Antichi segreti svelati: dall’IA ai tesori d’Egitto, l’archeologia cambia passo
Un manoscritto vaticano decifrato dagli algoritmi guida una stagione di ritrovamenti eccezionali, tra birra sumera, porpora romana e corredi funerari egizi.

Il più recente capitolo dell’archeologia si scrive con gli algoritmi. Nelle profondità della Biblioteca Apostolica Vaticana, un manoscritto di 408 pagine noto come cifrario Borg è rimasto illeggibile per oltre quattro secoli. Grazie a tecniche di apprendimento automatico, un team di ricercatori è riuscito a decodificare i 34 simboli misteriosi e le annotazioni in latino e arabo, svelando un trattato di rimedi contro i «malanni del corpo». La notizia, rimbalzata dalla Russia all’Argentina, segna un punto di svolta: l’intelligenza artificiale non è più solo strumento di analisi, ma chiave per aprire porte rimaste chiuse per millenni.
L’Egitto, da par suo, continua a restituire tesori. A Heliopolis, l’antica città del sole, una missione egiziana ha portato alla luce un corredo funerario quasi intatto: specchi, orecchini probabilmente d’oro, oggetti rituali e cosmetici, i primi del genere nell’area della necropoli di Panhesy. Poco più a sud, nel governatorato di Beni Suef, gli scavi hanno restituito le rovine di un tempio dorico e una testa marmorea di Afrodite, accanto a un cartiglio del faraone Senusret III. Testimonianze che raccontano di una terra crocevia di culti e commerci, dove il sacro si intrecciava con la vita quotidiana.
A spostare lo sguardo verso la mezzaluna fertile è invece una tavoletta cuneiforme di 4.000 anni fa, una sorta di ricevuta per la birra mesopotamica, recentemente digitalizzata dall’Università di Copenaghen. La scoperta getta luce su un’economia della fermentazione già sofisticata, ben prima dell’età classica. In Britannia romana, infine, l’analisi di sepolture infantili a York ha rivelato tessuti tinti con la porpora di Tiro, lo stesso pigmento citato nella Bibbia, simbolo di massimo lusso imperiale. I neonati, avvolti in fili d’oro, appartenevano all’élite: un dettaglio che costringe a ripensare il ruolo sociale dei bambini nell’antica Roma.
Il quadro che emerge è quello di una ricerca sempre più interconnessa e tecnologica. Mentre le missioni locali scavano nella sabbia, i laboratori europei addestrano reti neurali a leggere pergamene carbonizzate. L’ottica di Mosca e del mondo arabo converge su un rinnovato interesse per il patrimonio identitario, mentre gli analisti di Bruxelles vedono nella cooperazione scientifica un possibile ponte culturale. La sfida, ora, è rendere queste scoperte accessibili e comprensibili a un pubblico globale, evitando nuove torri d’avorio digitali.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
La stampa atlantica dà risalto a due scoperte archeologiche: una tavoletta cuneiforme mesopotamica che documenta una transazione di birra di 4000 anni fa e tracce di porpora di Tiro rinvenute in sepolture infantili romane in Inghilterra. Entrambi i reperti vengono presentati come finestre eccezionali sulla vita quotidiana e sulle pratiche di lusso delle antiche civiltà del Vicino Oriente e dell'Europa romana, sottolineando il progresso delle tecniche di analisi scientifica.
I media latinoamericani inquadrano la scoperta come un trionfo dell'intelligenza artificiale che permette di decifrare un manoscritto medievale perduto per secoli nella Biblioteca Vaticana. Si enfatizza il recupero di saperi nascosti — lettere d'amore, complotti e rimedi — che erano stati messi a tacere dal tempo, e si presenta la tecnologia come uno strumento liberatore che restituisce voce alla storia dimenticata.
La stampa russa riferisce del ritrovamento in Egitto di rovine di un tempio dorico e di una testa di statua di Afrodite con il tono distaccato di un dispaccio ufficiale. L'agenzia cita il ministero egiziano del turismo e delle antichità, inquadrando la notizia come uno dei tanti rinvenimenti archeologici nel paese, senza enfasi emotiva o letture geopolitiche.
I media del Golfo arabo esaltano le scoperte archeologiche in Egitto come una serie di cinque tesori, tra cui una rara cache funeraria a Eliopoli con gioielli probabilmente d'oro, annunciata con orgoglio dal ministero egiziano del turismo e delle antichità. La narrazione celebra il successo delle missioni egiziane e il significato di questi ritrovamenti per la comprensione della gloriosa storia faraonica, proiettando un'immagine di continuità culturale e di orgoglio nazionale.
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