro coloni israeliani responsabili di violenze ai danni dei palestinesi in Cisgiordania. L'avvertimento, rilanciato da Parigi e confermato da fonti diplomatiche europee, segna un'inedita accelerazione nella pressione occidentale su Israele, mentre si moltiplicano gli episodi di aggressione ai danni delle comunità agricole palestinesi.
Già a maggio, Bruxelles aveva colpito con il congelamento dei beni e il divieto d'ingresso tre persone e quattro entità, accusate di «abusi gravi e sistematici» in un territorio occupato da Israele dal 1967. Le nuove misure rappresenterebbero il terzo pacchetto sanzionatorio a livello europeo, ma il governo francese – che ha assunto un ruolo di primo piano nel coordinamento diplomatico – non esclude di procedere anche con sanzioni nazionali concordate con altri Paesi, scavalcando la necessità di un'unanimità in seno al Consiglio Ue. Secondo fonti vicine ai negoziati, i provvedimenti includerebbero restrizioni sui visti e il blocco dei beni, con liste di persone e organizzazioni potenzialmente diverse da Stato a Stato.
La decisione giunge in un momento di forte tensione. In Cisgiordania, agricoltori palestinesi come Hamad Jazi, del villaggio di As-Sawiyah, raccontano di una corsa contro il tempo per mietere il grano prima che i coloni diano fuoco ai campi. In una sola settimana, nella zona tra Ramallah e Nablus, si sono registrati almeno cinque incendi dolosi. «Non vedevamo una cosa simile da anni, forse decenni», ha commentato lo stesso Barrot, descrivendo l'accelerazione dell'insediamento illegale e della violenza come senza precedenti recenti.
La mossa francese, appoggiata da diverse capitali europee – tra cui si ipotizza anche Roma – cerca di colmare un vuoto decisionale causato dalle divisioni interne all'Unione. L'espansione degli insediamenti, denunciata da più parti come un ostacolo deliberato alla soluzione dei due Stati, sta esacerbando le reazioni occidentali. Resta da vedere se sanzioni mirate possano invertire una dinamica di occupazione e conflitto che le Nazioni Unite condannano da decenni e che episodi come gli incendi dei raccolti rendono sempre meno tollerabile.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
La Francia, tramite il ministro Barrot, annuncia che l'UE sta valutando nuove sanzioni contro i coloni israeliani responsabili di violenze sistematiche in Cisgiordania, dopo le prime misure adottate a maggio. Parigi parla di un'estensione possibile 'nei prossimi giorni' e ribadisce la preoccupazione per l'espansione degli insediamenti illegali. Bruxelles considera l'azione come una risposta proporzionata agli abusi documentati.
Agricoltori palestinesi della Cisgiordania raccolgono in fretta il grano sotto il sole cocente, nel terrore che i coloni israeliani diano fuoco ai loro campi, come già successo più volte. Testimonianze dirette parlano di incendi dolosi recenti nei villaggi tra Ramallah e Nablus. Mentre Parigi annuncia la possibilità di nuove sanzioni contro i coloni violenti, la cronaca dal terreno mette in luce l'angoscia quotidiana e la vulnerabilità delle comunità rurali palestinesi.
La Francia e diversi paesi occidentali stanno preparando sanzioni coordinate contro i coloni israeliani responsabili di violenze in Cisgiordania occupata. L'iniziativa, che prevede congelamento di beni e divieti di viaggio, è vista come una crescente pressione su Tel Aviv, alimentata dall'indignazione per l'espansione degli insediamenti e le aggressioni ai palestinesi. Fonti diplomatiche segnalano che le misure potrebbero essere adottate a breve, rafforzando l'isolamento israeliano sulla scena internazionale.
L'articolo mette in luce la spinta francese a sanzioni coordinate non solo contro singoli coloni ma percepita come una pressione crescente su Israele stesso, con paesi che esprimono rabbia verso il governo Netanyahu per l'espansione degli insediamenti. Si sottolinea la possibilità di un congelamento di beni e divieti di viaggio ancora da definire, che segnano un inasprimento diplomatico in risposta alla violenza in Cisgiordania. Il testo riflette il disagio interno per le ripercussioni internazionali della politica degli insediamenti.
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