Gas, guerra e diplomazia occulta: il caso Qatar-Iran che scuote il Golfo
Il Washington Post rivela presunte intese segrete tra Doha e Teheran per proteggere l’impianto di Ras Laffan. Il Qatar smentisce, ma il retroscena mette a nudo la precarietà degli equilibri energetici globali.

Un’inchiesta del Washington Post ha squarciato il velo sulle manovre sotterranee che i Paesi del Golfo avrebbero condotto per restare fuori dal più vasto conflitto mediorientale degli ultimi vent’anni. Al centro del racconto c’è Ras Laffan, il più grande complesso di gas naturale liquefatto al mondo, che da solo fornisce quasi un quinto del gas planetario e rappresenta un pilastro della sicurezza energetica europea e asiatica. Secondo fonti di intelligence occidentali e mediorientali citate dal quotidiano, nelle prime fasi della guerra il Qatar avrebbe avviato canali riservati con l’Iran, proponendo un accordo inedito: Teheran avrebbe risparmiato l’impianto da attacchi missilistici, e in cambio Doha avrebbe interrotto unilateralmente la produzione, facendo schizzare i prezzi globali per esercitare una pressione economica su Stati Uniti e Israele e abbreviare le ostilità.
La ricostruzione, arricchita da dettagli emersi sulla stampa israeliana, suggerisce che il Qatar abbia spento Ras Laffan già al terzo giorno di guerra, senza però ottenere da Teheran una garanzia esplicita. Si sarebbe creata piuttosto una «intesa tacita», almeno temporanea. L’equilibrio si ruppe il 18 marzo, quando l’Iran colpì con missili il sito qatariota, subito dopo un attacco israeliano al giacimento iraniano di South Pars. L’episodio, oltre a danneggiare contratti miliardari con la Cina e altri acquirenti, trascinò Doha – mediatore chiave tra Washington e la Repubblica Islamica – dentro la spirale del conflitto, offuscando le prospettive di una tregua rapida.
La reazione ufficiale del Qatar non si è fatta attendere. L’Ufficio media internazionale di Doha ha bollato le accuse come «completamente infondate» e «prive di qualsiasi base», sottolineando l’implausibilità di una coordinazione con l’Iran proprio mentre il Paese subiva attacchi missilistici sul proprio territorio. La smentita, rilanciata con forza dalla stampa araba e iraniana, respinge la narrazione del Washington Post come una campagna di disinformazione orchestrata da attori interessati a sabotare gli sforzi diplomatici per porre fine al conflitto. Doha rivendica la chiusura dell’impianto come misura di sicurezza, non come leva geopolitica.
Al di là delle versioni contrapposte, la vicenda illumina la condizione paradossale delle monarchie del Golfo, costrette a bilanciare alleanze strategiche con l’Occidente e una vicinanza geografica e commerciale con l’Iran. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, che dopo l’invasione russa dell’Ucraina ha diversificato le proprie fonti di approvvigionamento puntando con forza sul GNL qatariota, ogni ipotesi di manipolazione dei flussi energetici tocca un nervo scoperto. La prospettiva che un singolo impianto possa diventare pedina di un braccio di ferro regionale conferma quanto la transizione energetica resti esposta a ricatti e incidenti in aree ad alta tensione.
Mentre l’amministrazione Trump denuncia con durezza le narrative di Teheran, gli analisti di Bruxelles osservano con preoccupazione la fragilità della neutralità qatariota. Se Doha, finora percepita come piattaforma di dialogo, dovesse apparire compromessa, l’intera architettura di mediazione che ha permesso tregue e scambi di prigionieri rischierebbe di sgretolarsi. In un Medio Oriente dove le alleanze si ridisegnano a colpi di missile e di gas, la partita per la credibilità è appena cominciata.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
La stampa israeliana riferisce che il Qatar ha negoziato segretamente con l'Iran per proteggere il suo giacimento di gas, offrendo di fermare la produzione per fare pressione su Stati Uniti e Israele. La vicenda è presentata come un tradimento, che mette in luce il doppio gioco del Qatar durante la guerra.
La stampa araba smentisce categoricamente il rapporto del Washington Post, definendolo una campagna di disinformazione. Sottolinea che le decisioni operative del Qatar sono indipendenti e che le accuse sono infondate, evidenziando la vulnerabilità del Qatar agli attacchi iraniani come prova.
I media del Golfo Arabo respingono le accuse, difendendo la chiusura del GNL del Qatar come misura di sicurezza estranea alla politica. Sottolineano che il coordinamento con l'Iran è inverosimile data la posizione difensiva del Qatar e definiscono il rapporto fuorviante.
Questa notizia è apparsa su
5 testate · 4 lingue · finestra 24 ore